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Home - Mafia, a Foggia arriva il N.I.A. contro le estorsioni. “L’aria sta cambiando ma c’è ancora troppa omertà”

Mafia, a Foggia arriva il N.I.A. contro le estorsioni. “L’aria sta cambiando ma c’è ancora troppa omertà”

Di Francesco Pesante
2 Marzo 2015
in Cronaca
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Adesso c’è il N.I.A., nucleo investigativo antiracket, per combattere il fenomeno delle estorsioni a Foggia. Si tratta, in buona sostanza, di un nucleo in grado di sostenere le vittime anche nelle fasi successive alla denuncia. Un sostegno psicologico e materiale, essenziale, secondo gli uomini della questura, nel percorso motivazionale delle vittime. Nel N.I.A. saranno presenti investigatori altamente professionali, in grado di assistere e consigliare la persona vittima di estorsione.

Il questore: “Sta cambiando l’aria”

“Ultimamente assistiamo a vari atti molto allarmanti – dice Piernicola Silvis -. Ma noi facciamo il nostro dovere elaborando strategie contro il fenomeno. Abbiamo chiesto alle pattuglie che controllano il territorio di essere assolutamente vigili”. Il questore annuncia un pattugliamento fisso in zona stazione e nel centro, in particolare a corso Cairoli “da dove giungono molti segnali di pericolo”- spiega. “Chi denuncia nn sarà abbandonato – insiste Silvis -. Ecco perché ci sarà un’utenza dedicata (0881668780) e una mail ([email protected]) gestita da operatori specializzati e riservati”.

Mafia foggiana senza riti

Secondo Silvis, la forza della mala foggiana sta tutta nella “mancanza di ritualità che scompagina le classiche dinamiche utili al nostro lavoro di indagine”. Secondo il questore è una scelta, discussa e approvata a tavolino dai clan. I boss non rispettano riti (tipici in altre organizzazioni criminali) per meglio insidiarsi nella società attraverso fenomeni come le estorsioni, l’usura e gli atti dinamitardi. Poi snocciola alcuni dati: “Nel 2013 45 denunce, 59 nel 2014. Questo vuol dire che sta prendendo piede il concetto di legalità. Si può affermare che l’aria, a Foggia, sta cambiando”. 

Grasso: “Bombe sintomo di debolezza”

Il presidente della Federazione Antiracket, Tano Grasso, parla degli ultimi atti intimidatori avvenuti a Foggia e provincia: “L’atto intimidatorio non lo fa chi si sente forte. Questa serie di agguati sono sintomo della debolezza dei clan. A Foggia si aveva difficoltà a parlare di mafia a Foggia. Pezzi di classe dirigente di questa città hanno più volte negato questa presenza. Ma oggi è assodato e il contrasto alla mala che le forze dell’ordine ha messo in atto in questi ultimi mesi non ha precedenti. “Il N.I.A. è importante – continua Grasso -, non è una sigla e basta ma uno strumento che ha un senso ben preciso”.

Ma la situazione resta seria. Fatica a ingranare l’iniziativa “Pizzo free”

“A Foggia c’è ancora troppa omertà nonostante l’aumento del numero di denunce. La responsabilità è degli operatori economici che fanno fatica a denunciare preferendo coprire gli estorsori con scuse banali”. Intanto in Assindustria si è aperto un dialogo significativo da quando si è insediato un nuovo gruppo dirigente capeggiato da Gerardo Biancofiore. Ma chiaramente c’è ancora tanto da fare. Basta guardare le difficoltà dell’iniziativa “Pizzo free” che fatica a decollare. “Ma a che minchia serve se ad aderire sono solo una ventina di commercianti? – dice istintivamente Grasso – Per farla serve un numero consistente ma ci vorrà del tempo”. L’idea, riuscita in città come Palermo, Ercolano e Capo d’Orlando, consiste nell’applicare un logo “Pizzo free” nei negozi liberi dalle estorsioni. È in corso un lavoro specifico per sensibilizzare i commercianti ad aderire ma è necessario accertarsi che quel logo venga rispettato al 100 per cento. Ma soprattutto, va certificato e autorizzato solo dopo il parere delle forze dell’ordine e su indicazione dello stesso Grasso. Serve tempo insomma, e servono gli strumenti. Come le associazioni antiracket, l’antiusura e ora il N.I.A. Ma l’aria, riprendendo le parole del questore, pare stia cambiando davvero.

Tags: FoggiaNiaPiernicola SilvisQuestura FoggiaSquadra MobileTano Grasso
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