Il ritorno in magistratura appare sempre più lontano per Michele Emiliano. Il futuro professionale dell’ex governatore pugliese sarà definito nelle prossime ore, ma le strade più concrete portano verso incarichi alternativi: un contratto di collaborazione con la Regione Puglia o una consulenza “fuori ruolo” presso una commissione parlamentare del Senato.
Secondo quanto riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, la situazione è in evoluzione e passa attraverso il vaglio del Consiglio superiore della magistratura, chiamato a esprimersi sulle diverse ipotesi in campo.
Le opzioni sul tavolo
Da un lato c’è la proposta avanzata dalla Regione guidata da Antonio Decaro, che ha ipotizzato per Emiliano un contratto di lavoro autonomo con vincolo di continuità ed esclusività, della durata di un anno rinnovabile fino a tre. Un incarico legato alla gestione di dossier complessi, in particolare quello dell’ex Ilva, tra questioni giuridiche, processi di decarbonizzazione, approvvigionamento energetico e attuazione dell’Aia.
La retribuzione prevista sarebbe quella di un direttore di dipartimento regionale, circa 130mila euro lordi annui.
Dall’altro lato prende quota l’ipotesi parlamentare: una consulenza a titolo gratuito presso una commissione d’inchiesta del Senato, presieduta dal senatore Tito Magni, che si occupa di condizioni di lavoro, sicurezza e sfruttamento. Una soluzione più in linea con precedenti già autorizzati dal Csm.
Le perplessità del Csm
La proposta regionale ha però sollevato più di una perplessità all’interno della terza commissione del Csm, sia per la natura del contratto sia per il rischio di creare un precedente replicabile.
Nel frattempo Emiliano ha indicato al Consiglio le sue preferenze in caso di rientro in magistratura – la Direzione nazionale antimafia o il tribunale di Benevento – chiedendo anche di essere ascoltato in audizione.
Decisione attesa a breve
Nei prossimi giorni l’ex presidente della Regione sarà convocato dal Csm per chiarire la propria posizione. La terza commissione dovrebbe esprimersi entro il 4 maggio, con il passaggio successivo al plenum per la decisione finale.
Un percorso che, come evidenziato da La Gazzetta del Mezzogiorno, sembra comunque destinato a evitare il ritorno in toga, orientando Emiliano verso una delle due soluzioni alternative.











