Come “un americano a Parigi”

“An American in Paris” è il titolo della più celebre opera del compositore statunitense George Gershwin. Infinite volte la mia mente ha fatto ricorso a questa sinfonia, ma anche al film diretto da Vincente Minnelli che ne trasse ispirazione, per rappresentare la strana sensazione di chi decide di vivere in un luogo che non gli appartiene, di cui non possiede le chiavi di accesso né può dire familiari i codici di interpretazione, ma che al tempo stesso avverte limpidamente l’esigenza di nutrirsi di tutto questo.
Ecco, così potrei descrivere il tempo che mi separa dalla prima volta che misi piede in Puglia, ormai quasi dieci anni fa. Due lustri spesi di comunità locale in comunità locale, scoprendo i territori ampi e plurali che dall’Appennino conducono a Capo di Leuca, Finibus Terrae. Ora in auto, velocemente, per professione, ora in bicicletta o a piedi per passione e per curiosità, lentamente, lasciandomi affascinare dalla sorpresa che attende il viaggiatore dietro ogni nuova curva.
Sì perché le Puglie sono davvero numerose e varie, come numerose e varie sono le lingue che si ascoltano, i paesaggi che ti entrano dentro, le architetture che ti parlano, le ricette che ti deliziano. Ma anche le contraddizioni che ti aspettano, come l’orrore di certe periferie, l’aggressione antropica di certe coste altrimenti da paradiso, con logiche edificatorie e immobiliariste che non hanno risparmiato in cemento e asfalto, l’accumulo di rifiuti ai margini delle strade minori e dei tratturi, che invece sono le vene e le arterie con cui questa terra respira e vive.
Ho lavorato per i privati, incontrandone numerosissimi nel mio percorso, per le amministrazioni locali e per la Regione, cercando di non dimenticare mai le lezioni apprese e di far tesoro dell’esperienza in ogni ruolo, per agevolare il dialogo e rispondere alle migliori attese, anche quelle latenti e inespresse, ma sempre continuando a sentirmi come l’americano a Parigi, l’esterno, lo straniero, l’ospite, il viaggiatore. E forse questo, infine, è il vantaggio comparato che ho potuto offrire: il terzo occhio che riesce a leggere le situazioni che i residenti non vedono più, che osserva con curiosità ciò che i pugliesi danno per scontato, che si lascia ammaliare dall’inusitato ma sempre sfiorando la realtà, senza pregiudizi, senza legami di parentela o di appartenenza, senza schemi prefissati, senza lasciarsi deviare da interessi di parte o di campanile.
Ho scritto articoli, saggi e persino un libro su questa Puglia. Ma soprattutto progettualità, delibere e norme destinate a modificare lo status quo e introdurre innovazione nei meccanismi di funzionamento e di sviluppo delle sue economie, con particolare riferimento all’indotto della cultura e del turismo, veri volani del Bel Paese che in questa terra protesa e immersa nel Mediterraneo trovano infinite declinazioni e concrete ragioni d’essere.
In tutto questo trovo nuovi motivi di nutrimento e di viaggio, dalle Murge ai Monti Dauni, dal Gargano alla Magna Grecia, dalla Valle d’Itria al Salento, instancabilmente, di gente in gente, con occhi sempre nuovi da offrire e storie sempre nuove da ascoltare. E se ora la redazione di immediato.net mi offre l’occasione di raccogliere queste storie in un diario che mille volte avrei voluto iniziare, per poi trovarmi rapito dal tempo a rinunciare, posso solo sperare di non deludere.