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Home - La fine dei clan Notarangelo e Libergolis, l’ascesa delle giovani leve. I nuovi assetti della mafia garganica

La fine dei clan Notarangelo e Libergolis, l’ascesa delle giovani leve. I nuovi assetti della mafia garganica

Di Francesco Pesante
6 Febbraio 2018
in Inchieste
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È sul Gargano che la Direzione Investigativa Antimafia sta concentrando gran parte degli sforzi per arginare i clan. Ed è quella l’area che preoccupa di più gli inquirenti. Soprattutto dopo la morte di alcuni boss come i fratelli Angelo e Onofrio Notarangelo e l’ascesa delle giovani leve. Su tutti Marco Raduano, un tempo braccio destro di “cintaridd”, oggi a capo degli scissionisti. Sulla mappa pubblicata nelle scorse ore, relativa al primo semestre 2017, spicca subito una novità ed è quella su Vieste. Si legge “Ex Notarangelo, scissione in corso”. Il riferimento è proprio alla batteria capeggiata da Raduano, detto “faccia d’angelo”, secondo gli investigatori nuovo boss della zona.

Marco Raduano

“Il territorio garganico si conferma fortemente instabile – si legge nel dossier della DIA -, in ragione di una serie di variabili che influenzano, da tempo, l’evoluzione della criminalità mafiosa nell’area. Si rileva la presenza di una pluralità di gruppi criminali (basati essenzialmente su vincoli familiari e non legati tra loro), l’ascesa delle giovani leve, desiderose di colmare i vuoti determinati dalla detenzione di elementi di vertice della mafia garganica (in particolar modo appartenenti al clan dei Montanari) e, non ultima, la vicinanza geografica ad altre realtà mafiose, come quelle foggiana e cerignolana.

A questa frammentazione si aggiunga come altri gruppi criminali, in particolare quelli di Manfredonia, di Monte Sant’Angelo e di Mattinata, potrebbero schierarsi in contrapposizione alle consorterie dell’area garganica, ampliando lo scenario di conflittualità”.

Secondo la DIA “è in tale contesto di instabilità che è maturata la nuova faida di mafia (sfociata in omicidi, agguati violenti e lupare bianche) intestina al tessuto criminale locale, i cui equilibri strutturali – basati sulla commistione tra vecchie gerarchie, vincoli di familiarità ed alleanze contingenti – sembrano venuti meno, a svantaggio soprattutto della famiglia malavitosa dei Notarangelo“.

Sebbene le fibrillazioni più evidenti si siano registrate a Vieste – teatro dei principali fatti di sangue – l’intero promontorio risulta interessato da un processo di rinnovamento dell’ambiente criminale, spinto dalle nuove leve e dalle relative mire espansionistiche. “Gli interessi illeciti, infatti – scrivono ancora -, che Vieste offre specie nel settore degli stupefacenti ed in quello turistico (strutture ricettive, ristoranti, guardianie e servizi vari), rendono la città un obiettivo strategico anche per i sodalizi esterni. Sul fronte del racket delle estorsioni continuano a verificarsi danneggiamenti e intimidazioni in danno di strutture ri- cettive e balneari della litoranea”.

Per quanto attiene al mercato degli stupefacenti, che rimane uno dei principali motivi di attrito tra i gruppi criminali, “la città di Vieste si conferma snodo attivo per i comuni limitrofi di Vico del Gargano, Peschici e Rodi Garganico, mentre la relativa area costiera risulta interessata dagli sbarchi, dall’Albania, di ingenti quantitativi di marijuana. Nel comprensorio di Monte Sant’Angelo-Manfredonia-Mattinata, le difficoltà del clan Libergolis, conseguenti alla detenzione dei suoi vertici, potrebbero aver rinvigorito i gruppi già organici al clan dei Montanari (gli uomini un tempo legati a Giuseppe Pacilli detto “Peppe u’ montanar”) e ora guidati da figure di maggiore spessore criminale”.

L’arresto di Giuseppe Pacilli detto “Peppe u’ Montanar”

A Monte Sant’Angelo, proprio nel corso del semestre “si sono verificati due gravi episodi sotto l’aspetto della sicurezza e dell’ordine pubblico, le cui origini, seppur in modo indiretto, potrebbero essere legate alle fibrillazioni in corso in altre aree del Gargano. Le attività illecite predilette dalla criminalità locale rimangono, a fattor comune, il menzionato traffico di sostanze stupefacenti, le estorsioni ed i reati di natura predatoria, compiuti in particolar modo mediante assalti a tir e portavalori”.

A tal proposito, nell’evidenziare come nell’intero promontorio si siano registrate rapine eseguite con modalità paramilitari, la DIA segnala “il fermo eseguito, nel mese di maggio, di un esponente di primo piano della criminalità organizzata garganica trovato in possesso di armi da guerra. Uno stato di tensione che ha avuto quale ulteriore, eclatante manifestazione, l’agguato ad un pregiudicato consumato a colpi di kalashnikov, la mattina del 18 maggio, in un mercato della città di San Marco in Lamis, nel corso del quale è rimasto ferito anche un ignaro cittadino. Particolare attenzione merita, infine, l’area del promontorio tra Sannicandro Garganico e Cagnano Varano, dove l’ambizione di giovani leve legate a famiglie malavitose del luogo potrebbe generare scontri con i sodalizi da tempo più radicati”.

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Tags: DiagarganoLibergolismafiamonte sant'angeloNotarangeloVieste
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