Dalle campagne del Foggiano fino alle province di Napoli, Salerno e Caserta, passando per cave dismesse, uliveti e capannoni abbandonati trasformati in discariche abusive. È il quadro inquietante emerso dalla vasta operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che, all’alba del 27 maggio, ha portato all’esecuzione di diciannove misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti speciali.
A eseguire il blitz sono stati i carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli insieme ai militari dei comandi provinciali competenti nelle province di Foggia, Napoli, Benevento, Roma, Latina e Salerno. In campo circa novanta militari.
Le accuse e le misure cautelari
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati avrebbero fatto parte di una struttura organizzata dedita allo smaltimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali provenienti da impianti industriali e di trattamento dislocati tra Campania, Lazio e Puglia.
Il gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura antimafia barese, ha disposto sei arresti domiciliari, sette obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e sei interdizioni dall’attività imprenditoriale per un anno.
Le indagini, coordinate anche dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, erano partite nell’ottobre del 2023 e si sono sviluppate attraverso intercettazioni, videoriprese, pedinamenti e sistemi di tracciamento elettronico.
Campagne trasformate in discariche
L’organizzazione, secondo gli inquirenti, avrebbe movimentato migliaia di tonnellate di rifiuti speciali e urbani indifferenziati provenienti soprattutto dalle province di Napoli, Salerno e Caserta, scaricandoli illegalmente nelle campagne pugliesi.
Tra le aree maggiormente interessate figurano Cerignola, San Severo, Lucera e vaste zone dell’Alto e Basso Tavoliere. Alcuni terreni agricoli sarebbero diventati autentiche discariche abusive a cielo aperto.
Secondo la ricostruzione investigativa, i rifiuti venivano spesso trasportati di notte da soggetti formalmente autorizzati, utilizzati come schermo per eludere eventuali controlli. Una volta scaricati, in alcuni casi i materiali sarebbero stati incendiati, rendendo l’aria “irrespirabile”, come sottolineato nel comunicato della procura.
Documenti falsi e siti fantasma
Gli investigatori hanno ricostruito un sistema basato sulla falsificazione della documentazione relativa ai rifiuti. I materiali, spiegano gli inquirenti, venivano classificati fittiziamente e accompagnati da formulari che indicavano destinazioni esistenti solo sulla carta.
In realtà, i rifiuti sarebbero poi stati abbandonati in cave dismesse, terreni agricoli, vigneti, uliveti e capannoni abbandonati tra Foggia, BAT, Bari, Napoli e Frosinone, provocando gravi danni ambientali anche in aree considerate di pregio naturalistico.
Sequestri milionari
L’inchiesta avrebbe consentito agli indagati di ottenere un profitto illecito stimato in circa 2 milioni e mezzo di euro grazie al mancato rispetto delle procedure legali di smaltimento.
Per questo motivo sono stati sequestrati dieci società, circa sessanta automezzi e beni mobili e immobili fino al raggiungimento della cifra ritenuta provento dell’attività criminale. In precedenza erano già state sequestrate circa cinquanta aree utilizzate per gli sversamenti illeciti.
Il quadro criminale tra Campania e Puglia
Secondo gli investigatori, l’operazione conferma ancora una volta la presenza di una filiera criminale consolidata tra Campania e Puglia nel settore dell’illecita gestione dei rifiuti.
“Automezzi carichi di rifiuti urbani indifferenziati provenienti da impianti della provincia di Napoli, Salerno e Caserta si sono ripetutamente diretti verso le campagne tra Cerignola, San Severo e Lucera”, si legge nella nota investigativa.
Gli inquirenti ricordano inoltre che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.










