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Home - Melfi crocevia di destini, da Agnelli a Marchionne. Così, con Jeep Renegade, Fiat e sindacati si giocano il futuro

Melfi crocevia di destini, da Agnelli a Marchionne. Così, con Jeep Renegade, Fiat e sindacati si giocano il futuro

Di Michele Iula
8 Novembre 2014
in Economia
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Sembra passato un secolo dall’arrivo dell’avvocato Gianni Agnelli nel profondo Sud, in Basilicata. C’era Giulio Andreotti al governo, nel 1990, quando si decise di sciogliere ogni dubbio per dare il via all’investimento su Melfi. “Fu annunciato – ricorda il segretario regionale della Fismic, Antonio Zenga – che nel prato verde di San Nicola di Melfi, in una zona a vocazione agricola priva di impianti industriali, sarebbe nato uno degli insediamenti più importanti della Fiat. Lo stabilimento Sata fu costruito tra il 1991 e il 1993, con un investimento complessivo di 6,6 miliardi di lire, quasi la metà fu coperto da sovvenzioni statali”. In poco più di 20 anni sono successe molte cose alla fabbrica italiana perno dell’industria automobilistica nazionale. Dal fallimento sfiorato sino all’arrivo del manager in maglione blu, Sergio Marchionne. Proprio l’uomo dello storico annuncio per questa terra avida di lavoro, simbolo di un Mezzogiorno combattivo seppur perennemente in ritardo nelle infrastrutture: “Investiremo oltre un miliardo di euro” per produrre il piccolo Suv Jeep. Con lui, il 20 dicembre 2012, il presidente John Elkann confermò le potenzialità a regime dell’impianto: 1600 auto al giorno. Numeri da primi della classe a livello mondiale. È questo il “crocevia” di Fca (Fiat Chrysler Automobiles), nata a settembre scorso con la comunione d’intenti tra Fiat e Chrysler, e che stravolgerà la logica produttiva e le relazioni sindacali. Melfi non sarà più confinata in una landa sperduta del profondo Sud, ma spingerà sul motore della produttività guardando costantemente oltre i confini continentali: per la prima volta lo stesso modello verrà realizzato in Italia, Cina e Brasile. Solo così si può arrivare a tre miliardi di consumatori, dall’America all’Indonesia. Lo sa bene Pietro De Biasi, responsabile delle relazioni industriali Fca: “Stiamo portando avanti investimenti qualitativi, non quantitativi – ha spiegato durante il congresso organizzato dalla Fismic -, arriveremo così ad una vera e propria riqualificazione del lavoro, che passerà dal superamento della parcellizzazione tra le prestazioni intellettuali e quelle manuali. Con lo stabilimento modello di Pomigliano, Melfi sarà il riferimento del Mezzogiorno produttivo d’Italia”.  

“Se non vinciamo la sfida con la Fiom questo Paese non ha futuro” 

“Siamo stati i primi a credere nell’accordo di Pomigliano. La via era quella dell’aumento della produttività del lavoro. Se non vinciamo questa sfida contro la FIOM questo paese non ha futuro, i nostri giovani non avranno lavoro”. Ne è convinto il segretario nazionale Roberto Di Maulo, “renziano” della prima ora: “Il premier Matteo Renzi sin dall’inizio ha intuito il cambiamento epocale dei rapporti tra le parti, governo-impresa-sindacati. Non possiamo arenarci su logiche vecchie di oltre 40 anni…”, ha precisato. A livello locale il faro resta l’accordo ACM per il comparto auto di Melfi: “Con questa intesa, che ha dato garanzie occupazionali agli stabilimenti Fiat e all’indotto, abbiamo allargato le maglie a Confindustria, favorendo così l’estensione di accordi del genere in tutte le aziende della Basilicata e, perché no?, in tutto il territorio nazionale”. Viene citato spesso Renzi: “Ha detto di stare dalla parte di Marchionne, con un totale accordo che non era mai giunto alla politica italiana in direzione del vertice Fca”. Qualche giorno fa, precisano, il premier “ha giustamente dichiarato: ‘I sindacati trattano con gli imprenditori, il Governo non deve chiedere il permesso. Le leggi il Governo non le scrive trattando con i sindacati’. Bene, è il momento che in Italia ognuno torni a fare il suo mestiere…”. Spetta a Di Maulo l’ennesimo attacco alle scelte della Fiom: “Se non vinciamo la sfida, il Paese non a futuro ed i giovani non avranno lavoro. Fior di economisti sostengono che solo l’aumento della produttività potrà far crescere il Pil, uno dei veri problemi dell’Italia ferma da troppo tempo, perché non riusciamo a comprenderlo?”. Dello stesso avviso il sottosegretario al Lavoro Massimo Cassano: “Atteggiamento di questo governo verso i sindacati è cambiato notevolmente: il sindacato deve fare il suo mestiere, noi dobbiamo fare altro. Fca ha fatto investimenti importanti, adesso bisogna creare condizioni favorevoli per lo sviluppo, soprattutto dal punto di vista infrastrutturale”.

Infrastrutture, maledette infrastrutture

Mentre si pianifica una politica industriale di respiro mondiale, a Melfi mancano strade, ferrovie ed un aeroporto di riferimento. Quest’ultimo si può facilmente individuare nel “Gino Lisa”, così come confermato da Cassano: “L’aeroporto di Foggia è importante per favorire lo sviluppo, anche di questo territorio. La Puglia è lunga più di 400 chilometri, come si può pensare di coprirla tutta con due soli aeroporti? Ecco perché Foggia può essere strategica anche per dare opportunità alla Basilicata. Attendere anni per una autorizzazione non è da Paesi civili…”. Non è da ” Paesi civili” percorrere, con il treno, 120 chilometri in oltre 2 ore e 20. “Assieme agli investimenti servono le infrastrutture – spiega Pasquale Cataneo, consigliere comunale di Foggia che ha sostituito Landella nel convegno -, per favorire lavoro di 1000 foggiani che ogni giorno raggiungono Melfi. Sulla mobilità la Puglia non ha investito un solo euro. Serve la cooperazione tra le Regioni anche in ottica della prossima programmazione europea dei fondi strutturali. Il Comune di Foggia – conclude – per questo è disponibile a collaborare per la costituzione di una cabina di regia per le infrastrutture decisive per lo sviluppo”.


 

Tags: AgnelliChryslerFcaFiatFismicFoggiaMassimo Cassanomatteo renziMelfiPietro De BiasiRenegadeRoberto Di MauloSergio Marchionne
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