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Home - The Overbooking Orchestra: microfono, computer e poco altro. Ecco Cibelli e Ferullo, due di troppo

The Overbooking Orchestra: microfono, computer e poco altro. Ecco Cibelli e Ferullo, due di troppo

Di Antonella Lavilla
3 Giugno 2014
in A tu per Tunes, Rubriche
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Ci sono autori che raccontano strade. Altri si soffermano sulle crepe. Enrico Cibelli le percorre entrambe, a piedi o sfrecciando su una bici da corsa. E torna carico di parole prolifiche, future immagini.

E parla di gabbie, di fughe, di silenti sudori (Montecristo) e di carezze che fa il “Barbiere”. Poi si ferma, e scorge altre crepe. Questa volta tra le nuvole. Non più tagli di una lama, ma spiragli da cui poter intravedere sprazzi di luce, come in “Apriti cielo”. Per finire c’è Bufera, dove “tutto cade dove capita”, anche la meraviglia. Ascoltare di nuovo, tipo ora.

Check it, il titolo dell’Ep, è uno di quei lavori che, per sua natura, non riesce a rimanere nell’ombra troppo a lungo. Quando viene fuori ne crea di sue. Le nostre cuffie l’hanno incrociato più volte e ad ogni replay.. eccolo lì, l’ennesimo dettaglio significante. Effetto ipnotico, dovuto a piccole esplosioni liriche di natura lavica, magma che galleggia su musica elettronica.

Sei pezzi. Un ottimo buffet, in attesa che servano il nuovo disco. Arriverà fumante in autunno. Insieme alle foglie. Sempre nei pressi di un’ombra.

Ah, quasi dimenticavo, il nome del gruppo: The Overbooking Orchestra. Buon appetito.

Cosa cerchi di comunicare con la tua musica? Sembra quasi, per come l’ho percepita io, un sotteso invito al risveglio…

In qualche maniera credo centri sempre qualcosa la biografia di chi scrive, la vita che fa, la realtà che vive, le sue ossessioni. L’importante è non superare mai i 3 minuti. Oppure, quando succede, vedi di avere davvero un buon motivo.

Sai che il primo risultato che vien fuori digitando il tuo nome su guggol è quello di un tale Enrico Cibelli centrocampista del Tre Penne? E’ un club calcistico del San Marino.. L’accostamento fa un po’ridere, del resto anche tu giochi con “tre penne”, o meglio con tre registri linguistici differenti. Dalla scrittura pubblicitaria a quella cantautorale fino ad arrivare al teatro. Ma dicci un po’, cos’è per te la scrittura? A seconda degli ambiti viene fuori un Enrico diverso? Tipo…adesso…con chi sto parlando?!

overbooking dal vivo al SabotageCon me, tranquilla. Voialtri state zitti altrimenti non riesco a proseguire! Scherzi a parte, mi piacciono le storie e quelli che quando le raccontano tirano fuori tutto, anche a rischio di “farsi male”. Per quanto riguarda “le tre penne”, basta attenersi alle regole dell’ambito scelto. L’importante è evitare idee o frasi che rassicurino sia chi ascolta sia chi le propone. Almeno provarci. Patrizia Valduga, per esempio, poetessa (quindi già di suo una specie di alieno), quando le chiedono perché nei suoi libri abbia scelto sempre di attenersi a una metrica severa, evitando il verso libero, risponde che quella gabbia la costringe a dire anche quello che non vorrebbe, non solo quello che le piace. Ecco, io cerco di fare la stessa cosa. 

Premesso, per chi legge, che non si tratta di una parolaccia, se dico Ratafiamm cosa rispondi?

Per tanti anni sono stati quasi tutto. Più di un semplice gruppo. Come tanti musicisti “indipendenti” abbiamo affrontato i problemi del caso, poi le difficoltà sono aumentate. Ma l’elenco delle cose belle supera tutto il resto. Andrea de Nittis, il 50% di tutti quegli anni. Il Premio Ciampi, un premio che ci rese felici. E Low Budget Invasion, il disco registrato in totale libertà.

2013. Nuovo gruppo: The Overbooking Orchestra. Un progetto nato con un amico, Marco Ferullo. Racconta un po’.

Marco Ferullo ha fatto parte per un po’ di tempo dei Ratafiamm, prima di dedicarsi completamente alla musica elettronica. Io ascoltavo le sue idee e le trovavo davvero potenti. Adesso condividiamo ascolti e immaginario. The Overbooking Orchestra è nata così. Un microfono, un computer e poco altro. Non ce lo siamo neanche detti all’inizio, è stato come chiudere un cerchio.

