Sono stati assolti “perché il fatto non sussiste” i coniugi Ardian Halili e Merita Halili, imputati davanti al Tribunale di Foggia con l’accusa di maltrattamenti nei confronti della nuora Ermenita Halili. La sentenza è stata pronunciata dal giudice della prima sezione penale del Tribunale di Foggia, Gabriele Marasco, al termine del dibattimento.
La Procura della Repubblica di Foggia, rappresentata dal Vpo Gianluca Petti, aveva chiesto la condanna di entrambi a un anno e sei mesi di reclusione.
Le accuse: insulti, minacce e limitazioni alla libertà personale
Secondo il capo d’imputazione formulato dalla procura, i due coniugi, originari dell’Albania ma residenti stabilmente a Foggia da circa trent’anni, avrebbero maltrattato la nuora convivente tra il 2018 e il 2020 attraverso una serie di comportamenti vessatori e umilianti.
Nel dettaglio, agli imputati veniva contestato di insultare quasi quotidianamente la donna con espressioni offensive come “puttana”, “schiava” e “scema”.
Secondo l’accusa, Ermenita Halili sarebbe stata costretta a cucinare e pulire l’abitazione senza poter uscire autonomamente di casa, dovendo essere accompagnata da un membro della famiglia del marito defunto.
La procura contestava inoltre ai coniugi di averle impedito di avere rapporti con i propri familiari, di averla minacciata di sottrarle i figli minori qualora avesse deciso di allontanarsi dall’abitazione o di risposarsi, e di aver persino chiuso a chiave la dispensa obbligandola a chiedere il permesso per prendere il cibo necessario anche ai bambini.
Tra gli episodi riportati nell’imputazione figurava anche il danneggiamento del cellulare della donna, scaraventato a terra, e la pretesa di ottenere la consegna di somme di denaro prelevate dal suo libretto postale.
La denuncia e il trasferimento in una casa protetta
Dopo la denuncia, Ermenita Halili era stata trasferita insieme ai due figli, nipoti degli imputati, in una casa protetta. Attualmente la donna vive a Roma.
Nel processo si era costituita parte civile attraverso un avvocato del Centro antiviolenza della Capitale, chiedendo anch’essa la condanna dei due imputati.

La linea difensiva dell’avvocato Michele Sodrio
A difendere i coniugi è stato l’avvocato foggiano Michele Sodrio, che ha sostenuto durante il dibattimento come il contesto familiare descritto non integrasse automaticamente il reato contestato.
“È emerso dal dibattimento che Ardian Halili ha sempre avuto un atteggiamento da padre-padrone, ma la mia tesi difensiva, accolta dal giudice, era appunto che l’atteggiamento patriarcale di per sé non può essere considerato un delitto, se non ci sono prove di evidenti e sicuri maltrattamenti”, dichiara il legale.
Secondo Sodrio, il Tribunale avrebbe ritenuto insufficienti gli elementi per dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio l’esistenza di una sistematica condotta penalmente rilevante.
“Nonostante le pesanti accuse iniziali della ragazza Ermenita, i due coniugi sono stati assolti”, sottolinea.
“Il patriarcato è un fenomeno sociale, non penale”
L’avvocato commenta anche il significato della decisione. “Di sicuro il patriarcato è un atteggiamento arcaico ed esecrabile, ma va ricondotto a fenomeno sociale e non penale”, afferma Sodrio, definendo la pronuncia “una sentenza giusta ed equilibrata”.
La sentenza del Tribunale
Il procedimento era nato dalla richiesta di rinvio a giudizio depositata dalla Procura di Foggia nel 2020. L’udienza preliminare era stata fissata nel giugno 2021 davanti al Gup del Tribunale foggiano.
Con il dispositivo emesso il 15 maggio 2026, il giudice Gabriele Marasco ha assolto Ardian e Merita Halili “perché il fatto non sussiste”, concedendo 30 giorni per il deposito delle motivazioni della sentenza.











