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Home - Fiammetta Borsellino a Foggia, due giorni intensi coi più giovani. “Si esca dalla visione arcaica della mafia”

Fiammetta Borsellino a Foggia, due giorni intensi coi più giovani. “Si esca dalla visione arcaica della mafia”

Di Antonella Soccio
13 Marzo 2018
in Immediato TV, Cultura&Società
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Due giorni intensi di incontri e di testimonianze per Fiammetta Borsellino, figlia del giudice Paolo Borsellino, all’Unifg, da Ubik e stamattina al Liceo Classico Lanza di Foggia. Molto toccanti di una legalità senza retorica, come era quella del pm del pool antimafia, le parole di Fiammetta Borsellino. “C’erano le code di ragazzi che chiedevano di fare la scorta a mio padre, molti di loro erano giovanissimi e non sapevano la sensibilità dell’obiettivo. Un senso di invulnerabilità che si viveva accanto a lui era la spinta per continuare”, ha spiegato. Tante le domande da parte dei liceali. “Ha mai sentito il peso di suo padre, ha mai provato fastidio ad avere un padre così impegnato?”, ha chiesto un ragazzo. Vera e forte la risposta: “No, mai, io ed i miei fratelli siamo stati orgogliosi e fieri del suo percorso di vita, anche quando d’estate ci chiese di andare all’Asinara, un’isola paradisiaca, dove però c’eravamo solo noi e i poliziotti penitenziari. Quando sei ragazzino vivi tutto come un gioco, mia sorella era più grande. Ebbe forse un intimo atto di ribellione che la portò all’anoressia e al rifiuto”. Per Fiammetta Borsellino la parola legalità non deve perdere il suo senso, ma deve essere un viatico di marcia. “Si parla troppo di legalità e si fanno pochi esempi, mio padre amava sempre dire che ogni sera si doveva guardare allo specchio per riconoscersi. Va spezzata la catena dell’omertà. Mio padre amava i giovani, era sempre attorniato da bambini a cui insegnava le parolacce. Aveva una profonda ironia, amava molto mettere in imbarazzo mia madre, lui odiava le cene che lei organizzava”, ha detto regalando un ricordo familiare dopo la richiesta della prof Mariolina Cicerale. Con lei in prima fila le assessore comunali Claudia Lioia e Anna Paola Giuliani, il dirigente Carlo Dicesare e il sindaco Franco Landella. “Dobbiamo uscire dalla visione arcaica della mafia con la lupara e con la coppola, la mafia si insidia negli appalti e nelle pubbliche amministrazioni. Sfuggiamo dai luoghi comuni della mafia agricola.  C’è una trasformazione della mafia in mafia evoluta e finanziaria. Parlarne è l’unico modo per sconfiggerla. La marcia non si deve fermare al 21 marzo. Dopo l’onda emotiva si può allentare la tensione, la città deve sganciarsi dalle catene dell’omertà”, è stato il messaggio di Fiammetta. “Se la gioventù negherà il consenso anche l’onnipotente mafia svanirà”, era una delle frasi di suo padre, ricordate da Damiano Bordasco. Il senso di una mafia nuova, che si annida in settori apparentemente non “propri”, è stato anche il focus della lezione del professor Adelmo Manna all’Unifg in uno degli incontri dedicati al percorso educativo Unifg verso il 21 marzo per la XXIII Giornata Della Memoria e dell’impegno in Ricordo delle Vittime Innocenti delle Mafie, promossa da Libera, Avviso Pubblico e Regione Puglia.



Secondo il docente il 416bis, “l’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche..” comincia a mostrare la sua età, non è più adatto ai tempi e alle nuove fenomenologie criminali e alle mafie silenti. Un esempio illustrato dal prof è quello di Mafia Capitale, indagine per la quale non è stato riconosciuto il 416bis. Nella sentenza lunga 3500 pagine, i giudici hanno asserito che non potevano “estendere la norma fino ad includere la riserva di violenza per le magie non derivate, la cosa condurrebbe il Tribunale ad una innovazione legislativa che si porrebbe fuori dall’ordinamento”. Qual è il punto che rende oggi il 461bis più debole e da rinnovare? A detta di Manna l’elemento da decifrare è in quel tempo indicativo dell’articolo “si avvalgono”. “Con la presenza dell’indicativo gli elementi devono essere in atto e non i potenza”, ha spiegato l’accademico. Tuttavia vi sono due sentenze gemelle della Cassazione, di orientamento minoritario, che si rifanno alla civil law. Paolo Grossi ha scritto “L’invenzione del diritto”. Fino a che punto si può spingere il giudice penale? Qual è il suo compito: sussumere o adattare il diritto? La valutazione sta ai giudici, sta a loro decidere se derubricare il 416bis per le mafie silenti e amministrative o “inventare” la legge. Del resto bastano 3 persone per fare una associazione mafiosa. Intanto domani 14 marzo, si svolgerà a Foggia la conferenza stampa di presentazione della Giornata in memoria delle vittime di mafia presso il Salone di Rappresentanza della Prefettura di Foggia. Saranno presenti Luigi Ciotti presidente nazionale Libera, Michele Emiliano Presidente Regione Puglia, Massimo Mariani Prefetto di Foggia, Daniela Marcone vicepresidente nazionale Libera, Michele Abbaticchio vicepresidente Avviso Pubblico, Mario Dabbicco coordinatore regionale di Libera, rappresentante dell’Amministrazione Comunale di Foggia e  rappresentanti della famiglia di Giovanni Panunzio e delle altre vittime pugliesi delle mafie.

Tags: Fiammetta BorsellinoFoggiamafiaPaolo Borsellino
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