La nota discoteca Domus di Foggia compare più volte nelle intercettazioni raccolte dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari nell’inchiesta che ha portato, nelle scorse ore, all’esecuzione di sei misure cautelari nei confronti di esponenti del clan Francavilla.
Agli arresti i fratelli Antonello ed Emiliano Francavilla, 49 e 47 anni; Alessandro Moffa, 46 anni, Daniele Barbaro, 35 anni, Ivan Narciso, 36 anni e l’imprenditore edile Antonio Fratianni, 60 anni.
Dalle conversazioni captate dagli investigatori emerge che il locale non sarebbe stato soltanto un’attività commerciale, ma un vero e proprio centro di interesse economico all’interno degli equilibri mafiosi, con i proventi che, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero stati destinati anche al sostegno di affiliati detenuti.
La contesa sulla Domus
Uno dei dialoghi più significativi è quello in cui Daniele Barbaro rivendica apertamente di aver sottratto la gestione della Domus alla famiglia Francavilla. Secondo quanto riportato nell’ordinanza, Barbaro sostiene di aver lasciato ai Francavilla soltanto il settore del contrabbando di sigarette, mentre il traffico di cocaina sarebbe rimasto di sua esclusiva competenza.
Parlando proprio della discoteca, afferma che i ricavi non sarebbero più andati ai Francavilla ma sarebbero stati destinati a due detenuti, identificati negli atti come Luigi Biscotti e Francesco Russo, entrambi ritenuti figure di riferimento dell’organizzazione criminale.
“Io non prendo un euro”
Le intercettazioni riportano anche un altro passaggio nel quale Barbaro ribadisce di non trarre alcun vantaggio personale dalla gestione del locale.
“Il Domus… gliel’ho tolto a quelli là… io non prendo un euro là sopra”, afferma durante una conversazione con altri interlocutori, aggiungendo che l’intervento avrebbe provocato forti tensioni all’interno della famiglia Francavilla. In un altro momento racconta perfino di essersi assunto personalmente il rischio della scelta, sostenendo di aver garantito lui stesso per le conseguenze che sarebbero potute ricadere sul gruppo.
I soldi destinati ai detenuti
Secondo gli investigatori, la vicenda della discoteca Domus rappresenterebbe uno degli esempi più chiari del sistema economico descritto nell’inchiesta.
Nell’ordinanza viene infatti evidenziato come Barbaro sostenga che l’estorsione al locale fosse stata originariamente istituita dalla famiglia Francavilla, ma che successivamente lui ne avrebbe assunto il controllo senza trattenere gli introiti, destinandoli invece al mantenimento di alcuni detenuti ergastolani. Gli stessi dialoghi richiamano il principio, ritenuto tipico delle organizzazioni mafiose, del sostegno economico agli affiliati finiti in carcere e alle loro famiglie.
La rottura con Ivan Narciso e i Francavilla
Le conversazioni documentano anche il deterioramento dei rapporti tra Barbaro, Ivan Narciso ed Emiliano Francavilla.
Barbaro contesta ai due di non aver rispettato gli accordi iniziali sia sul mantenimento dei detenuti sia sulle attività criminali condivise. In particolare rivendica di aver scelto di gestire autonomamente il traffico di cocaina, rifiutando invece di partecipare alla gestione del contrabbando di sigarette, che avrebbe lasciato agli altri interlocutori. È in questo contesto che torna nuovamente il riferimento alla Domus, indicata come una delle principali fonti economiche oggetto della contesa.
Anche Moffa collega la Domus allo scontro interno
Il nome della Domus riemerge anche in un’altra conversazione intercettata, questa volta tra Alessandro Moffa e un interlocutore, nella quale il locale viene indicato come uno dei motivi della crescente frattura con Barbaro.
“Per esempio i soldi del Domus quelli andavano a lui, ora non li prende più, quelli sono i nostri”, dice Moffa, aggiungendo che la scelta sarebbe stata conseguenza del fatto che Barbaro avesse propositi omicidiari contro Narciso: “Ci deve rompere le corna a noi”. Nello stesso dialogo viene sottolineata quella che gli investigatori interpretano come una duplice contestazione: da un lato la volontà attribuita a Barbaro di mettersi contro il gruppo, dall’altro la pretesa di continuare a beneficiare dei proventi economici della discoteca. “Ci vuoi rompere le corna e ti vuoi prendere anche i soldi?… Ora i soldi non li prendi più”, afferma ancora Moffa.
“Le cose nostre sono nostre tu cosa prendevi là ‘la 500 euro la 1000 euro?’ ora non la prendi più e come ci vuoi rompere le corna ti dobbiamo pure dare i soldi”.
Per la DDA un tassello degli equilibri mafiosi
Per la Procura della Repubblica di Bari e la Direzione distrettuale antimafia, le intercettazioni non descrivono soltanto una disputa economica, ma ricostruiscono le dinamiche interne del gruppo, la ripartizione dei settori criminali e il sistema di finanziamento dell’organizzazione.
La Domus diventa così, nella ricostruzione accusatoria, uno dei simboli degli equilibri di potere: un locale notturno che, secondo gli inquirenti, avrebbe rappresentato ben più di un’attività commerciale, trasformandosi in una fonte di sostegno economico del sodalizio mafioso e motivo di scontro tra i soggetti apicali dell’organizzazione.











