Nuovi sviluppi giudiziari sul caso dell’omicidio avvenuto lo scorso 13 marzo all’interno del “Ghetto Arena” di San Severo, dove perse la vita il cittadino gambiano Nyassi Mamina.
A intervenire è l’avvocato Giovanni Salatto, difensore di Toure Boubakar, attualmente detenuto in carcere nell’ambito dell’inchiesta. In un comunicato stampa, il legale sottolinea come la ricostruzione dei fatti sia ancora “parziale e preliminare” e invita ad attendere gli esiti degli accertamenti scientifici ancora in corso.
Respinta l’istanza al Riesame
Nel documento, la difesa prende atto della decisione del Tribunale del Riesame di Bari, che ha respinto la richiesta di revoca o attenuazione della misura cautelare nei confronti dell’indagato.
L’avvocato Salatto evidenzia però che gli elementi raccolti finora imporrebbero prudenza nella ricostruzione definitiva della vicenda.
“Tale ordinanza si fonda su un quadro indiziario ancora parziale e del tutto preliminare”, afferma il legale.
“Segni di un violento corpo a corpo”
La difesa richiama poi alcuni elementi emersi dagli atti d’indagine, tra cui la presenza di un coltello da cucina vicino al corpo della vittima, una ferita da taglio sulla mano dell’indagato e il ritrovamento di una ciocca di capelli stretta tra le dita della vittima.
Secondo il legale, si tratterebbe di “indicatori di un violento corpo a corpo e di una pregressa aggressione”, circostanze che potrebbero aprire “scenari giuridici ben diversi, tra cui l’eccesso colposo in legittima difesa”.
Attesa per gli accertamenti biologici
La difesa spiega inoltre che saranno decisivi gli esami tecnico-scientifici richiesti e già autorizzati dalla Procura.
“In particolare la ricerca di profili genetici sull’arma da taglio e l’analisi dei tamponi ungueali sulla vittima”, sottolinea Salatto, aggiungendo che tali verifiche potranno chiarire “chi impugnasse realmente quel coltello”.
Il riferimento alle condizioni del “Ghetto Arena”
Nel comunicato, l’avvocato richiama anche il contesto sociale in cui si è verificato il fatto di sangue.
Il “Ghetto Arena” viene descritto come “un ecosistema di estrema marginalità”, caratterizzato da sovraffollamento, carenza di servizi essenziali e condizioni di forte precarietà.
“In un simile limbo di fragilità sociale e psicologica, la soglia di percezione del pericolo e le reazioni individuali subiscono alterazioni profonde”, sostiene la difesa, evidenziando come tali aspetti dovranno essere valutati nel corso del procedimento.
Il legale conclude assicurando che il mandato difensivo proseguirà “con il massimo rigore tecnico”, nel rispetto delle garanzie processuali e della ricerca della verità.












