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Home - Nel Foggiano il record di cosche mafiose in Puglia (44). “È la provincia che desta maggior allarme sociale”

Nel Foggiano il record di cosche mafiose in Puglia (44). “È la provincia che desta maggior allarme sociale”

Di Francesco Pesante
8 Febbraio 2018
in Inchieste
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fonte corrieredelmezzogiorno

È nel Foggiano che si concentra il numero maggiore del clan in Puglia, ben 44. 35 nell’area di Bari, 10 in quella di Brindisi, 24 in quella di Taranto, 13 in quella di Lecce, sempre 13 nella Bat. Questo emerge dall’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia relativa al primo semestre 2017. “Lo scenario criminale pugliese – si legge -, valutato nella sua interezza e complessità, continua ad essere caratterizzato da una pluralità di gruppi, per lo più organizzati su base familiare, privi di una strategia unitaria e protesi a dirimere le conflittualità interne con modalità violente. Tale varietà di strutture criminali impone, tuttavia, un’analisi differenziata delle diverse espressioni mafiose, a partire da quella che caratterizza la provincia di Bari, dove gruppi agguerriti manifestano una forte capacità di rigenerarsi ed aggregarsi velocemente attraverso nuovi reclutamenti. Non a caso, si registra l’ascesa di giovani leve, sempre più interessate a conquistare spazi criminali”.

Una tendenza all’espansione che sembra investire indistintamente le varie consorterie baresi, sempre più proiettate verso l’hinterland. “Si determina, di conseguenza, un’interazione criminale tale che, in alcuni casi, i contrasti tra i citati sodalizi risultano “traslati” sul resto del territorio – spiega Vincenzo Mangia, capo DIA della Puglia -. Le evidenze investigative raccolte nel semestre confermano, poi, la natura profondamente mafiosa di tali formazioni. Come infatti emerso nel corso dell’operazione “Coraggio”, conclusa nel mese di marzo dall’Arma dei Carabinieri con l’arresto, a Bari, di diversi elementi di spicco degli Strisciuoglio, l’appartenenza al clan veniva sancita attraverso riti iniziatici di affiliazione mafiosa”.

Una prassi, quest’ultima, riscontrata anche in provincia, segnatamente ad Altamura, grazie a quanto scoperto nell’ambito dell’operazione “Kairos”, anche questa dell’Arma dei Carabinieri: i membri del gruppo Nuzzi, oltre a praticare tradizionali riti di affiliazione, ricorrevano a summit mafiosi per dirimere le controversie interne.
“La provincia di Barletta-Andria-Trani è, invece, caratterizzata – si legge ancora nel dossier – dalla presenza di gruppi malavitosi che, sfruttando un forte legame con il territorio, esprimono una propria autonomia operativa nonostante le decise influenze criminali derivanti dai gruppi di Cerignola, assieme ai quali si associano, sovente, per la gestione delle attività illecite. Tra queste si segnalano le estorsioni, i reati predatori, i furti di autovetture, la ricettazione, il riciclaggio e, su tutti, il traffico di stupefacenti”.

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Ma è “il quadro criminale della provincia di Foggia a destare maggiore allarme sociale”. Una provincia “dove – stando agli uomini della DIA – andranno fatti più investimenti in termini di personale da impiegare nel dispositivo di contrasto. L’assenza di un organo verticistico condiviso che possa dettare una strategia unitaria determina uno stato di costante fibrillazione all’interno delle singole aree, cui concorrono diversi fattori, tra cui, anche in questo caso, l’abbondanza di giovani leve. La massiccia presenza di armi e il radicato vincolo dei sodalizi con il territorio, favoriscono un contesto ambientale omertoso e violento, dove continuano a registrarsi efferati omicidi. La provincia resta, infatti, una delle poche realtà segnate dalle consorterie mafiose a non aver fatto registrare la presenza di collaboratori di giustizia (ma per la mafia foggiana qualcosa si sta muovendo dopo le rivelazioni dell’ex braccio destro di Moretti, ndr) e quella con il maggior numero di omicidi non scoperti”.

Anche l’area garganica si conferma instabile, “in ragione di una serie di variabili che influenzano, da tempo, l’evoluzione del fenomeno, tra cui ricorre la presenza di giovani emergenti, nonché la vicinanza geografica con le realtà mafiose di Foggia e Cerignola. Proprio su Cerignola insistono delle radicate formazioni criminali, la cui solidità è percepibile, oltre che dal consistente numero di affiliati, anche dalla meticolosa organizzazione delle attività illecite, in diversi casi perpetrate fuori regione. Ci si riferisce ai furti e alle rapine realizzati in Emilia Romagna e su cui è stata fatta luce dalla Polizia di Stato nell’ambito dell’operazione Wine & Cheese“.

In provincia di Lecce, la compagine originaria di quella che era storicamente nota come sacra corona unita, ormai priva di caratteri unitari e verticistici, risulta ora notevolmente ridimensionata. Ciononostante, la pressione sul territorio esercitata da tali formazioni appare ancora significativa, atteso che, proprio nel semestre in esame, è stato sciolto il Comune di Parabita per infiltrazioni mafiose.

In provincia di Brindisi, al pari dello scorso semestre, si continua ad osservare una fase di stabilità tra i sodalizi locali, in grado di intessere stabili relazioni nel nord Italia per il traffico di stupefacenti, settore in cui si conferma il forte interesse anche dei clan tarantini e di quelli operativi in Basilicata.

“Dal dossier – lo evidenzia il Corriere del Mezzogiorno – emerge che sono 115 le città pugliesi in cui è segnalata la presenza di cosche o comunque gruppi legati alla criminalità organizzata: in questa mappa ci sono i sei capoluoghi di provincia ma anche altre 109 città (27 in provincia di Bari, 10 in provincia di Taranto, 20 in provincia di Foggia, 36 in provincia di Lecce, 16 in provincia di Brindisi), una vasta fetta del territorio pugliese dove l’inquinamento criminale è certificato da elementi concreti scolpiti nelle operazioni degli investigatori e nella storia processuale della regione”.

Tags: BariClanDiaFoggiamafia
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