Schiaffo a sanità foggiana, tagli alle mense negli ospedali. San Severo “perde” 2 milioni di euro

Dopo la sforbiciata dei Punti di primo intervento, è il servizio mensa a preoccupare cittadini e lavoratori del sistema sanitario pugliese. Il possibile “smantellamento” dei centri di cottura presenti sul territorio allarma 1200 lavoratori

Dopo la sforbiciata dei Punti di primo intervento, è il servizio mensa a preoccupare cittadini e lavoratori del sistema sanitario pugliese. Il possibile “smantellamento” dei centri di cottura presenti sul territorio, è stato il tema dell’incontro di oggi a Bari tra i sindacati e la tecnostruttura regionale, rappresenta dal direttore del dipartimento salute, Giancarlo Ruscitti, dal direttore generale della ASL BA, Vito Montanaro (che cura la gara del servizio), e da Giovanni Campobasso.

Il mega appalto centralizzato con lotto unico da 300 milioni di euro, prevede 7 centri cottura “regolari” in tutta la regione, con l’impegno dell’aumento della forza lavoro e la riduzione dei costi. L’idea, fortemente sostenuta dal governatore Michele Emiliano, non è piaciuta ai sindacati, soprattutto all’Usb, e a molti consiglieri regionali. “Nell’incontro di oggi – fa sapere il coordinatore Santo Mangia – è proprio la voce della politica (quella del presidente Emiliano) che è mancata. Per questo, le nostre proposte che partono dalla internalizzazione del servizio e dal mantenimento delle attuali cucine in funzione in ogni presidio, con l’attivazione della mensa per tutti i dipendenti, non potranno trovare riscontro da una tecnostruttura che, comunque, vuole a tutti i costi la gara d’appalto”.

Il caso Foggia: “2 milioni di euro della nuova cucina di San Severo stornati per altri servizi”

“Abbiamo scoperto oggi che l’Asl di Foggia ha ricevuto circa 2 milioni di euro per il rifacimento della cucina ospedaliera di San Severo (che ha un progetto di nuova cucina mai diventato esecutivo) che sono stati “stornati” per altri servizi”, fanno sapere i sindacati. “La Provincia di Foggia – continuano – ha un’unica cucina ospedaliera che potrà essere operativa in caso di gara ed è quella degli Ospedali Riuniti di Foggia, mentre il sindaco e l’amministrazione di San Severo hanno preso in giro i lavoratori della cucina ospedaliera del P.O. di San Severo a cui era stato promesso un interessamento dell’amministrazione per la previsione del servizio nell’Alto Tavoliere”.

Un aspetto di poco conto, secondo Mangia, perché questo “ennesimo taglio” rientrerebbe nel “progetto di smantellamento di due ospedali che, nelle previsioni, dovevano essere di primo livello: Cerignola e San Severo”. “Immaginavamo centri cottura a chilometro zero con il coinvolgimento delle aziende del territorio – spiega -, invece rischiamo di trovarci con la gestione del servizio confinata esclusivamente a Bari, e con il trasporto dei pasti sul territorio secondo una logica che, a nostro giudizio, non potrà premiare la qualità. Al momento, con le difficoltà di Scardi Ristorazione, rimangono pochi operatori capaci di poter partecipare alla gara, tra questi il colosso barese Ladisa”.

Appalto unico, 1200 lavoratori con il fiato sospeso

“Emiliano non può continuare a sottrarsi al confronto con i lavoratori delle cucine ospedaliere pugliesi, dopo averli rassicurati per mesi dicendo di essere dalla loro parte”. Così il consigliere del M5S Marco Galante in seguito all’incontro di oggi.

“Era stato lo stesso Emiliano – incalza Galante – a dire ai lavoratori che se fosse stato emanato il bando per la preparazione di pasti ospedalieri con il sistema di refrigerazione Cook and Chill si sarebbe messo all’opposizione della sua amministrazione. Ora che la gara c’è non abbiamo ancora sentito in merito una sola parola e i lavoratori dopo l’incontro di oggi sono sempre più preoccupati per il proprio lavoro. Sono 1200 quelli attualmente impiegati nelle cucine ospedaliere, che non sanno quale sarà il loro destino dal momento che la gara d’appalto prevede 7 centri cottura in tutta la Regione. Il loro futuro necessita di una risposta politica. Emiliano deve venire a riferire della questione in Consiglio, non possiamo apprendere dai giornali di una gara da oltre 300 milioni di euro. Lo ribadiamo ancora una volta – conclude Galante – i pasti devono essere preparati all’interno degli ospedali. Il (presunto) risparmio non può essere fatto riducendo la qualità dei pasti e non garantendo gli attuali livelli occupazionali”.

Sul tema è intervenuto anche il consigliere foggiano Giannicola De Leonardis. “La qualità dei pasti per i degenti e operatori delle Asl non può e non deve essere considerata un optional, e un’unica gara d’appalto per centralizzare il servizio mense per i degenti e operatori delle ASL su scala regionale suscita perplessità e preoccupazione. Per la lunghezza della Puglia, e quindi per le distanze da coprire dall’unico punto di cottura esterno fino ai vari presidi ospedalieri dislocati nei rispettivi territori. Per il futuro dei lavoratori impiegati nei punti di cottura degli ospedali, almeno un migliaio. Per gli investimenti nelle strutture ospedaliere per migliorare il servizio, che verrebbero di fatto vanificati. Timori comprensibili e pienamente condivisibili, esternati dalle rappresentanze sindacali di categoria anche nella recente audizione in Commissione, e oggi direttamente al direttore del Dipartimento Giancarlo Ruscitti, ma che sembrano non aver sortito alcun effetto.
Sono favorevole alle gare d’appalto, e in tempi rapidi – conclude -, per il contenimento dei costi e l’aumento della concorrenza che possono comportare un miglioramento significativo della qualità del servizio, ma piuttosto che un’unica gara per affidare un appalto così importante a una sola azienda, sarebbe invece preferibile operare almeno su scala provinciale, offrendo così maggiori garanzie di genuinità e qualità del cibo e tutelando i livelli occupazionali. Una soluzione di buon senso, che mi auguro alla fine prevalga sulla linea finora seguita dall’esecutivo, che alimenterà inevitabilmente polemiche e paure”.





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