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Home - Energas, fronte compatto a Roma: “No al maxi deposito GPL”, Manfredonia alza la voce davanti al Governo

Energas, fronte compatto a Roma: “No al maxi deposito GPL”, Manfredonia alza la voce davanti al Governo

Dopo l’incontro al Ministero, Comune, Regione e parlamentari ribadiscono il diniego: pesa il referendum del 2016 e il timore di un modello energetico superato

Di Redazione
15 Aprile 2026
in Ambiente, Manfredonia
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“Io, il sindaco La Marca e l’assessore regionale Piemontese abbiamo ribadito le nostre posizioni contro uno dei più grandi depositi costieri di gpl. Confidiamo nel Ministero soprattutto dopo aver esplicitato ulteriori questioni e alla luce del referendum che vide oltre il 95% dei cittadini pronunciarsi contro questo progetto. Ora confidiamo nell’attenzione con cui il Ministero trasferirà il dossier alla Presidenza del Consiglio tenuto conto tra l’altro che tra qualche giorno la Regione Puglia inoltrerà una ulteriore missiva per ampliare i motivi del nostro diniego. In bocca al lupo a noi”. Così sui social Giandiego Gatta, deputato manfredoniano di Forza Italia dopo l’incontro di oggi a Roma per dire no ad Energas a Manfredonia, una battaglia ormai decennale.

Anche la Regione Puglia ha confermato la propria contrarietà al deposito costiero di GPL a Manfredonia. Lo ha ribadito l’assessore regionale alle Infrastrutture Raffaele Piemontese al ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, al termine della riunione convocata con il Comune di Manfredonia, a Roma, per arrivare a una posizione definitiva sul progetto di deposito proposto da Energas.

Parliamo di un insediamento con 12 serbatoi tumulati per GPL da 5 mila metri cubi ciascuno; un capannone per l’imbottigliamento del GPL in bombole; 8 baie di carico per autobotti; un raccordo ferroviario alla stazione di Frattarolo lungo circa 2 chilometri; 2 tubazioni di collegamento con il porto industriale per il trasporto di GPL della lunghezza di 10 chilometri, di cui 5 chilometri interrati in terraferma e 5 chilometri sottomarini; l’adeguamento del pontile al molo A5 “Alti Fondali” per l’attracco delle navi e la discarica del GPL.

Si tratterebbe del più grande deposito costiero di GPL d’Europa, un impianto enorme destinato allo stoccaggio e alla distribuzione di gas di origine fossile, con serbatoi interrati, collegamenti al porto e alla ferrovia, un sistema di trasporto su gomma e rotaia: un’infrastruttura pensata circa 30 anni fa, in un mondo energetico completamente diverso.

“È un deposito che rappresenta un rischio inaccettabile sia per la sicurezza fisica che per l’identità economica del territorio: la sfida del 2026 non è più quella di stoccare gas, finiremmo per costruire un gigante che servirà sempre meno”, spiega l’assessore Piemontese, chiarendo che “non è una decisione ideologica, ma una scelta di realtà perché questo progetto nasce in un altro tempo: oggi l’Europa chiede di ridurre le emissioni e di abbandonare progressivamente i combustibili fossili, autorizzarlo significherebbe andare nella direzione opposta”.

La posizione che la Regione Puglia ha ribadito, rispetto al diniego di parere favorevole già manifestato nel 2021, si basa su una serie di motivi concreti.

Anzitutto il fatto che il progetto è fuori dalle nuove politiche energetiche. Negli ultimi anni l’Unione Europea ha fissato obiettivi stringenti per il clima: meno emissioni entro il 2030 e neutralità climatica entro il 2050. Questo significa puntare su rinnovabili, efficienza energetica e nuove tecnologie come l’idrogeno. Un deposito di GPL, invece, serve a stoccare e distribuire gas fossile: una tecnologia destinata a ridursi nel tempo.

L’area interessata si trova in un contesto naturale delicato, vicino a zone protette della rete europea Natura 2000. Anche se negli anni passati sono state previste misure di mitigazione, oggi l’attenzione alla tutela degli ecosistemi è molto più alta.

“Non possiamo permetterci nuovi impatti in territori già fragili”, ha continuato Piemontese a nome della Regione Puglia, sottolineando che, “ai rischi generici di un deposito di GPL, per questo insediamento a Manfredonia ci sono rischi aggiuntivi molto seri: parliamo di un’area a rischio sismico elevato”.

