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Home - In Puglia sono 415 le cave attive e 2.579 quelle abbandonate. Secondi solo alla Lombardia

In Puglia sono 415 le cave attive e 2.579 quelle abbandonate. Secondi solo alla Lombardia

Di redazione
29 Aprile 2014
in Turismo
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Enormi crateri come ferite aperte sul territorio costellano i paesaggi italiani. Da Nord a Sud le cave attive in Italia sono 5.592, quelle dismesse e monitorate addirittura 16.045, mentre se aggiungessimo anche quelle delle regioni che non hanno un monitoraggio (Calabria e Friuli Venezia Giulia) il dato potrebbe salire a 17mila. Nonostante la crisi del settore edilizio abbia contribuito a ridurre le quantità dei materiali lapidei estratti, i numeri rimangono comunque impressionanti: un miliardo di euro di ricavo, 80milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia, 31,6 milioni di metri cubi di calcare e oltre 8,6 milioni di metri cubi di pietre ornamentali estratti nel 2012. Rilevanti sono anche gli impatti e i guadagni legati all’estrazione di pietre ornamentali, ossia di materiali di pregio dove sono minori le quantità estratta ma rilevantissimi i guadagni e gli stessi impatti (dalle Alpi Apuane al Marmo di Botticino-Brescia, alla pietra di Trani).

A governare un settore così importante e delicato per gli impatti ambientali è a livello nazionale tuttora un Regio Decreto del 1927, con indicazioni chiaramente improntate a un approccio allo sviluppo dell’attività oggi datato. Inoltre in molte regioni, a cui sono stati trasferiti i poteri in materia nel 1977, si riscontrano rilevanti problemi per un quadro normativo inadeguato, una pianificazione incompleta e assenza di controlli sulla gestione delle attività estrattive.

Questi, in sintesi, i dati del ‘Rapporto Cave 2014’ di Legambiente presentato a Roma insieme all’ebook sui paesaggi delle attività estrattive in Italia.

In Puglia sono 415 le cave attive, mentre son ben 2.579 quelle dismesse e/o abbandonate che fanno balzare la nostra regione al secondo posto della classifica nazionale, dopo la Lombardia.

I due principali bacini estrattivi sono Apricena e Trani. Il bacino della Pietra di Apricena, tra i principali poli estrattivi italiani, si estende ai piedi del Gargano tra i comuni di Apricena, Poggio Imperiale e Lesina. Mentre il bacino della Pietra di Trani si estende tra i comuni di Trani, Andria, Bisceglie, Corato, Ruvo, Minervino Murge e Canosa ed è storicamente il più vasto giacimento calcareo pugliese, almeno fino alla fine degli anni ’80. La Provincia di Barletta-Andria-Trani detiene il primato di provincia con la più elevata concentrazione di cave in relazione all’estensione del proprio territorio (una cava ogni 8,1 Km²).

Nonostante la crisi del settore edilizio in Puglia si continua a cavare. In particolare: sabbia e ghiaia sono i materiali principalmente estratti per un totale di 10,3 milioni di metri cubi, seguiti da pietre ornamentali con 658 mila metri cubi, calcare 1.2 milioni di metri cubi, argilla con 783 mila metri cubi e gesso con 11 mila metri cubi.

A fronte di numeri così impressionanti i canoni di concessione pagati da chi cava sono a dir poco scandalosi in confronto ai guadagni del settore, soprattutto in Puglia dove la Regione e i Comuni incassano solo lo 0,7% rispetto ai profitti delle aziende. Nel 2012 sui soli inerti cavati, pari a 10,3 milioni di metri cubi che hanno fruttato 129 milioni di euro di introiti ai cavatori, la Regione ha percepito solo 827 mila euro.

Un ragionamento specifico va fatto per le pietre ornamentali dove a fronte di un peso ridotto nella quantità estratta vi sono enormi guadagni a fronte anche qui di canoni irrisori. Per esempio, per la famosa pietra di Apricena viene imposto un canone ridicolo pari a 0,13 euro a metro cubo: ciò significa che la Regione percepisce solo lo 0,2% ripetto ai 7,8 milioni di euro annui del volume d’affari di questo materiale.

La Regione Puglia non ha ancora provveduto a redigere un Piano di recupero ambientale per le cave dismesse, ovvero quelle aree abbandonate prima dell’intervento normativo delle Regioni, per le quali sarebbero necessari un censimento ed una conseguente riqualificazione ambientale. Ad oggi, invece, vige il solo obbligo di ripristino ambientale delle cave in esercizio.

Tags: ApricenalegambienteRapporto Cave
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