Non sarebbe nato soltanto da questioni economiche o dalla spartizione del denaro il profondo contrasto tra Emiliano Francavilla, 47 anni e il fratello Antonello Francavilla, 49 anni già emerso nelle recenti intercettazioni della Direzione distrettuale antimafia di Bari. Alla base della frattura familiare, infatti, ci sarebbe una ferita mai rimarginata che riporta indietro di quasi trent’anni, all’omicidio del padre Mario Francavilla detto “il nero”, assassinato nel 1998.
Le nuove carte dell’inchiesta permettono di comprendere meglio il contesto nel quale sarebbe maturata quella spaccatura che oggi, secondo gli investigatori, rischia di incidere sugli equilibri della batteria Sinesi-Francavilla della Società foggiana.
Le rivelazioni del collaboratore Patrizio Villani
Un passaggio centrale dell’inchiesta è rappresentato dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Patrizio Villani, ex appartenente proprio al clan Sinesi-Francavilla, killer della mafia foggiana, originario di San Marco in Lamis.
Durante gli interrogatori, ritenuti attendibili e riscontrati dagli investigatori, Villani si definisce senza esitazioni un “killer” del clan, spiegando di essere stato molto vicino a Roberto Sinesi alias “lo zio” e al figlio Francesco Sinesi. Le sue dichiarazioni, secondo la Dda, consentono di ricostruire anche gli assetti della criminalità garganica e i rapporti tra il clan Sinesi-Francavilla, i Li Bergolis e il gruppo Moretti-Pellegrino-Lanza.
Il passaggio più significativo riguarda proprio il cambiamento dei rapporti tra i Sinesi e i Li Bergolis.
Rispondendo ai magistrati, Villani racconta che nel 2007 fu Emiliano Francavilla, insieme al cognato Mario Lanza, ad avvicinare il gruppo dei Li Bergolis.
Ma aggiunge un particolare che gli investigatori ritengono decisivo per comprendere le dinamiche interne.
Secondo Villani, Emiliano avrebbe scelto quell’alleanza perché riteneva i “Montanari” estranei all’omicidio del padre, mentre continuava a sospettare che dietro l’agguato del 1998 ci fossero i Trisciuoglio.
Il collaboratore spiega infatti che Mario Francavilla sarebbe stato ucciso dopo essersi schierato contro Federico Trisciuoglio, provocando una frattura con il gruppo Sinesi.
Il sospetto mai superato su Roberto Sinesi
È proprio questo il punto che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe scavato il solco tra Emiliano e il resto della famiglia.
Emiliano non avrebbe mai visto di buon occhio il progressivo riavvicinamento tra Roberto Sinesi e il gruppo dei Trisciuoglio, che lui continuava a ritenere coinvolto, direttamente o indirettamente, nella morte del padre.
Una convinzione che avrebbe alimentato negli anni un crescente distacco anche dal fratello Antonello, genero proprio di Roberto Sinesi e quindi sempre più inserito nell’orbita del capoclan foggiano.
Secondo gli investigatori, questa diversa lettura delle alleanze mafiose avrebbe finito per trasformarsi in una vera e propria contrapposizione personale e criminale.
Dalle divergenze strategiche allo scontro aperto
Le intercettazioni del 2025, già emerse nelle settimane scorse, mostrano come quella frattura storica sia ormai esplosa apertamente.
Le conversazioni documentano litigi per la gestione del denaro, accuse reciproche, contestazioni sulla spartizione degli introiti e perfino discussioni tra Antonello Francavilla e una delle figlie di Emiliano.
Secondo la Dda, dietro quei dialoghi non vi sarebbe soltanto un conflitto familiare, ma il riflesso di una divisione interna alla batteria Sinesi-Francavilla, tanto grave da richiedere l’intervento di affiliati come Ivan Narciso e Alessandro Moffa nel tentativo di ricucire i rapporti.
Per gli investigatori, dunque, la crisi tra i due fratelli non sarebbe il frutto di episodi recenti, ma l’epilogo di una frattura iniziata molti anni fa, alimentata da differenti visioni sulle alleanze mafiose e, soprattutto, dal sospetto mai abbandonato da Emiliano Francavilla che attorno all’omicidio del padre Mario non fosse mai stata detta tutta la verità.










