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ei giorni dell’elezione di Papa Leone XIV, un nome che richiama l’eredità sociopolitica del “Pontefice dei Lavoratori”, Leone XIII, autore dell’enciclica Rerum Novarum sul diritto dei lavoratori e la giustizia sociale, arriva una nuova sonora bocciatura per i frati cappuccini di San Giovanni Rotondo. La vicenda del licenziamento ritorsivo del sagrestano Antonio La Porta segna un altro passaggio chiave: la Corte d’Appello di Bari ha confermato integralmente la sentenza n. 3265/2024 del Tribunale di Foggia, rigettando in toto l’appello della Fondazione San Pio da Pietrelcina.
Sentenza dura: abuso del processo e condanna al risarcimento
Con la sentenza n. 13 del 12 maggio 2025, presidente relatore Manuela Saracino, la Corte ha pronunciato una delle decisioni più nette di tutta la lunga vertenza. Dopo otto ore di camera di consiglio, l’appello proposto dai frati è stato non solo respinto, ma ritenuto temerario: ai sensi dell’articolo 96 del codice di procedura civile, è stata disposta la condanna della Fondazione per abuso del processo, con un risarcimento a La Porta pari a 7500 euro.
Il dispositivo della sentenza stabilisce: “Condanna l’appellante al pagamento, in favore del La Porta, delle spese di questo grado del giudizio, che liquida in complessivi 5000 euro, oltre rimborso forfettario spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e c.p.a. come per legge; condanna la Fondazione San Pio da Pietrelcina al risarcimento del danno in favore del La Porta ai sensi dell’art. 96 c.p.c., che liquida in misura pari a 2500 euro”.
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Nove vittorie su nove, ma nessuna vera reintegra
Questa è la nona sentenza consecutiva favorevole al lavoratore, che ha sostenuto con determinazione la causa per il riconoscimento del salario minimo nei luoghi di culto. Tuttavia, a fronte della reiterata conferma dell’illegittimità del licenziamento, La Porta non è mai stato effettivamente reintegrato nelle sue mansioni al santuario. Infatti, secondo quanto documentato nei fascicoli processuali, a fronte di una comunicazione formale inviata lo scorso aprile dalla Fondazione — in cui si dichiarava l’“effettiva reintegra” del lavoratore — nessuna attività lavorativa è mai stata ripristinata, né risultano versate le somme stabilite dalle sentenze precedenti. Dal giugno 2023 a oggi, La Porta non ha ricevuto alcun pagamento, nonostante le statuizioni favorevoli di più giudici.
Il richiamo alla Rerum Novarum e l’eco simbolica della vicenda
La coincidenza con l’elezione di Leone XIV, che ha dichiarato di ispirarsi esplicitamente alla Rerum Novarum, dà alla sentenza un significato ancora più forte. L’enciclica del 1891 richiama i datori di lavoro alla responsabilità morale verso i lavoratori, invocando il rispetto della dignità umana, la giustizia nei trattamenti retributivi e il diritto ad associazioni sindacali. In questo contesto, la pronuncia della Corte d’Appello di Bari sembra non soltanto una sanzione giuridica, ma anche un segnale valoriale: a tutela di chi rivendica diritti basilari all’interno di contesti in cui la posizione economica e simbolica dei soggetti può apparire profondamente sbilanciata.
Verso la Cassazione, ma il quadro si stringe
La Fondazione San Pio, guidata da padre Aldo Broccato e con il sostegno del ministro provinciale dei cappuccini padre Francesco Dileo, ha annunciato l’intenzione di proseguire in giudizio, verosimilmente ricorrendo in Cassazione. Ma la durezza dell’ultima sentenza e la condanna per abuso del processo potrebbero segnare una svolta. Nel frattempo, Antonio La Porta continua ad attendere un effettivo ripristino dei suoi diritti. La sua vicenda, ormai, ha assunto i contorni di un unicum giuridico nel panorama nazionale, con una sequenza di processi vinti senza precedenti per un dipendente di un ente ecclesiastico. La giustizia, però, sembra aver già parlato. Ora resta solo da vedere chi sarà disposto ad ascoltarla fino in fondo.











