“La mafia è un pericolo per la democrazia”. È il monito lanciato dal procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Bari Roberto Rossi dopo la maxi operazione che oggi ha portato a 21 misure cautelari tra Foggia e il Gargano.
Diciotto arresti riguardano il filone delle estorsioni aggravate dal metodo mafioso ai danni di imprenditori foggiani, mentre altri provvedimenti sono legati al duplice omicidio di Apricena del 2017 e al recente omicidio di Stefano Bruno, con il tentato omicidio del padre Pasquale Bruno e del fratello Saverio Bruno.
Rossi: “Le mafie si sono radicate per sottovalutazione”
Nel corso dell’incontro con la stampa, il capo della Dda barese ha tracciato un quadro estremamente duro della situazione criminale in Capitanata.
“C’è una presenza di criminalità organizzata che entra nei rapporti sociali ed economici, ma le procure sono insieme per intervenire con energia”, ha dichiarato Rossi.
Secondo il magistrato, il contrasto giudiziario da solo non basta senza una forte risposta collettiva.
“Occorre una risposta sociale, politica ed economica che rompa questo rapporto insano tra criminalità organizzata e società”.
Il procuratore ha poi evidenziato il ruolo fondamentale delle denunce presentate dagli imprenditori vittime del racket. “Ottimo segnale le denunce degli imprenditori taglieggiati, non bisogna mai perdere la tensione su questi fenomeni”.
Rossi ha inoltre sottolineato come il fenomeno mafioso foggiano abbia radici profonde e consolidate nel tempo.
“Questa mafia è sempre esistita da quando si è radicata. Si sono create radici perché c’è stata sottovalutazione all’inizio. Manteniamo alta l’attenzione ma serve l’attenzione da parte di tutti”.
Poi la conclusione più netta: “La mafia è un pericolo per la democrazia”.
Le estorsioni e la “coalizione” tra batterie
L’inchiesta della Dda di Bari ha ricostruito, secondo gli investigatori, un sistema estorsivo condiviso tra diverse batterie della Società foggiana.
Le indagini, coordinate dalla Procura distrettuale antimafia e condotte da squadra Mobile e carabinieri, avrebbero documentato richieste di denaro ai danni di imprenditori operanti in diversi settori economici della città.
Un sistema che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato alimentato anche da accordi e collaborazioni tra gruppi criminali tradizionalmente rivali.
D’Agostino: “Le vittime non sono rimaste soccombenti”
Sull’operazione è intervenuto anche il questore di Foggia Alfredo D’Agostino, che ha sottolineato il lavoro investigativo svolto dalla Polizia di Stato e la risposta arrivata dalle vittime delle estorsioni.
“Operazione importante resa possibile grazie allo sforzo della Polizia di Stato. Le procure hanno sempre dimostrato grande attenzione verso questo territorio. C’è anche una intensa attività di prevenzione”.
D’Agostino ha poi evidenziato un elemento ritenuto centrale dagli investigatori: la collaborazione di alcuni imprenditori taglieggiati.
“C’è una coalizione di batterie ma anche l’importante collaborazione da parte delle vittime che non sono rimaste soccombenti dinanzi alle richieste estorsive”.
I tre filoni dell’operazione
La maxi operazione eseguita oggi si divide in tre distinti filoni investigativi. Il primo riguarda le estorsioni aggravate dal metodo mafioso riconducibili alle batterie della Società foggiana.
Il secondo è legato al duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, assassinati ad Apricena il 20 giugno 2017. Per quel delitto sono stati arrestati Matteo Lombardi e Luigi Ferro che seguono gli arresti dello scorso anno di Francesco Scirpoli e Pietro La Torre.
Il terzo filone riguarda invece il fermo di Giuseppe Robustella, 43enne di Manfredonia, accusato dell’omicidio di Stefano Bruno e del tentato omicidio di Saverio Bruno e Pasquale Bruno, avvenuti a Foggia il 29 aprile scorso.









