La revisione della politica di coesione europea proposta dal vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto apre una riflessione importante sul futuro dei territori. L’obiettivo è rendere i Fondi di Coesione più flessibili e capaci di sostenere le nuove priorità strategiche dell’Europa: competitività industriale, sicurezza energetica, innovazione e transizione ecologica. Una visione che punta a trasformare queste risorse da semplici strumenti redistributivi a leve concrete per la crescita e lo sviluppo.
In questo scenario, la provincia di Foggia rappresenta uno dei territori più interessanti del Mezzogiorno grazie alla sua leadership nella produzione di energia da fonti rinnovabili.
Ne parliamo con Antonella Pasqualicchio, presidente della Sezione Energia di Confindustria Foggia e imprenditrice del settore.
Presidente Pasqualicchio, come valuta la proposta europea di rendere più flessibile l’utilizzo dei Fondi di Coesione?
Ritengo che il dibattito aperto a livello europeo sia molto importante e vada affrontato senza pregiudizi. La missione originaria dei Fondi di Coesione, cioè ridurre i divari territoriali, resta centrale. Tuttavia oggi il contesto economico è profondamente cambiato e l’Europa deve affrontare sfide nuove legate all’energia, alla competitività industriale e alla transizione ecologica. In questo quadro una maggiore flessibilità può consentire di utilizzare le risorse in modo più efficace, orientandole verso investimenti capaci di generare sviluppo duraturo.
Confindustria, attraverso il presidente Emanuele Orsini, ha sostenuto la necessità di concentrare gli investimenti su progetti ad alto impatto. Condivide questa impostazione?
Assolutamente sì. È fondamentale evitare la dispersione delle risorse in una molteplicità di interventi frammentati. Gli investimenti pubblici devono produrre effetti concreti sulla produttività delle imprese, sull’innovazione e sull’occupazione. Quando le risorse vengono indirizzate verso infrastrutture strategiche e progetti in grado di generare valore economico, il beneficio ricade sull’intero territorio.
Perché questo tema è particolarmente rilevante per la Capitanata?
Perché la provincia di Foggia rappresenta uno dei principali poli italiani delle energie rinnovabili. Negli ultimi anni eolico e fotovoltaico hanno trasformato il nostro territorio in un protagonista della transizione energetica nazionale. Oggi però non basta più essere un territorio che produce energia. Dobbiamo compiere un salto di qualità e costruire una vera filiera industriale legata all’energia.
Cosa significa concretamente costruire una filiera energetica completa?
Significa investire nelle reti elettriche, nei sistemi di accumulo, nella ricerca applicata, nella formazione specialistica e nelle nuove competenze professionali. Significa creare le condizioni affinché intorno alla produzione energetica possano nascere nuove imprese, centri di innovazione e attività ad alto valore aggiunto. È qui che i Fondi di Coesione possono diventare uno strumento decisivo.
Quale potrebbe essere il beneficio per il territorio?
L’obiettivo è trasformare il vantaggio naturale della Capitanata in un vantaggio competitivo. Abbiamo risorse ambientali straordinarie e un patrimonio di competenze che va valorizzato. Se riusciremo ad attrarre investimenti e a consolidare una filiera industriale dell’energia, potremo generare occupazione stabile e qualificata, soprattutto per i giovani, e rafforzare la capacità del territorio di competere a livello nazionale ed europeo.
Spesso politica energetica e politica industriale vengono affrontate separatamente. È ancora possibile?
Credo di no. Oggi energia e industria sono strettamente collegate. Il costo e la disponibilità dell’energia rappresentano fattori determinanti per la competitività delle imprese. Investire nelle infrastrutture energetiche significa investire direttamente nello sviluppo economico del territorio. Per questo le due politiche devono procedere insieme e integrarsi in una strategia comune.
C’è chi teme che una revisione dei Fondi di Coesione possa penalizzare il Mezzogiorno. Cosa risponde?
Penso che coesione territoriale e competitività industriale non siano obiettivi in contrapposizione. Anzi, sono due facce della stessa medaglia. Un territorio che investe in innovazione, infrastrutture e occupazione qualificata riduce concretamente i divari economici e sociali. La vera sfida è utilizzare le risorse in modo da generare sviluppo strutturale e non semplicemente assistenza.
Quale messaggio vuole lanciare alle istituzioni e agli operatori economici del territorio?
La Capitanata ha tutte le carte in regola per essere protagonista della nuova fase di sviluppo che si apre in Europa. Disponiamo di imprese dinamiche, competenze professionali e risorse energetiche strategiche. Dobbiamo avere la capacità di fare sistema e di utilizzare al meglio le opportunità offerte dalla nuova programmazione europea. I Fondi di Coesione non devono essere considerati soltanto trasferimenti finanziari, ma strumenti capaci di costruire crescita, competitività e futuro. Questa è la sfida che ci attende e che il nostro sistema produttivo è pronto a raccogliere.










