A trentuno anni dall’omicidio di Francesco Marcone, resta ancora senza risposta una delle ferite più profonde della storia recente di Foggia. Un delitto per il quale, ancora oggi, non sono stati individuati i responsabili.
A sottolinearlo è Daniela Marcone, referente nazionale della memoria per Libera, figlia del funzionario assassinato il 31 marzo 1995. “A 31 anni di distanza quello che non è cambiato è che l’anniversario arriva in una situazione giudiziaria ancora incompleta”, ha dichiarato.
Un anniversario tra memoria e impegno
Questa mattina, davanti alla stele dedicata a Marcone, si è svolta la tradizionale deposizione della corona di fiori. Presenti autorità civili e militari, rappresentanti dell’Agenzia delle Entrate, dell’amministrazione comunale e familiari, tra cui Paolo Marcone, fratello di Daniela.
Un momento di raccoglimento che si inserisce in una giornata ricca di iniziative, tra cui la proiezione del documentario “Il sangue mai lavato” in una sala cinematografica cittadina, rivolta in particolare agli studenti universitari.
“È cambiata la verità sociale, ci sentiamo tanto accompagnati in questo giorno della memoria”, ha aggiunto Daniela Marcone, evidenziando come negli anni sia cresciuta la partecipazione della comunità.
Un delitto ancora senza colpevoli
Francesco Marcone, all’epoca direttore del Registro di Foggia, fu ucciso pochi giorni dopo aver presentato un esposto alla Procura per denunciare una rete criminale.
Da allora, nonostante le indagini, il caso non ha mai trovato una soluzione giudiziaria definitiva.
L’appello: “Non abbassare l’attenzione”
Durante la cerimonia è intervenuto anche il procuratore della Repubblica di Foggia, Enrico Infante, che ha definito l’omicidio “una ferita sempre aperta”.
“Tutti i cittadini di Foggia sanno che è stato ucciso qualcuno che faceva il suo dovere”, ha detto, sottolineando l’importanza della memoria come strumento di contrasto all’illegalità.
Infante ha poi ribadito la necessità di continuare a cercare la verità: “Non bisogna arrendersi, non abbandonare la vicenda come un fascicolo chiuso. Bisogna cercare, cercare, cercare”.
Il valore della rete e della partecipazione
Nel suo intervento, Daniela Marcone ha richiamato l’attenzione anche su altri fenomeni di illegalità, invitando a costruire una rete tra associazioni e cittadini.
“La nostra terra ha bisogno di attenzione continua”, ha affermato, sottolineando come la memoria non debba essere solo commemorazione, ma anche impegno concreto.
A 31 anni di distanza, il nome di Francesco Marcone resta simbolo di legalità e coraggio, mentre la città continua a chiedere giustizia.