Ma il nome? Come lo avete partorito?

L’idea di mettere su un’orchestra di persone overbooked, cioè di troppo, ci divertiva. Come uno già in viaggio che non può tornare a casa ed è costretto a rimandare il ritorno. The Overbooking Orchestra, poi, suonava bene.

Musicalmente parlando siete cugini di…?

album cibelliDi tanti musicisti, vicini e lontani. Gonjasufi, Ghostpoet, Jan Bang, Arve Henriksen, Mum, di sicuro, ma non solo. Sono convinto che il compito di chiunque faccia musica sia rapportarsi in primis con chi gli vive accanto. Parlo della “scena” di Rimini (la k-Army), dai Santo Barbaro a deNittis, delle band siciliane, da Niccolò Carnesi a Il Pan del Diavolo, e di band come The Death of Anna Karina, IOSONOUNCANE, Valerio Millefoglie etc. Questo non vuol dire che facciamo cose simili, ma credo che un filo comune con tutti loro, in qualche modo, ci sia.

L’Ep “Check it” si può trovare in free download (cioè gratis!) sul vostro sito o anche in streaming. Ma qual è la traduzione?  “Guarda qua”,  “Dai un’occhiata”,  “Verifica”?

Come dire: dai un’occhiata al primo Ep di questa nuova band, in attesa del disco. 

Qual è stato il periodo di gestazione dei pezzi?

Alcuni spunti risalgono a molti anni fa. Altri invece li abbiamo “chiusi” a pochi giorni dalla registrazione. A guidarci sono stati suoni e melodie. Partire dal testo per me è un errore. Abbiamo deciso di registrare il tutto a Londra (con Gianluca Capacchione e Marcel Van Limbeek) e di collaborare con musicisti non italiani. Volevamo che voce e testi fossero strumenti come altri, delle canzoni in tutto e per tutto. Per dire, Marcel Van Limbeek (ingegnere del suono di Tori Amos) mica capiva i testi. Gli interessava l’equilibrio delle sonorità. Registrare tra Milano e Londra è stato entusiasmante proprio per questo.

Oltre a suonare in “Casa”, per il piacere dei vicini, vi siete già esibiti altrove?

Il concerto a San Vittore, il carcere di Milano. I detenuti alla fine del concerto avevano memorizzato alcune canzoni, ognuno la sua, ascoltate lì per la prima volta. Non è semplice da spiegare. La loro attenzione è difficile da dimenticare.

Con quale musica sei cresciuto?

Parlerei più di musicisti che ho ascoltato e che ascolto, anche se meno frequentemente, ancora oggi. The Smiths, R.E.M., C.S.I., per dirne alcuni, fino ai The National, non propriamente un gruppo che ascoltavo da piccolo, ma che mi ha “ossessionato” negli ultimi anni.  

E in questo periodo?

Due dischi di qualche anno fa, “Outside Closer” degli Hood e “A volte ritorno” di Lou X.

In passato hai lavorato anche in radio. Quali sono le giovani leve che consiglieresti?

Per me Majical Cloudz (il disco è “Impersonator”) e King Krule, che fra qualche anno metterà tutti in riga. Mentre in Italia non si può fare a meno di parlare di Fast Animals and Slow Kids, M+A, Mezzosangue.

Ti vedo come uno che più che avere un bagaglio culturale ha un archivio interno (mi hai fatto una capa tanta!). Quindi ci devi regalare due nomi di registi a tuo avviso geniali e due titoli di libri, uno che ti ha illuminato e fatto venir fuori qualcosa e l’altro che ti è rimasto dentro.

Scelgo due registi viventi. Un italiano e uno no. Matteo Garrone e Steve McQueen. Libri: “La strada” di Cormac McCarthy e “Pastorale americana” di Philip Roth. 

Penultima domanda, promesso. Come ti sei avvicinato alla scrittura teatrale? 

Saltando i preliminari, nasce dalla Piccola Compagnia Impertinente, la compagnia teatrale che ho fondato con Pierluigi Bevilacqua. Al di là dell’affetto, credo che Pierluigi sia uno dei registi di maggior talento della mia generazione. Sono un autore fortunato.

Dai tuoi pezzi si evince un’indole polemica. Si può dire che la tua arma sia la musica?

Sì, sono un polemico senza frontiere! Da un po’ di tempo, al carcere di San Vittore, tengo un “corso di scrittura creativa per musica”. Cerco di fare del mio meglio e più di qualche volta, invece di “insegnare”, mi siedo, li ascolto e imparo.

Tags: Enrico CibelliMarco FerulloRatafiammThe Overbooking Orchestra
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