Salvini, una calamita per i confusi. Ma a Roma ha perso, abbandonato da tutti gli “alleati”. Gli resta Casapound

Matteo Salvini ha perso. Sabato è salito sul palco davanti a 15mila persone (non 100mila come va dicendo in giro) e si è scavato la fossa da solo permettendo a Casapound, croci celtiche e bandiere inneggianti a Mussolini di stare in prima fila.

Matteo Salvini ha perso. Sabato è salito sul palco davanti a 15mila persone (non 100mila come va dicendo in giro) e si è scavato la fossa da solo permettendo a Casapound, croci celtiche e bandiere inneggianti a Mussolini di stare in prima fila. Dopo dieci minuti dal fischio finale in piazza del Popolo, è stato abbandonato da tutti i suoi possibili alleati. Berlusconi lo ha definito “velleitario ed estremista”, Schifani ha parlato di “inneggiamento all’odio razziale” e gli altri hanno preferito non commentare serrando bocca, naso e orecchie. Alla Lega è rimasta Casapound. Dal palco romano, Salvini ha continuato a far credere al mondo di “essersi preso Roma”, convinto di poter inseguire i successi sull’onda francese di Marine Le Pen. Salvini però è solo un calco di Le Pen, bravo a strumentalizzare le derive e le paure dell’uomo medio. Pronto a cercare e trovare i tumori della popolazione, e spremere… spremere e ancora spremere, per aggiungere medagliette sulla sua felpa “io sto con Stacchio”.

Già, Stacchio: un uomo che tra pochi mesi probabilmente passerà dei guai con la giustizia, e rischierà di diventare bersaglio di vendette trasversali. Vedremo se Salvini andrà a trovarlo e scatterà il selfie con il povero benzinaio di Ponte di Nano. Salvini ha perso perché è andato oltre e nel momento sbagliato. Quando la Lega stava per affascinare anche qualche eterno indeciso, qualche grillino impazzito, qualche berlusconiano deluso, Salvini ha morso di nuovo l’osso, invece che la carne. I fascisti al fianco dei leghisti. I sovversivi nazionalisti a braccetto dei ribelli padani e degli indipendentisti. Tutti uniti sotto l’unico motto in grado di raccoglierli sotto lo stesso tetto: “No ai negri”. Per il resto non esiste politica, analisi, progetti e futuro. “L’Islam deve maturare” è arrivato a dire da piazza del Popolo. Mi verrebbe da mandare un emoticon e un messaggio su whatsapp a Maometto, se solo avesse uno smartphone: “Ah Maomè, sei del 570 ma ne hai ancora di strada da fare eh! Matura. Daje”.

Salvini aveva illuso qualcuno quando ha iniziato a cambiarsi una felpa al giorno, indossando addirittura quelle romane e siciliane. E chissà dove arriverà, magari lo vedremo con quella biancoazzurra napoletana (ma ve la ricordate Pontida? Eccola: https://www.youtube.com/watch?v=5fOaT5PsE4Q). Nella confusione della sua mente il giorno dopo indossa però il foulard del leone di San Marco, la Serenissima, simbolo della voglia di indipendentismo veneto. Quello è il ‘quorum’ di Salvini: la confusione. Per i confusi è come una calamita. D’altronde i 5 maggiori leader della Lega: Roberto Maroni, Matteo Salvini, Luca Zaia, Flavio Tosi e Massimo Bitonci non si possono vedere l’uno con l’altro. Dall’altra parte c’è l’altro Matteo. Un moderno Pinocchio che però assomiglia molto di più a Lucignolo. Renzi a casa ci dovrebbe andare eccome e su questo Salvini ha ragione. Dopo aver scalato la montagna usando la scorciatoia, mentre tutti gli altri, in fila, si arrampicavano e cadevano dal sentiero più tortuoso, ora twitta in continuazione i successi delle sue riforme bidonare e intrise di fregature per il popolo. Maurizio Landini potrebbe essere l’alternativa vera per quel popolo. Il sangue di Berlinguer gli scorre nelle vene, ma il coraggio di lottare con gli squali e la paura di diventarlo anche lui, lo frena. Ha bisogno del consenso dei vari Gino Strada per guardarsi allo specchio e dirsi “si”. Ma alla fine dei giochi, da Matteo a Matteo, ai loro eredi e successori sarà sempre tutto così inconsistente, finto, fuffa. A casa i Matteo. In campo il popolo.





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