Un sistema strutturato di estorsioni ai danni di imprenditori edili, con soldi ritirati periodicamente, intermediari incaricati della riscossione e rapporti continui tra esponenti dei clan foggiani. È il quadro che emerge dalle carte dell’operazione antimafia sulle estorsioni a Foggia, tra intercettazioni ambientali, informative della squadra mobile e verbali dei collaboratori di giustizia.
Negli atti investigativi compaiono più volte i nomi di Federico Trisciuoglio, boss deceduto nel 2022 dopo lunga malattia, e di Antonio Bellofatto, ritenuti dagli inquirenti figure centrali nella gestione delle richieste estorsive rivolte ad alcuni imprenditori del settore edilizio.
“Dobbiamo fare 1500 ciascuno”
Tra i passaggi riportati nelle informative c’è una conversazione intercettata tra Alessandro Moretti detto “Sassolin”, ucciso lo scorso gennaio e Francesco Abbruzzese, alias “Stoppino”, nella quale i due parlano apertamente della spartizione di somme di denaro.
“Dobbiamo fare 1500 ciascuno”, dice Moretti, frase che per gli investigatori dimostrerebbe la divisione dei proventi derivanti dalle attività illecite.
Nello stesso dialogo emerge il riferimento a “Fabio Trisciuoglio”, figlio del capoclan morto, indicato come soggetto incaricato di svolgere un “servizio” collegato alle attività criminali. Poco dopo, Abbruzzese chiede: “Ma chi va a prendere i soldi?”, mentre Moretti replica invitando a non esporsi direttamente.
Secondo gli investigatori, quelle conversazioni dimostrerebbero come le “batterie” foggiane continuassero ad agire in maniera coordinata soprattutto nel settore delle estorsioni.
Il ruolo attribuito a Bellofatto
Nelle carte dell’inchiesta ampio spazio viene dedicato anche ad Antonio Bellofatto, 79 anni, indicato dagli investigatori come figura di collegamento tra i clan e gli imprenditori vittime delle richieste di denaro.
In una conversazione riportata negli atti, Moretti spiega che Bellofatto sarebbe stato incaricato di andare “dall’estorto” insieme a un altro soggetto vicino ai clan. Bellofatto, preoccupato di possibili denunce, afferma: “Mi denunciano a me che li vado a prendere”.
Per la Direzione distrettuale antimafia, Bellofatto avrebbe avuto un ruolo operativo nella raccolta delle tangenti e nei contatti con gli imprenditori del settore edile.
Gli investigatori evidenziano inoltre la sua vicinanza a Federico Trisciuoglio e agli ambienti della criminalità organizzata foggiana.
Il sistema dei biglietti e degli avvicinamenti agli imprenditori
Tra gli episodi ricostruiti compare anche un’intercettazione nella quale Federico Trisciuoglio, pur ai domiciliari, parla di un imprenditore che avrebbe ottenuto un appalto edilizio. Una potenziale vittima che il boss vedeva dal balcone di casa tutte le mattine e che avrebbe una Audi A5.
Secondo quanto riportato nelle informative, Trisciuoglio avrebbe spiegato di voler lasciare un biglietto sull’auto dell’imprenditore per poi inviare Bellofatto ad avvicinarlo.
Gli investigatori interpretano quel dialogo come il tentativo di avviare una pressione estorsiva attraverso un soggetto ritenuto vicino al clan e ben inserito nei cantieri grazie alla propria attività lavorativa.
Le dichiarazioni del collaboratore Francavilla
A rafforzare il quadro accusatorio sono soprattutto le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Francavilla, ascoltato nel febbraio 2024.
Nel verbale, Francavilla parla apertamente di somme di denaro versate da imprenditori del settore edilizio. In particolare riferisce che un costruttore avrebbe consegnato “10 mila euro all’anno” tramite Bellofatto, definito “il tramite”.
Lo stesso collaboratore racconta poi che un’altra impresa edile avrebbe versato “mille euro al mese”, soldi che – secondo il suo racconto – venivano ritirati sempre da Bellofatto.
Francavilla descrive Bellofatto come una figura inserita stabilmente nel sistema estorsivo e utilizzata per mantenere i rapporti con gli imprenditori.
Le estorsioni sulle pale eoliche
Le carte dell’inchiesta fanno riferimento anche a presunte richieste di denaro legate agli impianti eolici nell’area dei Monti Dauni.
Secondo il collaboratore, Bellofatto avrebbe ritirato mensilmente somme di denaro per conto del gruppo criminale. In un passaggio del verbale si parla di problemi sorti quando uno dei soggetti coinvolti avrebbe minacciato di smettere di pagare sostenendo di non ricevere adeguata “protezione”.
Una dinamica che, secondo gli investigatori, confermerebbe il controllo mafioso esercitato attraverso intimidazioni e imposizioni economiche ai danni delle attività imprenditoriali.
Il sistema delle tangenti ai clan
Per la Direzione distrettuale antimafia, gli elementi raccolti tra intercettazioni, dichiarazioni e informative di polizia delineano un sistema consolidato di riscossione delle tangenti.
Le somme, secondo gli atti, sarebbero state raccolte da intermediari vicini ai clan e poi redistribuite tra le diverse componenti criminali attive sul territorio foggiano.








