La Procura di Foggia ha chiesto la condanna all’ergastolo per Giuseppe Rendina, 49 anni, imprenditore agricolo di Trinitapoli, accusato dell’omicidio del socio Giuseppe Ciociola, sessantenne di Zapponeta, assassinato con un colpo di pistola alla testa nelle campagne del centro rivierasco l’11 marzo 2022.
La richiesta è stata formulata dal pubblico ministero Alessio Marangelli davanti alla Corte d’Assise di Foggia, insieme alla pena accessoria dell’isolamento diurno per dodici mesi. La sentenza è attesa per il prossimo 26 giugno.
Il delitto nelle campagne di Zapponeta
Secondo la ricostruzione dell’accusa, Ciociola sarebbe stato ucciso nel suo podere in contrada Alma Dannata. Il corpo venne ritrovato il giorno successivo.
Per la procura, Rendina avrebbe agito per evitare di restituire un prestito di 60mila euro che la vittima reclamava da tempo. Denaro che, secondo l’impostazione accusatoria, Ciociola avrebbe voluto recuperare per acquistare un appartamento da intestare ai figli.
L’ipotesi investigativa sostiene che l’imprenditore si sarebbe avvicinato alle spalle del socio, sparandogli a distanza ravvicinata.
La stessa arma del duplice omicidio dei Cirillo
Uno degli elementi principali dell’accusa riguarda la consulenza balistica eseguita dai carabinieri del Ris.
Secondo gli accertamenti tecnici svolti durante le indagini, la pistola utilizzata per uccidere Ciociola sarebbe la stessa impiegata quattro mesi dopo nel duplice omicidio di Gerardo e Pasquale Cirillo, padre e figlio di Cerignola assassinati il 30 luglio 2022 in un campo di carciofi.
Per quel delitto Rendina è già stato condannato all’ergastolo in primo grado. In quell’occasione l’imputato aveva ammesso di aver sparato ai due uomini, pur respingendo l’accusa di premeditazione.
Anche per il duplice omicidio dei Cirillo, gli inquirenti hanno individuato un movente economico legato a una somma di denaro che sarebbe stata richiesta indietro dalla vittima.
L’arresto mentre era già detenuto
Quando il 25 maggio 2023 gli venne notificata l’ordinanza cautelare per l’omicidio Ciociola, Rendina si trovava già in carcere per il duplice delitto di Cerignola.
Durante le indagini aveva negato di avere debiti nei confronti del socio ucciso. Nel corso del processo, invece, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
La difesa contesta le prove
La difesa dell’imputato ha chiesto l’assoluzione sostenendo che la consulenza balistica non fornirebbe certezze assolute ma soltanto valutazioni probabilistiche.
Sono stati inoltre evidenziati altri elementi ritenuti favorevoli all’imputato: l’assenza di impronte digitali o tracce biologiche riconducibili a Rendina sul bossolo recuperato dagli investigatori e il fatto che nessun testimone lo abbia collocato sulla scena del crimine il giorno dell’omicidio.
Un processo durato quasi tre anni
Il procedimento è iniziato il 29 settembre 2023 e ha subito un rallentamento tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 a causa di una richiesta di ricusazione della Corte d’Assise presentata dalla difesa e successivamente respinta dalla Corte d’Appello di Bari.
Ora la parola passa ai giudici, chiamati a decidere se accogliere la richiesta della procura. In caso di condanna, per Rendina si tratterebbe del secondo ergastolo pronunciato in primo grado nel giro di poco più di un anno.











