Congresso Pd, Elena Gentile: “Ecco perché sosterrò Maurizio Martina”

L’europarlamentare dem si schiera contro quelli che chiama “il sovranismo e plebeismo imperanti”

Mentre le militanti di TowandaDem protestano e lanciano l’hashtag #ilcongressofatevolodasoli per lamentare la presenza di soli uomini candidati alla segreteria del Pd, l’europarlamentare Elena Gentile, da sempre in prima linea per i diritti delle donne, si schiera apertamente dalla parte di Maurizio Martina e scrive una nota accorata.

Eccola.

“Una volta c’erano le sezioni dei Partiti. E insieme ad esse le parrocchie, i corpi intermedi, gli intellettuali, la scienza, i grandi giornali indipendenti e quelli di “area” ma non settari, l’ascensore sociale. E tutto il sistema contribuiva ad alimentare il dibattito pubblico, il confronto spesso aspro e defatigante (ma comunque produttivo). E per quella via, a tenere vive e unite democrazia e società. Poi, da un po’ di anni a questa parte, qualcosa è cominciato a cambiare. Oggi quel mondo non c’è più o si è notevolmente trasformato (non in meglio, dal nostro punto di vista). Non per colpa della globalizzazione, come si tende spesso a banalizzare, ma di un capitalismo che ha cambiato la sua ragione sociale, e della progressiva finanziarizzazione dell’economia mondiale, che stanno producendo decadenza economica e sociale in strati sempre più ampi di popolazione e, in uno, aumento del divario fra chi diventa sempre più ricco (pochi) e chi si impoverisce sempre di più (tanti, compresa molta parte di classe media). Rispetto a tutto questo il pensiero popolare e socialista ha trovato difficoltà ad elaborare risposte adeguate, sostituito dal messaggio semplificatorio della rete (populista, pauperista, e plebeo la sua parte) ma di facilissima comunicazione e difficilissima rimozione. E, del resto, non solo ma si spiega anche così l’apparente arcano che inchioda i sondaggi di Lega e 5 stelle, nonostante le orride prove di governo. Ed anche nella scorciatoia psicologica di tanti e tante, per molta parte costruita a tavolino dall’esterno, in ragione della quale il disagio economico e sociale si traduce nella ricerca di un capro espiatorio, quasi sempre individuato nel Partito Democratico e in Matteo Renzi. Quanto descritto in sintesi estrema, ma c’è anche dell’altro naturalmente, avrebbe dovuto costituire materia di discussione propedeutica e dentro il congresso. Per capire, attesa l’insostituibilità del PD nella difficilissima fase storica attuale, di quale Partito abbiamo bisogno per affrontare il sovranismo e plebeismo dilaganti. A partire da una nuova forma partito, una nuova organizzazione, un nuovo statuto (quello attuale è stato elaborato e concepito in un tempo e con una prospettiva che non ci sono più). Ora, fermo restante la necessità di evitare una contrapposizione frontale, che sarebbe definitivamente letale per un Partito così indebolito, Maurizio Martina sta dimostrando maggiore vicinanza culturale e politica alle esigenze di rinnovamento di cui noi tutti sentiamo l’esigenza. Per questo ne appoggeremo la missione. Nell’auspicio che alla fine ci si ritroverà di nuovo tutti a remare nella medesima direzione, contro il sovranismo e plebeismo imperanti. E per un nuovo modo di concepire il futuro della politica, dell’Italia, e dell’Europa”.