Uno scenario del tutto nuovo si presenta anche in termini di sicurezza. Il progetto prevede il passaggio di centinaia di convogli carichi di gas e la presenza di grandi quantità di GPL stoccato. Sulla direttrice Manfredonia-Foggia, lungo la Statale 89 e la ferrovia, ci sarebbe un traffico di autocisterne cariche di GPL con un rischio di incidenti difficili da controllare. Inoltre, l’area è relativamente vicina a infrastrutture strategiche come la base militare aerea di Amendola. Un insieme di fattori che oggi deve essere valutato con maggiore prudenza rispetto al passato.

E poi c’è la volontà del territorio per cui i cittadini di Manfredonia si sono già espressi nel 2016 con un referendum consultivo, quando il 96% dei votanti si è detto contrario all’impianto. Una posizione che negli anni è stata confermata dal Comune di Manfredonia.

“La Puglia ha scelto un’altra strada per cui stiamo investendo su energie pulite, innovazione e sostenibilità – ha evidenziato Piemontese – non possiamo tornare indietro su un modello industriale che il mondo sta superando. Difendiamo il diritto di questo territorio a costruire il proprio futuro e il futuro non è nei combustibili fossili, ma nella transizione energetica”.

“Rispetto per la storia della città”

Significativo l’intervento di un cittadino che ha scritto a l’Immediato: “Ci sono momenti in cui la politica dovrebbe abbassare la voce e, per una volta, ascoltare davvero. Non per cortesia istituzionale, ma per necessità democratica. Quando una città intera — Manfredonia — si ritrova a dire no con una percentuale che sfiora il plebiscito, il tema smette di essere tecnico e diventa umano, storico, persino morale.

La vicenda Energas non è nuova. È una di quelle storie italiane che tornano, ciclicamente, come certe febbri mai del tutto guarite. Cambiano i governi, cambiano i pareri, cambiano le carte. Ma resta una diffidenza profonda, che non nasce da ignoranza o chiusura, bensì dalla memoria. E la memoria, quando è collettiva, pesa più di qualsiasi autorizzazione.

A Manfredonia quella memoria ha un nome preciso: Enichem. Non è solo un ricordo industriale, è una ferita. Una notte in cui il gas scappò davvero, e con lui la sicurezza di una comunità intera. Famiglie in fuga, gente svegliata nel cuore della notte, paura negli occhi. Non è folklore, è esperienza vissuta. E chi ha visto i propri genitori correre via, mezzo vestiti, non dimentica. Non archivia. Non si fida facilmente.

Ecco perché oggi la questione Energas non può essere ridotta a un confronto tra carte bollate e conferenze di servizi. È qualcosa di più. È un banco di prova tra istituzioni e cittadini. Tra chi decide e chi subisce le conseguenze.

Colpisce, in questo quadro, una certa convergenza. Non frequente, non scontata. Uomini di schieramenti diversi che, almeno per una volta, si ritrovano dalla stessa parte. Il sindaco Domenico La Marca, l’assessore regionale Raffaele Piemontese, e anche il deputato Giandiego Gatta, da sempre in prima linea contro quel progetto. Non è solo una fotografia politica: è un segnale.

Perché, a ben vedere, in queste vicende c’è sempre chi si limita a dichiarare e chi invece sceglie di esporsi. E senza bisogno di proclami, qualcuno ha preferito stare dentro la vicenda, seguirla, accompagnarla, assumendosi il rischio di una posizione chiara. Non è poco, in tempi in cui la politica spesso galleggia.

Il punto, allora, non è essere a favore o contro un impianto. Il punto è capire se esiste ancora un confine tra ciò che è tecnicamente possibile e ciò che è socialmente accettabile. Perché uno Stato che non ascolta finisce per imporre. E quando impone, incrina quel rapporto fragile che tiene insieme istituzioni e cittadini.

Manfredonia, oggi, non sta solo dicendo no a un impianto. Sta chiedendo rispetto per la propria storia. E forse la politica, se vuole essere credibile, dovrebbe partire proprio da lì. Non dalle carte. Ma dalle persone”.

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Tags: Domenico La MarcaenergasenergiagarganoGiandiego GattaGplManfredoniaMinistero Ambienteraffaele piemontesereferendum 2016regione puglia
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