Si è parlato di fiducia tradita, di conti in rosso, di servizi sempre più in difficoltà e di un sistema sanitario che rischia di non riuscire più a garantire gli standard essenziali di assistenza. Sono stati questi i temi al centro dell’incontro pubblico “Sanità in Capitanata. Si è rotto il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni?”, promosso dalle associazioni aderenti ai Comitati Consultivi Misti del Policlinico Riuniti di Foggia e dell’ASL Foggia nella Sala del Tribunale della Dogana. All’iniziativa hanno partecipato medici, volontari e rappresentanti del mondo sanitario e associativo, tra cui l’Avo guidata da Patrizia Caccavo, l’Andos, il garante regionale dei diritti delle persone con disabilità Nicola Ferraro, il presidente di Confindustria Foggia Tito Salatto e Paolo Telesforo. L’apertura dei lavori è stata affidata a Pasquale Marchese, sindaco e presidente del Csv, che ha richiamato le difficoltà dei Monti Dauni.
“Spesso sono i volontari che suppliscono alle carenze della sanità pubblica. Noi della pubblica amministrazione dovremmo interrogarci e pretendere atti concreti”, ha sottolineato.
Il nodo del buco sanitario e l’aumento dell’Irpef
A tracciare il quadro della situazione è stato Tonio Battista, medico specializzato in Igiene e manager ospedaliero con una lunga esperienza maturata tra il Niguarda di Milano e le strutture pugliesi. Secondo Battista, le difficoltà della sanità regionale affondano le radici nei criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, che negli anni avrebbero penalizzato il Mezzogiorno e la Puglia. Il manager ha ricordato che l’Italia destina alla sanità una quota del Pil inferiore alla media dei Paesi Ocse e che la Puglia continua a soffrire nonostante il progressivo aumento delle risorse disponibili.
Particolarmente duro il passaggio sulla trasparenza. “Il buco si conosceva già nel 2025. C’erano 132 milioni di euro di disavanzo nel 2024 e in campagna elettorale nessuno ne ha parlato. Il rapporto di fiducia si incrina quando poi arriva l’addizionale Irpef”, ha affermato Battista.
Foggia maglia nera del disavanzo
Nel corso dell’incontro sono stati illustrati anche i dati economici che preoccupano maggiormente gli operatori del settore. Secondo quanto emerso, il contributo più consistente al disavanzo regionale arriverebbe proprio dall’ASL di Foggia, seguita dal Policlinico di Bari, mentre l’ASL barese chiuderebbe sostanzialmente in pareggio. Nei primi mesi del 2026 il passivo complessivo avrebbe già raggiunto quota 90 milioni di euro. Tra le principali voci di spesa figurano il personale, la farmaceutica, i dispositivi medici, la mobilità passiva e le liste d’attesa.
53 mila ricoveri fuori regione
Uno dei dati che più ha colpito il pubblico riguarda la mobilità sanitaria. Nel solo ultimo anno si sarebbero registrati 53 mila ricoveri fuori regione per una spesa complessiva di 346 milioni di euro. Eppure, secondo Battista, molte delle prestazioni richieste dai cittadini in altre regioni vengono già effettuate negli ospedali pugliesi. Tra queste figurano interventi ortopedici, chirurgia dell’obesità e procedure di fusione vertebrale. Un fenomeno che continua ad alimentare la fuoriuscita di risorse dal sistema sanitario regionale.
Personale, pensionamenti e carenza di specialisti
Un altro fronte critico riguarda il personale. Battista ha ricordato che negli ultimi anni sono state stabilizzate circa 2.400 persone, di cui 600 nell’ASL di Foggia, ma ha sollevato dubbi sull’effettiva efficacia di alcune scelte organizzative. Secondo il manager, parte del personale infermieristico e Oss sarebbe stata destinata a mansioni amministrative senza produrre un reale miglioramento dei servizi. A preoccupare sono soprattutto i numeri relativi ai medici: il 26,7 per cento ha più di 60 anni, 702 professionisti andranno in pensione nei prossimi anni e altri 108 lasceranno il servizio entro un anno e mezzo. Criticità emergono anche per le Case di comunità e per l’utilizzo delle nuove tecnologie sanitarie. “Si stanno acquistando apparecchiature che nessuno sa utilizzare perché mancano i radiologi”, ha osservato Battista.
Le proposte per evitare il collasso
Tra le possibili soluzioni indicate durante il confronto figurano una revisione dei criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, una verifica delle esenzioni ticket e una riorganizzazione del personale. Battista ha ricordato che in Puglia ci sono circa due milioni di esenti e che il mancato introito derivante dai ticket ammonterebbe ad almeno 100 milioni di euro. Il manager ha infine lanciato un monito che sintetizza le preoccupazioni emerse durante l’intera giornata. “Abbiamo tutti segnali di difficoltà del sistema e la situazione non può che degenerare”, ha dichiarato, richiamando la necessità di interventi rapidi per evitare un ulteriore peggioramento dei servizi sanitari in Capitanata e in tutta la Puglia.











