Una vita semplice, fatta di famiglia, lavoro e fede. È il ritratto che emerge dalle parole di Angelo Stramaglia, amico di Annibale “Dino” Carta, il personal trainer ucciso a Foggia, che lo ha conosciuto da ragazzo e ritrovato negli ultimi anni nella parrocchia San Francesco Saverio.
L’amicizia e la parrocchia
“Lo conosco da quando aveva quindici anni”, racconta Stramaglia. Un legame nato da giovanissimi e rafforzato nel tempo, fino a ritrovarsi fianco a fianco come ministranti.
“Negli ultimi anni ci siamo rivisti proprio in chiesa, siamo stati ministranti insieme per tre o quattro anni. Abbiamo fatto anche l’ultima Pasqua insieme. Era divenuto un devoto fedele nel corso del tempo”.
Un impegno vissuto con autenticità: “C’era da preparare la chiesa per il Natale o per la Pasqua, lui era sempre disponibile. Si dava da fare per tutto”.
Una comunità vera
Attorno alla parrocchia si era creata una vera comunità, fatta di relazioni e condivisione. “Era una comunità vera, anche con il parroco don Giulio, giovane, con cui c’era un rapporto diretto, sincero”.
Un ambiente in cui Carta era perfettamente integrato, stimato e benvoluto da tutti.
“Una persona pulita, impossibile immaginare qualcosa”
Il tratto che emerge con più forza è la sua bontà. “Tutti quelli che erano lì ieri sera sul luogo del delitto dicevano la stessa cosa: Dino era buono. C’era incredulità”.
Nessun segnale, nessuna preoccupazione. “Zero, assolutamente zero. Non ho mai visto nulla che potesse far pensare a qualcosa del genere”.
Anche le ipotesi emerse nelle ore successive, come quella dello scambio di persona, vengono percepite come lontane dalla realtà: “È difficile pensarlo, era alto quasi due metri”.
La famiglia e l’amore per la moglie
Stramaglia racconta anche il lato più intimo di Carta, quello familiare. “Era innamorato della moglie, di quelli con gli occhi a cuoricino. Una famiglia che guardavi come esempio”.
Una relazione solida, costruita con Sara, sposata di recente, e con le figlie, la grande avuta da una precedente relazione. “Aveva anche buoni rapporti con la precedente compagna. Era tutto tranquillo, tutto sereno”.
Una normalità spezzata
La quotidianità di Carta era fatta di cose semplici: qualche uscita con amici, la vita di parrocchia, la famiglia. “Ogni tanto veniva alle nostre serate, ma era una vita pulita, senza eccessi”.
Una normalità che rende ancora più incomprensibile quanto accaduto. “È tutto inspiegabile”, ripete più volte l’amico.
Un racconto che aggiunge un tassello al profilo di una vittima descritta da tutti allo stesso modo: una persona perbene, profondamente legata ai suoi affetti e alla sua comunità.









