Si assentavano sotto il naso di Landella, le foto dei pedinamenti ai fannulloni del Comune di Foggia

ciavarella landella

Nelle 40 pagine dell’ordinanza del giudice Carmen Corvino spuntano molti particolari sui “fannulloni” del Comune di Foggia. Quello che emerge è un modus operandi consolidato, messo in atto tutti i giorni dagli indagati. Anche durante i “festivi”.

Nelle immagini captate dagli inquirenti spunta persino il sindaco Landella, impegnato in un’intervista proprio all’ingresso degli uffici in via Sant’Alfonso Maria De Liguori. Il dipendente Aldo Ciavarella (uno dei 13 arrestati), incurante della presenza del primo cittadino, esce senza timbrare passando sotto il naso di Landella. Un atteggiamento che evidenzia la completa sfacciataggine e il senso di impunità dei protagonisti di questa storia. “Di notevole interesse – scrive il gip – è il comportamento tenuto da Ciavarella la mattina del 24 marzo 2015 allorquando non curante della presenza del sindaco all’interno degli uffici comunali, gli passa tranquillamente davanti uscendo senza timbrare”.

Nel periodo oggetto di indagine (dal 23 febbraio 2015 al 24 aprile 2015) gli inquirenti hanno stimato i danni patrimoniali provocati all’amministrazione da parte degli assenteisti. Prendiamo ad esempio il dipendente Raffaele Abatescianni che dal 23 febbraio al 24 aprile ha eseguito 12 timbrature per conto di altri, beneficiando di 58 timbrature ed è stato assente durante l’orario di servizio senza timbrare il badge e per timbrature irregolari effettuate da altri per un tempo di 119 ore e 34 minuti. Così da cagionare all’amministrazione un danno patrimoniale di 1.922,11 euro.

Jogging e straordinari mai effettuati

Particolarmente curioso il caso di Filippo Di Franco, “l’uomo della scopa”. Il dipendente, addetto alla Registrazione Dati, non solo usciva durante l’orario di lavoro senza timbrare e delegando gli altri ma faceva il furbetto anche nei giorni festivi. Infatti in più occasioni, l’indagato mentre faceva jogging in tuta, passava dall’ufficio per timbrare il cartellino facendo risultare ore di “servizio straordinario” in realtà mai effettuate.

Durante le ore di lavoro, Di Franco viene visto in vari luoghi. Come nel Caffè Four Roses con amici, in via Altamura mentre passeggia, in via Rosati al mercato della frutta e in pescheria. È emerso che Di Franco, tra il 23 febbraio 2015 e il 24 aprile 2015 ha eseguito 54 timbrature per conto di altri, ha beneficiato di 105 timbrature, è stato assente per 117 ore e 44 minuti e ha quindi cagionato un danno patrimoniale di 2.348,19 euro.

Timbrature simulate con tessera sanitaria

Tra gli arrestati anche Alessandra Grosso, istruttore amministrativo dipendente del Servizio Protezione Civile. La donna era solita giungere al lavoro intorno alle 10 ben consapevole che altri le avevano timbrato il badge. Qualche volta giungeva in ufficio con buste della spesa in mano. Più volte ha simulato la timbratura passando nella macchinetta marcatempo una tessera sanitaria. In altre occasioni timbrava il suo badge in entrata e anche quello dei colleghi andando subito via per tornare a timbrare l’uscita vestita in modo diverso. Nei rientri pomeridiani timbrava il badge ma andava subito via senza più fare ritorno. Nelle immagini si vede la Grosso arrivare in ufficio persino in compagnia dell’ex assessore Jenny Moffa. Infine, per due volte è arrivata alla 10e01 in ufficio aggiornando per iscritto le tabelle di presenza indicando l’entrata alle 8. La Grosso ha eseguito timbrature per conto di altri 26 volte nel periodo dal 24 febbraio al 24 aprile, beneficiando di 83 timbrature e assentandosi per 101 ore e 49 minuti. Danno patrimoniale: 2.152,43 euro.

Il dirigente “consapevole dell’andazzo”

Finiamo questa rapida carrellata con il dirigente Antonio Stanchi, anche lui ai domiciliari. Stanchi ha timbrato più volte il badge della moglie, Leonilda Celentano, dipendente del Servizio Attività Economiche del Comune finita tra i 7 sospesi. Il dirigente, in alcune occasioni, di pomeriggio, quando la moglie nemmeno si presentava in ufficio, ha timbrato il badge sia in entrata che in uscita. Secondo il gip Carmen Corvino, “Stanchi non solo era consapevole dell’andazzo generale ma vi partecipava attivamente, nonostante il suo ruolo di controllo e vigilanza”.

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