Il potere che ha logorato Cofferati. Era il leader su cui puntava la sinistra ma lui si è mischiato con gli altri

Eccone un altro che qui, giù al nord, ha preso il contatto con la realtà: Sergio Cofferati. L’uomo dei “3 milioni in piazza”, da quando ha lasciato il sindacato, ha mollato anche uomini e donne che in qualche modo avevano contato su di lui.

Eccone un altro che qui, giù al nord, ha perso il contatto con la realtà: Sergio Cofferati. L’uomo dei “3 milioni in piazza”, da quando ha lasciato il sindacato, ha mollato anche uomini e donne che in qualche modo avevano contato su di lui. Si è messo a fare il sindaco di Bologna, lui che di Bologna non è. Poi è diventato membro del comitato nazionale del Pd e infine parlamentare europeo. Si era messo in testa di governare la Liguria, e per farlo era pronto a lasciare la carica di europarlamentare. Ligure? Macchè. Potere. Ora che ha perso le primarie contro Raffaella Paita è arrivato ad accusarla di brogli e si è dimesso dal Pd. Appoggiato da Stefano Fassina, si è detto pronto a sfidare il Pd, contestando la prossima votazione per l’elezione del nuovo capo dello Stato dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano. Tutto ciò che i suoi sostenitori gli hanno chiesto ai tempi del sindacato, lo ha disintegrato in pochi anni. Qual è il male? Il più semplice di tutti: politica e potere. Quando Ignazio Marino vinse le primarie a Roma in molti denunciarono “file di nomadi” alle urne. Eppure nessuno mise in dubbio la vittoria di Marino.

Cofferati ha perso le primarie per ben 4000 voti. Ha denunciato brogli e sono stati annullati dei voti in alcuni seggi. Ha perso ancora di tanto, ma lui non ha riconosciuto l’esito del voto, non ha riconosciuto l’intervento di chi deve giudicare, e l’unico che la sa giusta sembra sia lui. Ha sbattuto la porta e se ne è andato. Niente più Pd ma la poltrona di europarlamentare si. Cofferati rappresenta il classico esempio di chi si è dimenticato il punto di partenza. Di chi, dopo aver assaporato il potere, non riesce più a farne a meno. Il classico politicante che la sera, davanti ad una bistecca, prova a perdonarsi colpevolizzando un mondo e un ingranaggio di cui, invece, fa pienamente parte. Anche per questi motivi bisognerebbe scendere in piazza. Siamo stufi di veder scioperare solo studenti e operai. E noi? In un paese dove in troppi stanno ancora bene, non c’è il coraggio di manifestare contro i Cofferati di turno (che fino a qualche anno fa fingevano di stare in piazza, a sostenere la povera gente). Era uno dei leader su cui la sinistra puntava per profumare di nuovo di sinistra e invece si è mischiato con gli altri. Dove sono gli impiegati, i cassieri, i poliziotti, i piccoli imprenditori, i giornalisti precari, e tutte le classi medie di lavoratori? Probabilmente a twittare contro Renzi o Salvini. Ma la piazza non è virtuale e la Grecia e la Spagna, hanno dimostrato di essere migliori di noi. 





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