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Home - Biagini e Laccetti come due comare, il Gip: “Criticano tutte le persone che conoscono”

Biagini e Laccetti come due comare, il Gip: “Criticano tutte le persone che conoscono”

Di Francesco Pesante
9 Maggio 2014
in Inchieste, Tangenti a Palazzo
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Il 25 febbraio scorso Fernando Biagini e Massimo Laccetti, dopo aver parlato di vicende riguardanti soggetti da loro conosciuti, discutono all’intemo della Mercedes della posizione dell’imprenditore Vincenzo Rana, dapprima indicato con il cognome e con il riferimento “a quel lavoro famoso” (interventi nell’area mercatale di via Miranda, ndr).
Laccetti parla della differenza che Rana deve dare sul lavoro ricevuto, in riferimento al quale entrambi dicono “noi prendemmo dodici ed era venti”. Chiaramente Rana è ancora debitore della somma di 8.000 euro, avendo pagato 12.000 euro, rispetto all’importo originariamente stabilito in 20.000 euro.
Laccetti confida di aver parlato con Rana, chiedendogli di chiudere i conti, ma quello aveva cercato di prendere tempo, quindi Laccetti aveva preferito non forzare più di tanto.
Dal prosieguo della conversazione emerge che il lavoro a cui si fa riferimento è dell’importo di 60.000 euro più Iva e che Biagini ha provveduto ad appaltare i lavori secondo modalità non consentite, cioè seguendo la procedura dell’affidamento diretto, così prendendo dei rischi.
Laccetti precisa di non essere stato informato da Rana neppure dell’intervenuta liquidazione dei lavori e di aver appreso la circostanza perché “io controllo le cose”. Poi aggiunge di voler agire con tranquillità, per evitare reazioni da parte degli imprenditori (“li voglio far stare anche tranquilli mentalmente, perché hai capito, loro poi hanno in mano la situazione che possono usare, tra virgolette, un po’ di ricatto”).

L’Immediato ha ricostruito la conversazione ambientale nella Mercedes B200 di Laccetti, avvenuta alle 18e40 del 25 febbraio scorso. L’ex consigliere comunale si trova in compagnia del solito Biagini. I due non parlano solo di tangenti ma anche di politica e gossip. Sparando a zero su tutti.

Biagini mentre viene riaccompagnato ai domiciliari
Biagini mentre viene riaccompagnato ai domiciliari

L’ex consigliere comunale sale in macchina e parla al telefono con un certo Giulio. In macchina, dopo un poco, sale Biagini che legge una e-mail ricevuta dal “direttore” che ha sbagliato la data. Biagini dice che il direttore ha mandato anche un’altra e-mail per correggere. “Non sa come perdere tempo” commenta l’ex dirigente. Laccetti gli dice che stavano in commissione bilancio e lui ha detto che il direttore non ha fatto niente. Leo (Pietrocola, assessore lavori pubblici, ndr) ha detto a Laccetti che voleva prendere l’urbanistica, ma lui gli ha risposto che ora vanno a votare. Biagini spiega che lui con Pietrocola ha fatto 4 anni. Laccetti gli ricorda che anche con Pippo Cavaliere è stato brutto in quanto “fa le telefonate lunghe un mese”. Poi Laccetti afferma di aver detto a Pietrocola di andare a mettere due panchine vicino al campo da tennis. Dopo farraginosi discorsi sulla politica amministrativa, Laccetti passa al nazionale. L’ex consigliere comunale dice che il presidente del consiglio, Matteo Renzi ha detto “molte puttanate in un solo discorso”. Poi con Biagini parlano di Renzi e Berlusconi e delle prossime mosse politiche. Commentano il discorso che ha fatto Renzi. Biagini commenta anche quello che ha detto Del Rio (sottosegretario presidenza del consiglio, ndr). I due affrontano persino questioni “gossippare” e parlano di Pasquale Pellegrino che si è lasciato con la moglie e sta con Anna Rita Palmieri. Poi si arriva a commentare l’operato di Franco Arcuri (assessore sicurezza, ndr) che ha comprato dei mezzi dell’Ataf con i soldi delle multe. Parlano di relazioni sentimentali di loro conoscenti. Biagini dice anche che da lui è andato un certo Iaccarino che “voleva essere sistemato una persona”.

Carlo Dicesare
Carlo Dicesare

Secondo il Gip Ferrucci, Biagini e Laccetti “criticano tutte le persone che conoscono”. Biagini parla di alcune persone che hanno dichiarato il proprio voto. Secondo l’ex dirigente questo potrebbe essere un condizionamento visto che è fatto da un dirigente (probabilmente – secondo il Gip – parlano di Affatato, dirigente urbanistica al comune di Foggia). Pochi minuti dopo Laccetti riceve una telefonata da tale “Ranocchio” e gli spiega dove è la sua sede. Poi parlano con una persona fuori dalla macchina e dicono che si è fatto il melone. Biagini chiede se ha incassato. Laccetti gli spiega che appena arriva gli da le 500 euro. Il mandato glielo ha fatto materialmente.

Una delle “vittime” preferite nei dialoghi tra i due è Carlo Dicesare (LEGGI). Nella lunga chiacchierata nella Mercedes si parla, inevitabilmente, anche di lui. “Carlo in questo momento sta dando una mano ad Augusto (Marasco, ndr)”. Biagini dice che “Carlo è un coglione, va dicendo che Augusto è un suo amico dai tempi del Foggia Calcio. Carlo è entrato per un posto in cui solo lui partecipava. È entrato con Affatato durante il governo di Agostinacchio”. Poi Biagini dice che a lui Perrone (don Michele, storico big del mattone a Foggia, ndr) non lo ha proprio aiutato. “Ero stato escluso dal concorso”, ricorda Biagini. Laccetti lo asseconda: “Che poi Carlo non è neanche bravo”. “È un po’ di più di un fesso o di un cazzo”, gli dice allora Biagini.

Alla fine tornano a parlare di “cose serie” e della tangente chiesta (e ottenuta) a Vincenzo Rana per i lavori nell’area mercatale di via Miranda ma questa è una storia già raccontata.

Tags: Carlo DicesareFernando BiaginiFoggiaFranco LandellaMassimo LaccettiSaverio NormannoVincenzo Rana
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