Una lettera dura, carica di dolore ma anche di determinazione. Giovanna Belluna Panunzio, nuora di Giovanni Panunzio, l’imprenditore edile ucciso dalla mafia foggiana nel 1992, ha affidato a una lunga riflessione pubblica il suo sfogo nei confronti della città.
Un testo che parte da una domanda inquieta: “Abbiamo fatto le scelte giuste?”. Un interrogativo nato durante un momento familiare, ma che si allarga fino a coinvolgere l’intera comunità foggiana.
“Memoria calpestata e dignità ferita”
Nel mirino della lettera ci sono le condizioni in cui versa oggi il ricordo di Panunzio. Dalla piazza a lui intitolata, definita “una ‘piastra’ che di fatto non esiste”, fino alla sede dell’associazione a lui dedicata, ritenuta inagibile.
Critiche anche verso il mondo politico: “Ci ritroviamo con un ceto politico che non ci dà risposte adeguate e non si assume le proprie responsabilità”.
Una situazione che, secondo la famiglia, colpisce profondamente la dignità di chi ha pagato un prezzo altissimo nella lotta alla mafia.
“La gente onesta è dalla nostra parte”
Nonostante l’amarezza, nella lettera emerge anche un riconoscimento forte verso la cittadinanza: “La gente onesta di Foggia sta dalla nostra parte”.
Un legame costruito in oltre trent’anni, che rappresenta per la famiglia Panunzio la forza per continuare a testimoniare i valori di legalità e coraggio.
L’allarme su violenza e nuove leve criminali
La riflessione si allarga poi al presente, con un riferimento esplicito alla situazione della città: degrado, calo della tensione morale e il timore che la violenza giovanile possa alimentare nuove generazioni criminali.
Un passaggio che si intreccia con l’attualità, segnata anche dall’ultimo omicidio avvenuto a Foggia.
“Serve una rivolta morale”
Nel finale, l’appello diretto alla comunità: “Chiedo nuovamente alla mia comunità foggiana una rivolta morale”.
Un invito a non restare in silenzio, a reagire, a difendere la città da chi la trascina verso violenza e illegalità.
“Foggia appartiene a noi e non ai prepotenti”, scrive Belluna Panunzio, rilanciando una speranza: quella di una “nuova primavera di dignità, onestà, riscatto e pace”.












