A distanza di cinque anni dallo scioglimento del Comune di Foggia per infiltrazioni mafiose, alcune carte confluite nella recente maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sulla batteria Sinesi-Francavilla riportano al centro dell’attenzione i rapporti tra criminalità organizzata, imprenditoria e politica cittadina.
Sono documenti investigativi del Servizio centrale operativo e delle squadre mobili di Foggia e Bari, datati dicembre 2022, relativi al procedimento penale della DDA 2169/17. Negli atti dell’operazione denominata “Terzo Livello” vengono formulate ipotesi accusatorie molto gravi nei confronti di tre protagonisti dell’allora maggioranza che sosteneva il sindaco Franco Landella: l’ex presidente del Consiglio comunale Leonardo Iaccarino e gli ex consiglieri comunali Antonio Capotosto e Dario Iacovangelo. Quindici in tutto gli indagati, oltre ai tre politici ci sono i fratelli Antonello e Emiliano Francavilla e alcuni presunti affiliati e parenti stretti dei due boss.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, Iaccarino e Iacovangelo avrebbero fornito un contributo esterno alla batteria Sinesi-Francavilla, mentre a Capotosto viene contestata la partecipazione all’associazione mafiosa. Si tratta, è necessario precisarlo, di contestazioni contenute in un’informativa di polizia giudiziaria: l’indagine non è ancora sfociata in arresti o altre misure cautelari e ogni responsabilità dovrà essere accertata nel contraddittorio processuale.
Le contestazioni nei confronti dei tre politici
Nel capo dedicato all’associazione mafiosa, gli investigatori indicano Antonio Capotosto come presunto partecipe della batteria Sinesi-Francavilla. All’ex consigliere viene attribuito un rapporto di particolare vicinanza con i fratelli Antonello ed Emiliano Francavilla, definiti in una conversazione intercettata come suoi “fratelli”.
Secondo quanto riportato nell’informativa, Capotosto avrebbe affermato di non poter ostacolare gli interessi del gruppo: “Tu mi stai parlando dei miei fratelli, io non posso mettere da parte, non posso mettere il bastone”. Nel corso dello stesso dialogo avrebbe raccontato di essersi recato presso la villa dei Francavilla e di aver parlato direttamente con Antonello.
“Capotosto – scrivono gli inquirenti – racconta di essersi recato, tempo addietro, nei pressi della villa dei Francavilla e di avere incontrato Antonello Francavilla, che gli avrebbe rivolto delle richieste scritte (presumibilmente relative agli interessi criminali dell’organizzazione mafiosa che il consigliere avrebbe dovuto soddisfare in ragione della carica ricoperta)”.
Per Iaccarino e Iacovangelo, invece, l’ipotesi formulata è quella di concorso esterno in associazione mafiosa. La Dda contesta loro di aver messo a disposizione dell’imprenditore Antonio Fratianni, ritenuto dagli investigatori intraneo agli interessi della batteria, il proprio ruolo istituzionale per agevolare l’approvazione di una pratica urbanistica. Fratianni è l’edile condannato di recente a 18 anni per tentato duplice omicidio di Antonello Francavilla e del figlio per non restituire un investimento del clan.
La pratica della Di Santo Costruzioni
Uno dei capitoli centrali dell’indagine riguarda l’accordo di programma relativo alla riqualificazione urbana lungo la direttrice via Lucera-viale Giotto, del valore di un milione e 75mila euro, in favore della Di Santo Costruzioni.
La pratica, già passata dalla Regione Puglia, era arrivata più volte in Consiglio comunale senza essere approvata. Secondo gli atti, Fratianni avrebbe cercato di individuare i consiglieri che ne rallentavano l’iter e di ottenere il voto favorevole dell’assemblea.
Gli investigatori sostengono che la società fosse formalmente riconducibile a Fratianni, ma sottoposta anche al controllo occulto di Antonello Francavilla, che avrebbe finanziato l’imprenditore con 500mila euro per acquisire la gestione dell’impresa.
In questo contesto si inserisce un incontro del 7 ottobre 2020 tra Fratianni e Iaccarino. Secondo la ricostruzione della polizia, l’allora presidente del Consiglio comunale avrebbe rivelato all’imprenditore i nomi di Capotosto e Iacovangelo, indicandoli tra coloro che stavano ostacolando o rallentando la pratica.
“Chiamali, li scattiamo in corpo subito”
Le conversazioni intercettate restituiscono un linguaggio particolarmente duro. Dopo aver appreso i nomi dei due consiglieri, Fratianni dice a Iaccarino: “Chiamalo a Tonino, fallo venire. Così ci ricordiamo le specie antiche”. Poi, riferendosi anche a Iacovangelo, aggiunge: “Chiamalo che lo scattiamo in corpo subito, senza perdere tempo”.
