TeleVisti n.42

“Resta di stucco è un barbatrucco!” A molti il nome di Talus Taylor non dirà molto. E invece dovrebbe perché si tratta dell’ideatore dei “Barbapapà”, il fumetto – poi diventato cartone animato – che dal 1970 allieta i pomeriggi in tv dei bambini. Taylor, che ha ideato i personaggi assieme alla moglie Annette Tison, è morto a Parigi il 2 marzo scorso. Ancora oggi, dopo 45 anni, il cartone va in onda sulle reti tematiche per bambini e sono ancora tanti i bimbi che lo amano e che ricevono in regalo giocattoli e libri dedicati ai simpatici personaggi “gommosi”. Il nome del personaggio, il papà rosa snodabile che crea qualunque personaggio e oggetto, significa in francese “zucchero filato”. Taylor e Tison avevano creato papà mamma e sette adorabili “barbottini”: la fascinosa Barbabella, l’audace Barbaforte, la simpatica Barbalalla, il simpatico e pasticcione Barbabarba, la dolce Barbottina, l’eclettico Barbazoo e l’antipatico ed egocentrico Barbabravo (della serie: so’ tutto io). La serie completa è composta da 150 episodi e ogni episodio dura in media cinque minuti. Un prodotto perfetto per i piccolissimi: linguaggio accessibile e dolce, colori e forme utili per la crescita dell’apprendimento, durata decisamente in linea con il livello della soglia d’attenzione dei piccoli fino ai 3 anni. Un prodotto intramontabile, che vale la pena celebrare ricordando la scomparsa del suo creatore. Nick Junior, “Barbapapà”

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Quando accanto a “Rex” si recita da “cani”. Nonostante la regia dei Manetti Bros (che hanno fatto tra le altre cose il sottovalutato “Ispettore Coliandro”) l’ottava stagione di “Rex”, il cane poliziotto che l’Italia ha importato dalla Germania – e che ha sepolto già diversi detective! – non decolla. Un milione e seicentomila telespettatori in prima serata su Rai2, con uno share sotto il 6%, non rende giustizia all’amatissimo pastore tedesco. Eppure la serie tv nata in Germania e poi trasferita a Roma è alla sua ottava stagione italiana, alla diciottesima complessivamente. Insomma, un plot sperimentato e funzionante. Peccato che la recitazione del volenteroso Francesco Arca è legnosa, esattamente come le sue espressioni facciali (molti rimpiangono a ragione Ettore Bassi). Spicca sicuramente il più esperto Domenico Fortunato che interpreta l’ispettore Monterosso. Ma nel complesso le storie sono già viste e la scrittura in generale sembra molto di maniera, quasi di stampo impiegatizio. Un vero peccato dato il marchio ormai arcinoto e gli sforzi della Rai a proporlo nella collocazione “principe” della prima serata. Ma tant’è, bisogna davvero accontentarsi se non si vuol cambiare canale. Rai2, “Rex” (ottava stagione italiana)

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La leggenda di Re Artù in tutte le salse (quasi sempre buone). Questa volta c’è Joseph Fiennes nei panni di un giovane e cattivissimo Merlino e la fascinosa Eva Green nei panni di Morgana. Siamo praticamente al prequel, infatti Artù è interpretato dal giovanissimo Jamie Campbell Bower. La serie tv nasce comunque da un’opera letteraria, precisamente da un antico ciclo di romanzi dal titolo “La morte di Artù”. “Camelot” è la classica serie in stile fantasy girata peraltro in stile decisamente dark. Per la verità, va precisato che Sky Atlantic – che la offre al pubblico in questo periodo – non arriva per prima. La serie è relativamente “datata” (2011) e in Italia è stata già trasmessa per la prima volta su Mediaset Premium (sul canale Joi). Nonostante la serie sia piaciuta ed abbia avuto successo, soprattutto negli Usa Canada Regno Unito e Irlanda, dopo la prima stagione è stata cancellata. Sky Atlantic, “Camelot”