L‘annuncio del nuovo collegamento ferroviario diretto Lecce-Bari-Napoli non basta a cancellare il divario infrastrutturale che continua a separare il Mezzogiorno dal resto del Paese. È quanto sostiene Pasquale Cataneo, componente del Comitato di sorveglianza MIT FSC 2014-2020, che in una nota interviene sul tema dell’Alta Velocità nel Sud Italia, indicando nella vicenda della futura stazione Alta Velocità di Foggia uno dei simboli più evidenti dei ritardi accumulati negli ultimi anni.
Secondo Cataneo, nonostante il debutto del Frecciarossa diretto tra Puglia e Campania, il collegamento continua a presentare tempi di percorrenza incompatibili con gli standard dell’Alta Velocità già consolidati nel Centro-Nord.
“Cinque ore per 350 chilometri”
Nel documento viene evidenziato come nel 2026 il collegamento diretto tra Lecce, Bari e Napoli copra una distanza di circa 350 chilometri in cinque ore, con una velocità commerciale media di circa 70 chilometri orari.
Un dato che, secondo Cataneo, dimostra come il Mezzogiorno continui a scontare un pesante ritardo infrastrutturale rispetto alle regioni settentrionali.
“Mentre i governatori di Puglia e Campania plaudono al risultato, cittadini e imprese continuano a subire servizi e tempi di percorrenza molto distanti da quelli presenti nel resto del Paese”, afferma.
L’obiettivo rinviato al 2030
Nel suo intervento Cataneo sottolinea come la vera svolta sia stata rinviata al 2030, anno nel quale dovrebbe essere completata l’intera linea Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari.
Solo allora, secondo il cronoprogramma ufficiale, sarà possibile collegare Bari a Napoli in circa due ore e Bari a Roma in tre ore.
Per l’esponente del Comitato di sorveglianza, il rinvio evidenzia un ritardo storico che, a ottant’anni dalla nascita della Repubblica, non sarebbe ancora stato colmato.
La stazione AV di Foggia come caso emblematico
Particolarmente critica l’analisi sulla nuova stazione Alta Velocità di Foggia, considerata da Cataneo il simbolo delle occasioni mancate.
L’infrastruttura, inserita nella programmazione strategica già dal 2017 attraverso il Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020, consentirebbe di eliminare l’inversione di marcia dei treni nella stazione centrale del capoluogo dauno, con un risparmio stimato di 11 minuti per i convogli veloci e fino a 15 minuti per gli Intercity.
Secondo Cataneo, il progetto avrebbe dovuto essere realizzato con una spesa iniziale di circa 40 milioni di euro. Oggi, invece, il costo previsto sarebbe salito a circa 100 milioni.
“Se fosse stata realizzata rispettando il primo cronoprogramma sarebbe già in funzione da oltre sei anni”, sostiene.
Cantieri ancora al palo
Nella nota viene evidenziato come la stazione AV sia ancora lontana dalla fase operativa. La prima fase funzionale dell’opera sarebbe infatti slittata al 2027, mentre per la seconda parte del progetto mancherebbero ancora coperture finanziarie complete.
Una situazione che, secondo Cataneo, continua a penalizzare utenti, imprese e finanze pubbliche.
L’appello a Mattarella
Nella parte finale del suo intervento, Cataneo richiama il messaggio di fine anno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rivolto ai giovani italiani.
“Continuo ad agire seguendo la Sua esortazione: ‘Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna’”, scrive.
Da qui l’appello affinché il Paese garantisca pari opportunità infrastrutturali tra Nord e Sud, superando ritardi che continuano a pesare sulla competitività del Mezzogiorno.












