Curva Juve, l’ultrà suicida di San Severo era un infiltrato dei Servizi Segreti

Una spy story dietro la morte di Raffaello Bucci detto “Ciccio”, capo ultrà della Juventus trovato morto nel luglio 2016, dopo essersi gettato da un viadotto a Fossano. Di origini sanseveresi, Bucci rappresentava una sorta di collegamento tra tifosi e società bianconera. Il 6 luglio 2016 – giorno prima della morte – era stato sentito dai magistrati che indagavano sui rapporti tra tifosi e criminalità organizzata, interessata a mettere le mani sul business del bagarinaggio. I pm gli fecero diverse domande sui suoi contatti con Rocco Dominello, figlio del boss della ‘ndrangheta Saverio e considerato elemento di raccordo tra pericolosi capi ultrà come Dino Mocciola, leader dei Drughi, e la criminalità organizzata. Quel colloquio lasciò Bucci in uno stato di grande inquietudine, come raccontato dai suoi colleghi della Juve e come riconosciuto da un agente segreto che, in quei giorni, era stato contattato dall’ex ultrà preoccupato proprio per l’inchiesta.

L’interrogatorio dello 007 – lo riporta l’edizione torinese di Repubblica – è negli atti dell’inchiesta “Alto Piemonte”, l’indagine della Direzione distrettuale antimafia sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nella curva bianconera. Il suo nome finisce tra gli “omissis” per ragioni di sicurezza e sostituito con quello di “Gestore”: il suo compito era quello di trovare informatori e collaboratori per i servizi e, appunto, gestirli: “Con Bucci avevo un rapporto senza intermediari relativo all’infiltrazione di frange eversive e di estrema destra nelle curve – spiega l’agente segreto ai pm –. Ma lui mi raccontò delle cose da cui nel 2013 nacque un appunto trasmesso ai carabinieri sul gruppo dei Gobbi, su cui ci sarebbe stato interesse della famiglia Ursini (storica famiglia ‘ndranghetista di Torino, ndr)”.

L’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) sapeva dunque già nel 2013 del progetto criminale sgominato dai magistrati solo nel luglio 2016. E proprio il 7 luglio, il giorno della morte di Bucci, ci fu un improvviso black-out del servizio di intercettazione della procura di Torino che stava ascoltando le chiamate dell’uomo, elemento fondamentale per l’indagine secondo gli investigatori della squadra mobile di Torino. Questo “incidente” creò non pochi problemi alla ricostruzione delle sue ultime ore e sui motivi del suo gesto (tanto che l’inchiesta è al momento archiviata). Gli inquirenti sono riusciti a recuperare solo i numeri di telefono contattati. In particolare, l’ultima telefonata prima di gettarsi dal viadotto Bucci la fece con un’utenza della questura di Torino e in uso a un funzionario della Digos: “Era in ritardo per l’appuntamento che avevamo, mi disse che stava arrivando”. Proprio in quei minuti, però, Bucci aveva fermato la sua Jeep Renegade in mezzo alla carreggiata e si preparava a mettere fine alla sua vita.

“Deve essere successo qualcosa di enorme per indurre Ciccio ad ammazzarsi. Devono proprio averlo costretto”. Ne è convinta la ex compagna di Bucci, Gabriella Bernardis. “Ci sono troppe incongruenze e l’archiviazione chiesta dal pm non tiene conto di molti dettagli. Sul cadavere ci sono ferite che fanno pensare a un pestaggio avvenuto prima del suicidio” spiega la donna. Dalle carte dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Torino, sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nella curva bianconera, sono emersi dettagli sull’uomo, come il legame con i servizi segreti di Bucci: “Non avevo idea che il padre di mio figlio potesse essere un informatore dei servizi segreti, mi sembra di conoscere un 30 per cento di lui”.

“So che non avrebbe mai lasciato nostro figlio – aggiunge la donna -. Era la sua vita. L’hanno massacrato di botte prima, chiunque veda le immagini del viso di Ciccio morto lo capirebbe. Poi ci sono i suoi occhiali da sole. Sono stati trovati nell’auto, ma sopra ci sono tracce di sopracciglia e materiale organico, come se gli avessero tirato un pugno mentre li aveva addosso, e il taglio che aveva in fronte è compatibile con questo. Nel loculo dove è stato sepolto sono stati messi degli oggetti durante il rito, vogliamo che sia riaperto per vedere se ci sono elementi utili”.





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