Una rete di rapporti, discussioni sulla gestione del traffico di droga, riferimenti al sostegno economico delle famiglie dei detenuti e presunti progetti per imporre regole sul territorio. È il quadro che emerge dalle intercettazioni confluite negli atti dell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e riportate nella relazione del Nucleo Investigativo dei carabinieri e della Squadra Mobile di Foggia a carico dei fratelli Antonello ed Emiliano Francavilla, 49 e 47 anni e del loro fedelissimo Ivan Narciso, 36 anni.
Antonello è indicato dagli investigatori come figura di vertice del clan Sinesi-Francavilla. Attorno a lui ruotano i nomi di Maurizio Mainiero e Alessandro Moffa, coinvolti in una serie di dialoghi con il capoclan avvenuti anche nel marzo scorso a Milano dove il boss stava scontando i domiciliari.
Le precauzioni per sfuggire alle indagini
Uno dei primi elementi evidenziati dagli investigatori riguarda l’attenzione riservata alle comunicazioni.
In una conversazione, Alessandro Moffa ricorda una precedente videochiamata con Francavilla e osserva che “parlava ma non si vedeva”. Da qui le raccomandazioni sull’utilizzo dei telefoni e sull’adozione di particolari accorgimenti per evitare di essere identificati.
Secondo gli investigatori, le intercettazioni mostrerebbero una costante attenzione a eludere eventuali attività investigative e a mantenere riservati i contatti tra gli appartenenti al gruppo.
“I soldi dei fissi che ci mando io ai carcerati”
Un altro filone riguarda l’assistenza economica ai detenuti e alle loro famiglie.
Negli atti vengono riportate conversazioni nelle quali si parla della necessità di garantire sostegno a chi si trova in carcere. In particolare, Francavilla afferma: “I soldi dei fissi che ci mando io ai carcerati”, spiegando come, a suo dire, fosse necessario aiutare chi apparteneva al gruppo.
Gli investigatori interpretano questi passaggi come indicativi di una struttura organizzata capace di assicurare assistenza economica agli associati detenuti e ai loro familiari.
Il controllo del territorio e il mercato della droga
Tra i passaggi più significativi ci sono quelli relativi al controllo del territorio e alla gestione degli approvvigionamenti di sostanze stupefacenti.
In una delle conversazioni riportate negli atti, Francavilla sostiene: “La strada è una cosa, la guardiania ne è un’altra, il lavoro è un altro. Non mischiate le cose”.
Secondo la ricostruzione investigativa, il dialogo riguarda la spartizione delle attività economiche e criminali e la necessità di mantenere distinti i diversi settori di interesse.
Ancora più esplicito appare un altro passaggio nel quale viene prospettata la possibilità di imporre l’acquisto della droga esclusivamente a Foggia.
“Compri da Foggia o ti sfascio la testa”, afferma Francavilla nel corso di una conversazione riportata negli atti, aggiungendo che chi si fosse rifornito altrove avrebbe creato problemi all’organizzazione.
“Stiamo sopra la zona”
Gli investigatori evidenziano inoltre diverse frasi che ritengono indicative della volontà di esercitare un controllo sul territorio.
Tra queste quella in cui Francavilla afferma: “Stiamo sopra la zona”, espressione che, secondo la DDA, sarebbe sintomatica della rivendicazione di una posizione dominante nell’area di riferimento.
Nelle conversazioni emergono anche riferimenti a imprenditori, guardianie, appalti e rapporti con soggetti operanti in diversi settori economici.
I rapporti con altri esponenti criminali
Negli atti compaiono inoltre riferimenti a Raffaele Tolonese, soprannominato “Rafanill”, e ad altri soggetti ritenuti vicini agli ambienti criminali foggiani.
Le intercettazioni riportano discussioni sulla gestione del traffico di stupefacenti e sulla necessità che determinate decisioni venissero concordate preventivamente con Francavilla.
In uno dei passaggi più significativi, quest’ultimo afferma: “La cosa rimane libera, perché io non posso chiudere a tutti quanti i rubinetti”, spiegando che impedire completamente determinate attività avrebbe significato mettere in difficoltà economicamente molte persone coinvolte.
La figura del presunto vertice
Nella sintesi investigativa, le conversazioni vengono interpretate come la dimostrazione di un ruolo centrale attribuito ad Antonello Francavilla all’interno dell’organizzazione.
Gli investigatori richiamano numerosi passaggi nei quali lo stesso afferma che determinate questioni devono necessariamente passare da lui, sottolineando: “Perché tanto sempre da me devono passare”.
Un’affermazione che, secondo la ricostruzione della DDA, rappresenterebbe uno degli elementi utilizzati per delineare il ruolo direttivo contestato all’indagato nell’ambito dell’inchiesta.










