Assistenza socio sanitaria, cambiano regole per le Rsa. “Cittadini ora potranno scegliere dove andare”

Il superamento delle Rssa e la necessità di spingere verso l’alto la qualità dell’assistenza, creano non pochi ostacoli per i piccoli operatori sui territori, finora “competitivi” grazie alle risorse messe in campo dalla Regione dal 2002 in poi

Le modifiche alla legge regionale sulla riorganizzazione delle strutture sanitarie pugliesi per l’assistenza residenziale alle persone non autosufficienti, con l’istituzione delle Rsa ad alta-media e bassa intensità, trova qualche resistenza sui territori. Il superamento delle Rssa (residenze socio sanitarie assistenziali per anziani) e la necessità di spingere verso l’alto la qualità dell’assistenza, creano non pochi ostacoli per i piccoli operatori sui territori, finora “competitivi” grazie alle risorse messe in campo dalla Regione dal 2002 in poi. Così, il provvedimento potrebbe favorire gli operatori più strutturati, coloro i quali hanno fatto maggiori investimenti in risorse umane e materiali.

Le modifiche introdotte nell’ultimo provvedimento regionale, prevedono in particolare la soppressione della previsione delle Rsa a bassa intensità in linea con i rilievi posti dal Ministero della salute, non rientrando queste ultime tra i Lea (Livelli essenziali di assistenza) rimodulati lo scorso anno. Un emendamento presentato da Pendinelli, Congedo, Liviano e Abaterusso prevede che le Rsa autorizzate all’assistenza di persone anziane in età superiore ai 64 anni, entro 90 giorni dall’emanazione del regolamento attuativo della legge potranno richiedere di essere qualificate come strutture e media intensità assistenziale. In caso contrario continueranno ad esercitare l’attività mantenendo l’autorizzazione amministrativa in atto. Il disegno di legge ridefinisce in maniera dettagliata le prestazioni che dovranno essere erogate dalle Rsa ad alta e media intensità e prevede per i nuovi posti letto da attivare nelle Rsa la sperimentazione, per un periodo massimo di tre anni, della gestione diretta di un voucher da parte dell’assistito, al fine di garantire il principio della libera scelta. Il voucher sarà rilasciato dalle Asl previa presa in carico del paziente e potrà essere utilizzato per i ricoveri in Rsa accreditate, quale compartecipazione della spesa sanitaria a carico del Ssr. 

È proprio questo uno dei cardini del nuovo testo, la possibilità della scelta delle strutture da parte dei pazienti. “È un passaggio importante – spiega a l’Immediato Luca Vigilante, imprenditore foggiano del settore e amministratore unico di Sanità Più -, finora il sistema non era competitivo a favore del pubblico. La possibilità di libera scelta dell’utente è un fattore positivo, ora bisognerà valutare con attenzione la qualità dell’organizzazione e dei servizi destinati ai pazienti lungodegenti. Dare la possibilità di scelta ai cittadini significa indurre le strutture a investire per il meglio, oltre a stringere le maglie dell’accreditamento per premiare chi può davvero garantire i Lea”. D’accordo sul punto anche Raffaele De Nittis, amministratore della San Giovanni di Dio, che recentemente ha acquisito 3 Rsa nel Barese: “Non ho ancora approfondito il testo definitivo, tuttavia posso dire di essere d’accordo sul ‘libero mercato’ anche se, a mio giudizio, andava fatto meglio. Ci sono ancora delle criticità da risolvere e credo che verranno prese in considerazione nella stesura delle linee guida”.

