“Al posto di parlare con le femmine devi parlare con i maschi… se no ti rompo le corna”. È una delle frasi riportate nell’ordinanza cautelare eseguita all’alba di oggi dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari nell’ambito della maxi operazione che ha portato a 18 arresti tra Foggia e provincia per estorsioni aggravate dal metodo mafioso e altri reati contestati nell’ambito delle attività riconducibili alla cosiddetta “Società foggiana”.
Al centro dell’inchiesta ci sono presunte richieste di denaro rivolte ad imprenditori di diversi settori economici: turismo, locali notturni, lavorazione della paglia, commercio di ricambi auto, cioccolaterie e imprese.
Nelle pagine dell’ordinanza emergono intercettazioni, testimonianze delle vittime e dichiarazioni di collaboratori di giustizia che descrivono un sistema di intimidazioni e richieste estorsive finalizzate – secondo l’accusa – al mantenimento dei detenuti e delle batterie criminali, in particolare i clan Moretti e Sinesi-Francavilla, di nuovo uniti per dividersi gli affari, spartirsi il territorio e gestire insieme la famigerata “lista delle estorsioni”.
Gli arrestati citati nell’ordinanza
Il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per Francesco Abbruzzese, alias “Stuppin”; Antonio Bellofatto; Fabrizio Bevilacqua; Saverio Bruno; Luciano Calabrese detto “Cupptill”; Luigi Croce; Antonio Riccardo Augusto Frascolla, detto “Antonello”; Gioacchino Frascolla; Alessandro Moffa; Pasquale Moffa; Raffaele Perdonò; Samuel Perdonò; Claudio Pesante alias “U’ sgarr”, Sergio Ragno; Ciro Spinelli detto “il marsigliese”, Ciro Stanchi, alias “Big Jim”; e Luigi Tonti. Per Francesco Cocco, invece, è stata applicata la misura degli arresti domiciliari.
Nel fascicolo compare più volte anche il nome di Alessandro Moretti, alias “Sassolin”, figura centrale in diverse conversazioni intercettate. Nei suoi confronti, però, la richiesta di misura cautelare è stata revocata per “intervenuto decesso dell’indagato”, come annota il gip nell’ordinanza.
Moretti è stato ucciso il 15 gennaio scorso a Foggia, in via Sant’Antonio. Era nipote dello storico boss Rocco Moretti, detto “il porco”, e la sua morte ha riacceso il timore di nuovi regolamenti di conti nella criminalità organizzata foggiana.
Le contestazioni riguardano, a vario titolo, episodi di tentata estorsione ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.
La presunta richiesta da 30mila euro all’imprenditore dell’hotel
Uno degli episodi contestati riguarda un imprenditore del settore alberghiero. Secondo la ricostruzione della Dda, Alessandro Moretti, Francesco Abbruzzese e Fabrizio Bevilacqua avrebbero tentato di costringere l’imprenditore a consegnare 30mila euro, somma che sarebbe stata pretesa per lavori relativi ad infissi già integralmente pagati.
Nell’ordinanza vengono riportate anche alcune frasi attribuite a Francesco Abruzzese.
“Io mo sono uscito 10 giorni fa, ho fatto sei anni e mezzo… sono stato una vita in galera”, avrebbe detto all’imprenditore.
E ancora: “Che prendo la gente e gli squaccio il melone… al momento opportuno mi vedi”.
Secondo gli inquirenti, le minacce sarebbero state formulate facendo leva sul timore di ritorsioni tali da compromettere la prosecuzione dell’attività imprenditoriale.
Le uova di Pasqua chieste alla cioccolateria
Un altro episodio contestato riguarda il titolare di una nota attività foggiana di rivendita di prodotti al cioccolato.
Secondo la procura, Fabrizio Bevilacqua avrebbe cercato di ottenere uova di Pasqua senza pagarle, sostenendo che fossero destinate a “Stuppin”, soprannome di Francesco Abruzzese.
Anche in questo caso l’accusa contesta l’aggravante mafiosa, sostenendo che la richiesta evocasse il peso criminale dell’organizzazione sul territorio cittadino.
Le minacce agli imprenditori della paglia
Nell’ordinanza vengono riportati diversi passaggi relativi ad imprenditori operanti nel settore della raccolta e vendita della paglia.
