C’è anche l’aggravante del metodo mafioso nell’inchiesta sul tentato omicidio di Luciano Bisceglia, netturbino pluripregiudicato di Monte Sant’Angelo rimasto ferito in un agguato armato avvenuto l’11 luglio 2025.
Davanti al gup del Tribunale di Bari è stata fissata l’udienza preliminare nei confronti di Marco Basta, 20 anni, Domenico Basta, 23 anni e Matteo Prencipe, 27 anni, accusati a vario titolo di tentato omicidio aggravato e porto illegale di armi.
La contestazione del metodo mafioso
Secondo quanto emerge dagli atti giudiziari, l’azione sarebbe stata compiuta “avvalendosi delle condizioni previste dall’articolo 416 bis”, con modalità ritenute idonee a esercitare controllo e intimidazione sul territorio.
Per la procura, infatti, l’agguato avrebbe avuto una chiara valenza dimostrativa, capace di incutere timore nella popolazione locale e riconducibile alle dinamiche della criminalità organizzata attiva a Monte Sant’Angelo.
I colpi di pistola contro Bisceglia
Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero esploso diversi colpi di pistola contro Luciano Bisceglia, colpendolo al volto e nella zona toracica. Le ferite riportate dalla vittima furono giudicate guaribili in sessanta giorni.
Nel procedimento vengono contestate anche la detenzione e il porto illegale di armi da fuoco in luogo pubblico. Gli investigatori fanno riferimento all’utilizzo di pistole calibro 7,65 Browning e 38 Special o 357 Magnum.
Prencipe ai domiciliari con braccialetto elettronico
Nelle ultime ore il giudice del Tribunale di Bari Giuseppe De Salvatore ha disposto per Matteo Prencipe la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
Il provvedimento è stato adottato tenendo conto delle condizioni sanitarie documentate dalla difesa e della possibilità di applicare strumenti di controllo elettronico.