Iaccarino tenta di tranquillizzarlo: “Non dobbiamo passare guai”. Fratianni replica: “Io glielo spiego in italiano semplice, poi i guai quali passiamo? Chi non resta con gli amici, i guai li passano loro”.
E Iaccarino: “Però a me fa piacere questo fatto perché ci sei davanti tu, io dico ragazzi quella pratica di cui mi avete parlato è qua, è lui la pratica”.
Fratianni: “Tu mi devi fare la sacrosanta cortesia, ok, per te lo sto dicendo, di radunarli a tutti quanti, ok, e visto che si deve parlare di me devo stare io presente”. Iaccarino: “Io lo faccio”. Fratianni: “Voglio la riunione dei capigruppo ok”.
Nel corso dello stesso colloquio, l’imprenditore pronuncia altre frasi che gli investigatori considerano minacciose nei confronti di chi si opponeva alla delibera: “Io li devo ammazzare”, afferma in un passaggio, aggiungendo poi che avrebbe evitato di “girare casa per casa” perché, entrando nelle abitazioni, avrebbe potuto “fare più danno”.
Sono espressioni riportate testualmente dagli investigatori e inserite nel quadro accusatorio, ma che non costituiscono, allo stato, un accertamento definitivo di responsabilità.
“In questa città c’è troppo sporco”
In un altro passaggio della stessa conversazione, Fratianni dichiara: “Io devo fare pulizia, troppo sporco. In questa città c’è troppo sporco e faccio io la pulizia, non ho problemi”.
Iaccarino sostiene che i consiglieri non convinti avrebbero dovuto presentarsi in aula e votare contro. Fratianni replica: “Non è un problema, mi fai dieci piaceri, dieci, non uno”. L’ex presidente del Consiglio invita quindi i colleghi ad assumersi pubblicamente la responsabilità del voto, evitando manovre o pressioni dietro le quinte.
Quando Iaccarino osserva che forse sarebbe stato inutile organizzare un incontro con Capotosto e Iacovangelo, Fratianni insiste: “Fammeli incontrare, perché Tonino forse non ha capito chi sono io”.
L’offerta di “integrare” i compensi
Tra le intercettazioni più significative figura quella nella quale Fratianni affronta apertamente il tema dei compensi dei consiglieri comunali.
L’imprenditore chiede quanto percepiscano per partecipare alle sedute. Iaccarino risponde che il gettone ammonta a 35 euro e che il compenso mensile si aggira sui 350 euro. A quel punto Fratianni afferma: “Quanti soldi dovete avere ancora per andare a fare il vostro dovere? Che io vi integro, ve li integro io direttamente, uno per volta. Quanto sono, dieci, cento, mille, ve li voglio dare io”. E ancora: “Mi voglio adeguare al sistema”.
Il ruolo attribuito a Iaccarino
Secondo la Dda, Iaccarino avrebbe utilizzato il proprio ruolo istituzionale inserendo ripetutamente la pratica all’ordine del giorno del Consiglio comunale e organizzando incontri tra Fratianni e alcuni consiglieri della maggioranza.
Gli investigatori gli contestano anche di aver promesso il proprio voto favorevole e di aver agevolato l’incontro tra l’imprenditore e Capotosto. Negli atti si legge che l’approvazione della delibera, avvenuta il 26 ottobre 2020, sarebbe stata comunicata da Iaccarino a Fratianni attraverso messaggi WhatsApp “a conferma del fatto che Capotosto aveva rispettato l’impegno preso il 7 ottobre 2020, allorquando aveva appreso che la DI Santo Costruzioni S.r.l. fosse un’azienda controllata dalla famiglia mafiosa dei Francavilla per il tramite dell’imprenditore Fratianni”.
La pratica ottenne il voto favorevole della maggioranza dei presenti, compresi Iaccarino, Capotosto e Iacovangelo. Il voto, naturalmente, non costituisce in sé una condotta illecita: l’ipotesi accusatoria si fonda sull’insieme delle conversazioni, dei rapporti ricostruiti e delle circostanze che, secondo gli investigatori, avrebbero preceduto la decisione dell’aula.
Iacovangelo e il voto favorevole
A Dario Iacovangelo, all’epoca consigliere comunale eletto nelle fila di Forza Italia, viene contestato di aver messo il proprio ruolo istituzionale a disposizione dell’imprenditore e, indirettamente, della batteria Sinesi-Francavilla.