Secondo l’accusa, Alessandro Moretti e Francesco Abbruzzese avrebbero cercato di imporre il pagamento di una tangente periodica.
Tra le frasi intercettate compare: “Voi dovete dire che dovete parlare con Alessandro e con Stoppino”.
E ancora: “A Natale veniamo e ci prendiamo tutti i soldi”.
Gli inquirenti contestano anche il coinvolgimento di più persone riunite e l’utilizzo del metodo mafioso per intimidire gli imprenditori.
Il pizzo da 500 euro al mese all’attività di ricambi
Tra gli episodi più dettagliati nell’ordinanza figura anche la presunta estorsione nei confronti del titolare di un’attività di ricambi auto.
Secondo la Dda, Alessandro Moretti e Francesco Abbruzzese avrebbero imposto il pagamento di 500 euro al mese destinati al mantenimento di Abruzzese durante la detenzione.
L’ordinanza sottolinea che il denaro sarebbe stato richiesto facendo intendere alla vittima possibili conseguenze sulla prosecuzione dell’attività imprenditoriale.
La richiesta da 150mila euro all’imprenditore degli asfalti
Uno dei capitoli più pesanti dell’inchiesta riguarda la presunta tentata estorsione ai danni di un imprenditore titolare di un’azienda di asfalti.
Secondo l’accusa, Alessandro Moretti, Francesco Abbruzzese, Ciro Spinelli e Luigi Tonti avrebbero avanzato richieste per una tangente da 150mila euro.
Le intercettazioni riportate nell’ordinanza fanno riferimento a telefonate anonime e ad incontri intimidatori.
“Stai lavorando a Barletta, Foggia e Cerignola… inizia a preparare 150.000,00 euro e vai a ricorrere a chi vuoi…”, una delle frasi rivolte all’imprenditore.
In un altro passaggio compare la frase: “Al posto di parlare con le femmine devi parlare con i maschi”.
Secondo la procura, nel corso di un incontro successivo sarebbero state avanzate richieste pari al 10 per cento degli appalti ottenuti dall’azienda con il Comune di Foggia.
Le accuse sul locale notturno e i soldi per i detenuti
Nell’ordinanza compare anche la vicenda relativa al gestore di una nota discoteca foggiana.
Secondo gli inquirenti, Francesco Abbruzzese, Alessandro Moffa e Pasquale Moffa avrebbero tentato di imporre il pagamento di 400 euro mensili destinati al mantenimento dei detenuti e alla suddivisione tra le varie batterie della “Società foggiana”.
Contestata anche un’altra estorsione da 400 euro al mese attribuita a Raffaele Perdonò e Samuel Perdonò.
La vicenda dei mezzi rubati all’azienda
Nelle pagine dell’ordinanza compare anche un episodio relativo ai responsabili di un’azienda che aveva subito il furto di alcuni veicoli aziendali.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Alessandro Moretti, Francesco Abbruzzese, Saverio Bruno e Francesco Cocco avrebbero chiesto 15mila euro promettendo la restituzione della refurtiva.
La procura sostiene che il mancato pagamento avrebbe comportato il rischio di perdere definitivamente i mezzi rubati.
Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia
Nelle carte viene riportato anche il verbale del collaboratore di giustizia Carlo Verderosa, che parla di presunti pagamenti periodici destinati al clan Moretti. Decisive, inoltre, le dichiarazioni dei pentiti foggiani, Ciro e Giuseppe Francavilla e del garganico Matteo Pettinicchio, ex clan Li Bergolis-Miucci.
Secondo quanto verbalizzato, un imprenditore legato al settore alimentare e calcistico, ex patron de Foggia, avrebbe versato “3mila euro al mese”.
“1.500 vanno a Salvatore e Pesante, 750 a testa”, avrebbe dichiarato il collaboratore. E ancora: “È un’estorsione che hanno fatto loro, tutti e due”.
Le parole dell’imprenditore dell’hotel
Tra i passaggi più significativi dell’ordinanza ci sono anche le dichiarazioni dell’imprenditore del settore alberghiero che racconta il clima di paura vissuto dopo la richiesta estorsiva.
“Mi dovevo preoccupare e mi dovevo guardare attorno quando scendevo la mattina”, avrebbe dichiarato agli investigatori.
Secondo quanto riportato nelle carte, l’imprenditore avrebbe inizialmente evitato di denunciare per timore delle conseguenze.












