“Reazione in stile Isis”, clan foggiani pronti a uccidere i figli dei boss

Tuo cognato va in giro a dire che si devono andare a prendere i miei figli. Digli che gli faccio vedere io come si fa l’Isis, diglielo”. La guerra tra Sinesi-Francavilla e Moretti-Pellegrino-Lanza emerge ancora di più in un’intercettazione ambientale pubblicata nell’ordinanza relativa agli arresti per l’omicidio di Roberto Tizzano e il ferimento di Roberto Bruno nel bar H24 di via San Severo a Foggia. Rilevante il colloquio in carcere dell’11 novembre 2016, due settimane dopo quell’agguato, tra un esponente dei Moretti e una parente dei Francavilla. 

L’uomo era detenuto in carcere ed era a colloquio con la moglie. La parente dei Francavilla era lì con altra persona reclusa. Il detenuto del clan Moretti si incrociò con la donna imparentata coi Francavilla e ne scaturì un battibecco.

“In occasione di quel colloquio – scrive il gip, Giovanni Abbattista – la donna espressamente riferiva di aver appreso che un cognato del detenuto avrebbe manifestato la volontà, dopo la sparatoria nel bar, di attentare alla vita dei figli della donna, addirittura colpendoli a casa loro e presso luoghi di ritrovo. In quella circostanza la donna minacciò il detenuto di una possibile reazione in stile Isis, da parte di suo marito. A fronte delle perplessità manifestate dal detenuto, la moglie di quest’ultimo, confermava di aver ascoltato personalmente affermazioni dello stesso tenore da parte del cognato, il che determinò lo sconcerto del detenuto con riferimento alla situazione evidentemente sfuggita di mano”.

Donna: “Mi devi fare una cortesia, devi dire a chi millanta con la bocca che non rompessero il cazzo perché stanno esagerando”.

Detenuto: “Chi è stato?”

Donna:(incomprensibile) e tuo cognato vanno in giro a dire che si devono andare a prendere i miei figli nella casa di Roberto”.

Detenuto: “No”

Donna: “Gli devi dire che non hanno capito un cazzo. Poi gli faccio vedere io come si fa l’Isis, diglielo”.

Detenuto: “Ma sei sicura che l’ha detto lui?”

Donna: “Non si permettesse, l’ha detto, lui l’ha detto”.

Detenuto: “Mah”.

Donna: “Trova le persone per strada e dice: ‘diglielo che i figli me li vado a prendere fino in discoteca’. Vieni a prendere me, si venisse a prendere me”. Interviene nel colloquio la moglie del detenuto che al marito conferma: “Me l’ha detto pure a me”.

Detenuto: “Possibile questo fatto”.

Donna: “Non si permettesse minimamente una cosa del genere. Non si permettesse minimamente perché se arriva alle orecchie di mio marito quello poi si imbestialisce”.

Detenuto: “Ce lo dico io, me la vedo io”.

Donna: “Quindi facesse l’uomo. Di merda ma lo facesse”.

Detenuto: “Me la vedo io, mannaggia”. 

La parente dei Francavilla si allontana e il colloquio continua tra il detenuto e la moglie.

Detenuto: “L’ha detto questo fatto?”

Moglie: “Amore, quello l’ha detto e mi ha lasciato a bocca aperta”.

Detenuto: “Che c’entrano i bambini”.

Moglie: “Hai capito. Dice quella: ‘I figli come li abbiamo noi, ce li avete anche voi, hai capito?’”

Detenuto: “Ora diglielo che te l’ho detto io. Ma quelle sono solo chiacchiere, ma non lo fanno”.

La Fiat 500L crivellata di colpi nel giorno dell’agguato a Roberto Sinesi

Per il gip questa intercettazione “rimarca il clima di tensione esistente a Foggia tra gli esponenti dei clan mafiosi contrapposti e l’animus vendicativo che ispirava i relativi sentimenti. Essendo stato ferito per ultimo a settembre 2016 Roberto Sinesi, “toccava” ai membri del suo clan – secondo la distorta logica animante i soggetti in esame – attivare la vendetta contro gli uomini del clan Moretti-Pellegrino-Lanza, come dimostra la vicinanza di sangue delle due vittime dell’agguato del 29 ottobre ad esponenti di quest’ultimo clan”.