Di tutt’altro avviso Carlo Rubino, direttore della San Riccardo Pampuri: “Ci sono alcuni criteri che non possiamo condividere – chiosa -, a cominciare da quello della popolazione. Noi abbiamo due strutture sui Monti Dauni, Volturino e Alberona, in un’area disagiata che doveva essere potenziata dopo il declassamento dell’ospedale di Lucera. Per questo, la Regione ci aveva finanziato il 50 per cento dell’investimento con i fondi Fesr perché ricadeva in comuni sotto i 5mila abitanti. Rientrava nell’idea di territorializzazione dei servizi, in compensazione alla chiusura degli ospedali, che non si è mai conclusa. Ora che i posti letto saranno legati alla popolazione, verremo tagliati fuori a distanza di 2-3 anni dall’avvio. Con questi criteri, Foggia farà asso pigliatutto. Eppure, sui Monti Dauni c’è un rapporto nettamente sbilanciato verso la popolazione anziana che non è stato tenuto in considerazione. Abbiamo chiesto ai sindaci di fare la voce grossa, perché negli ultimi anni quasi tutti i Comuni hanno riconvertito edifici – ex scuole o altro – in strutture socio-sanitarie. Il fallimento di queste iniziative comporterà anche ingenti danni economici, perché la totalità dei lavoratori sono del posto in cui insiste l’attività. Alcuni addirittura cambiano la resistenza e ripopolano queste aree disagiate. Tutti fattori per nulla considerati. Peraltro, nell’ambito di Lucera ci sono soltanto 30 posti letto, con un rapporto di 7 posti letto per 10mila abitanti, anziché 8,5. Questo è un altro punto che merita un approfondimento”.

Sulla questione è intervenuto il consigliere regionale M5S Mario Conca. “In Puglia – ha spiegato – ci sono circa 7000 posti letto per lungodegenze e post-acuzie nelle Residenze Sanitarie Assistite, un numero di gran lunga inferiore a quello delle altre regioni. Un gap che comporta grosse ripercussioni in termini di inappropriatezza dei ricoveri ospedalieri e che, se colmato, porterebbe ad un risparmio di 400 milioni di euro l’anno”.

“In Emilia Romagna ci sono circa 38000 posti nelle RSA – continua il pentastellato – in Veneto altrettanti, in Puglia sono meno di un quinto. La carenza di letti post-acuzie rende difficoltosa la dimissione protetta dei pazienti dagli ospedali entro i 7 giorni previsti per i luoghi di diagnosi e cura. Pazienti che, per questo, rimangono nelle corsie anche per mesi. Se attivassimo 20.000 posti letto in più nelle RSA pagheremmo 130 euro al giorno per il ricovero dei lungodegenti invece dei 700 che oggi si pagano per ogni giorno di ricovero nei reparti ospedalieri, cifra che raddoppia se il paziente è ricoverato in Terapia Intensiva. Se avessimo 27 mila posti in più, oltre a risparmiare, daremmo la possibilità ai Pronto Soccorso di avere la naturale valvola di sfogo del ricovero appropriato in acuzie, invece di intasarli, nonostante i posti OBI (dove sono presenti o attivi), nella disperata ricerca di un posto letto che spesso è situato a centinaia di chilometri o addirittura fuori regione. Un maggior numero di posti letto servirebbe anche a creare occupazione per almeno 10 mila addetti (OSS, infermieri, ausiliari, etc..) e a dare maggiore possibilità di scelta alle famiglie che decidono di ricoverare i propri congiunti in tali strutture. Se fossero istituiti anche  il budget di salute e i voucher la concorrenza contribuirebbe ad innalzare la qualità dei servizi offerti, a tutto vantaggio degli utenti. Se fosse riconosciuta la figura del caregiver dal Parlamento, consentiremmo a chi vuole di poter tenere l’ammalato meno complesso in casa con un ulteriore risparmio e tra l’amore dei suoi affetti. Come detto in aula – conclude Conca – dopo tanti se, auspico che in sede di stesura del regolamento attuativo della legge 53 e della legge 9 si proceda con solerzia ad aumentare il numero di posti letto per evitare che si continuino a perpetrare questo immane spreco e un’ingiustizia a rilascio prolungato”.

Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come