Secondo l’informativa, Iacovangelo sarebbe stato “istruito” dal collega Capotosto e avrebbe votato favorevolmente alla pratica nella seduta del 26 ottobre 2020. La sua posizione viene inserita dagli inquirenti nel capo relativo al concorso esterno in associazione mafiosa insieme a quella di Iaccarino.
Anche in questo caso si tratta di un’ipotesi investigativa non ancora sottoposta al vaglio di un processo.
Capotosto e i Francavilla definiti “fratelli”
La posizione più pesante è quella attribuita a Capotosto. Gli investigatori ritengono che l’ex consigliere comunale non si sarebbe limitato a favorire occasionalmente interessi riconducibili al gruppo, ma avrebbe fatto parte della batteria Sinesi-Francavilla.
Nelle carte viene riportata una conversazione nella quale Capotosto parla di Antonello ed Emiliano Francavilla come dei propri “fratelli”, spiegando di non poter contrastare le loro richieste. Fratianni, a sua volta, osserva: “Loro non ti hanno scritto perché già stanno penando per cose che non sono le loro e non va bene”.
Sempre Capotosto: “Quando uno diventa politico cambia… cambia l’abito… cioè l’abito bisogna cambiarlo però… quando vengono gli amici…”
Stando alle accuse, il consigliere comunale avrebbe fatto leva sulla forza intimidatrice derivante dalla sua appartenenza ad una delle articolazioni della “Società foggiana”, assumendo l’impegno di fare pressioni su alcuni consiglieri, tra i quali sicuramente Iacovangelo ai quali “avrebbe ordinato – si legge nelle carte – di esprimere il voto favorevole sulla delibera che, una volta approvata, avrebbe consentito all’impresa edile formalmente intestata a Fratianni ma co-gestita e co-finanziata da Antonello Francavilla, di effettuare lavori pubblici nella città di Foggia, finanziati dalla Regione Puglia, con 1.075.000,00 euro”.
“Dopo aver verificato la veridicità della vicinanza tra i Francavilla e Fratianni”, Capotosto avrebbe promesso “la sua disponibilità a garantirgli totale copertura in Consiglio Comunale: ‘sei più forte adesso’“.
Per gli investigatori, quelle parole confermerebbero la vicinanza di Capotosto ai due esponenti criminali. La difesa, naturalmente, potrà fornire una lettura diversa delle frasi, del loro contesto e delle relazioni contestate.
Il ritorno del dibattito sullo scioglimento per mafia
Le carte assumono un peso particolare nel momento in cui, in alcuni ambienti politici della destra foggiana, sembra riaffiorare una lettura tesa a ridimensionare le ragioni che portarono allo scioglimento del Comune nel 2021.
La commissione d’accesso e il Consiglio dei ministri non erano chiamati ad accertare reati o responsabilità penali individuali. Lo scioglimento degli enti locali per infiltrazioni mafiose ha natura preventiva e amministrativa: si fonda sull’esistenza di elementi concreti, univoci e rilevanti capaci di evidenziare collegamenti o condizionamenti tali da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.
Non è quindi necessaria una sentenza di condanna né occorre dimostrare che ogni amministratore abbia commesso un reato. Possono assumere rilievo anche frequentazioni, relazioni pericolose, scelte amministrative opache e comportamenti politicamente inopportuni.
Nel caso di Foggia, però, le nuove carte vanno oltre il piano amministrativo: contengono vere e proprie ipotesi di responsabilità penale nei confronti di esponenti politici appartenuti a quella stagione. È questa la distanza che rende fragile ogni tentativo di cancellare o minimizzare lo scioglimento come se fosse stato un incidente burocratico o una decisione priva di basi.
Un’indagine ancora senza operazioni giudiziarie
Il procedimento non è ancora sfociato in arresti, misure cautelari o in un processo. Le contestazioni contenute nell’informativa rappresentano la prospettiva degli investigatori e della pubblica accusa, non una verità giudiziaria definitiva.
Resta tuttavia la rilevanza politica e istituzionale delle carte. Gli atti descrivono una rete di rapporti, incontri, conversazioni e interessi che coinvolge uomini ritenuti vicini alla batteria Sinesi-Francavilla e rappresentanti dell’amministrazione comunale poi sciolta per mafia.
Il futuro giudiziario dell’inchiesta stabilirà se quelle ipotesi siano sostenibili sul piano penale. Sul piano storico e politico, però, le intercettazioni riportano Foggia dentro una stagione che non può essere rimossa né riscritta con operazioni di memoria selettiva.












