Slitta alla prima settimana di giugno l’audizione dell’ex presidente della Regione Puglia Michele Emiliano davanti alla Terza commissione del Consiglio Superiore della Magistratura. Il confronto, inizialmente previsto per oggi, avrebbe dovuto affrontare il tema del ritorno in magistratura dell’ex governatore pugliese e delle possibili sedi da assegnargli. Ma sul tavolo resta ancora aperta la questione legata alla richiesta avanzata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta del Senato di avere Emiliano come consulente fuori ruolo. A rivelare i dettagli della vicenda è Repubblica Bari.
La lettera arrivata al Csm
Il rinvio arriva proprio nei giorni in cui al Csm è giunta la risposta ufficiale del presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, Tino Magni.
La lettera, inviata il 19 maggio, risponde ai chiarimenti richiesti dal Consiglio Superiore della Magistratura sull’attività che Emiliano dovrebbe svolgere all’interno della commissione senatoriale.
Il Csm, infatti, aveva chiesto spiegazioni sia sul ruolo previsto per l’ex governatore sia sulla necessità di un ulteriore magistrato, considerato che la commissione dispone già di una consulente togata.
“L’apporto di Emiliano è fondamentale”
Nella missiva, secondo quanto riportato da Repubblica Bari, Magni difende apertamente la richiesta di affidare a Emiliano l’incarico di consulente fuori ruolo, definendo il suo contributo “fondamentale” per il lavoro della commissione parlamentare.
Il presidente della commissione chiarisce inoltre che non sarebbe previsto alcun trasferimento della magistrata già in servizio e ricorda come anche la Commissione d’inchiesta Covid disponga attualmente di tre magistrati consulenti.
Il ruolo sul contrasto al caporalato
Secondo quanto spiegato nella lettera, Emiliano dovrebbe occuparsi in particolare delle tematiche legate al caporalato e alle nuove forme di sfruttamento lavorativo.
“Emiliano”, si legge nel documento citato da Repubblica Bari, “potrà esaminare il complesso delle attività svolte dagli uffici requirenti nei filoni di indagine per trarne elementi utili alla formulazione di nuove ipotesi normative”.
L’ex governatore pugliese dovrebbe inoltre contribuire all’individuazione di strumenti di contrasto e prevenzione del fenomeno del caporalato, anche attraverso il coinvolgimento delle amministrazioni locali e regionali.
Il richiamo al Quirinale
La lettera di Tino Magni si conclude con un auspicio rivolto direttamente al Csm affinché venga autorizzato il potenziamento della commissione parlamentare.
Nel passaggio finale viene richiamata anche l’attenzione più volte espressa dal presidente della Repubblica sui temi della sicurezza sul lavoro e dello sfruttamento.
Ora la decisione passa al Consiglio Superiore della Magistratura, dove, secondo Repubblica Bari, sul caso Emiliano resterebbero divisioni tra le diverse correnti interne.












