Le ondate di calore non sono più un fenomeno eccezionale, ma una delle principali conseguenze della crisi climatica che sta interessando l’Europa. È il messaggio lanciato dai circoli Arci “Maria Schinaia” e Legambiente “Gaia” di Foggia, che in una nota congiunta chiedono interventi concreti per affrontare un’emergenza che, sottolineano, non è soltanto ambientale ma anche sanitaria ed economica.
Secondo le due associazioni, l’attuale estate conferma ancora una volta la necessità di passare dagli annunci alle politiche di adattamento, perché “difendersi è un diritto”.
“L’Europa è l’area del mondo che si sta riscaldando più rapidamente”
Nel documento vengono richiamate le recenti dichiarazioni del direttore regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Europa, Hans Kluge, secondo cui il continente europeo è l’area del pianeta in cui il riscaldamento procede più velocemente.
Le associazioni ricordano come l’aumento delle temperature stia già mettendo sotto pressione i sistemi sanitari e provocando un crescente numero di vittime.
I dati dell’OMS: oltre 200mila morti in quattro anni
Arci e Legambiente citano i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo i quali negli ultimi quattro anni il caldo estremo avrebbe provocato oltre 200mila decessi in Europa.
Sempre secondo l’OMS, negli ultimi vent’anni la mortalità collegata alle ondate di calore sarebbe aumentata del 30%, mentre tra il periodo 2000-2004 e il quinquennio 2017-2021 i decessi tra gli over 65 sarebbero cresciuti dell’85%.
Per le associazioni si tratta di numeri che impongono una risposta politica immediata.
Il caldo accentua le disuguaglianze
Nel comunicato viene evidenziato come il caldo estremo non colpisca tutti allo stesso modo. La mancanza di spazi verdi, l’assenza di rifugi climatici, le carenze infrastrutturali e il fenomeno dell’isola di calore urbana renderebbero infatti particolarmente vulnerabili anziani, bambini e persone fragili.
Le due associazioni richiamano inoltre l’attenzione sul fenomeno della cosiddetta “cooling poverty”, la povertà energetica legata all’impossibilità di raffrescare adeguatamente le abitazioni, definita una nuova emergenza sociale che richiede specifici interventi di adattamento urbano.
“Il Piano nazionale c’è, ma senza risorse resta sulla carta”
Nel mirino di Arci e Legambiente finisce anche il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, approvato dal Governo circa due anni e mezzo fa.
Secondo le associazioni, nonostante il documento preveda 361 azioni di adattamento, nelle successive leggi di Bilancio non sarebbero state stanziate risorse dedicate per renderle operative.
Nel comunicato vengono richiamate anche le stime contenute nello stesso Piano nazionale, secondo cui entro il 2050 il settore agroalimentare italiano potrebbe subire perdite fino a 12,5 miliardi di euro l’anno in assenza di adeguate politiche di mitigazione e adattamento, mentre il comparto turistico rischierebbe danni economici fino a 17 miliardi di euro con un aumento della temperatura media di 2 gradi.
L’appello al Governo
Per questo Arci “Maria Schinaia” e Legambiente “Gaia” chiedono al Governo di destinare immediatamente risorse nazionali per finanziare gli interventi previsti dal Piano, integrandole con fondi europei, regionali e comunali.
“Non possiamo accettare che la crisi climatica venga sottovalutata, né che si continui a ignorare l’impatto reale delle ondate di calore sulla salute delle persone e sull’economia del Paese”, concludono le due associazioni, sottolineando che intervenire oggi significa salvare vite umane, proteggere i territori e garantire un futuro più sicuro alle comunità.











