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Home - “Migliaia di euro per ogni auto”: intercettazioni e conti segreti del business dei furti tra Cerignola e la Bat

“Migliaia di euro per ogni auto”: intercettazioni e conti segreti del business dei furti tra Cerignola e la Bat

Dalle carte dell’inchiesta il sistema dei guadagni: pezzi venduti, soldi mancanti e una struttura organizzata con ruoli precisi

Di Francesco Pesante
18 Marzo 2026
in Cerignola e 5 Reali Siti, Inchieste
Pensa, Macchiarulo e un'auto cannibalizzata

Pensa, Macchiarulo e un'auto cannibalizzata

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Non si trattava di furti occasionali, ma di un sistema organizzato, strutturato e con ruoli ben definiti. È quanto emerge dalle carte dell’inchiesta della Procura di Trani, che ha portato alla richiesta di misure cautelari per 15 indagati, ricostruendo nel dettaglio il meccanismo alla base del traffico di auto rubate tra Cerignola, la provincia Bat (la più colpita in Italia dal fenomeno criminale) e il Barese.

Un’organizzazione con ruoli precisi

Il gruppo, secondo gli atti, operava come una vera associazione per delinquere. Al vertice figuravano promotori e organizzatori, affiancati da soggetti incaricati di rubare le auto, altri deputati alla gestione dei magazzini e altri ancora al trasporto e alla ricettazione.

Tra le figure chiave, emerge il ruolo di chi coordinava le operazioni e decideva tempi e modalità dei furti, mentre altri indagati si occupavano materialmente delle azioni sul territorio. Alcuni erano invece incaricati della gestione dei depositi dove i veicoli venivano portati dopo il furto.

I nomi

La procura ha chiesto il carcere per Alberto Macchiarulo, 42 anni di Cerignola, Sergio Martire, 46 anni di Cerignola, Pasquale Pensa, 41 anni di Cerignola, Albino Lupo, 38 anni di Cerignola, Giovanni Direda, 30 anni di Cerignola, Savino Pasticci, 23 anni di Cerignola, Francesco Strafezza, 26 anni di Cerignola, Alessio Matera, 25 anni di Cerignola, Pasquale Losito, 56 anni di Andria, Massimo Battaglino, 28 anni di Canosa ma residente a Cerignola, Bruno Bachini, 48 anni di Foggia ma residente a Rocchetta, Domenico Depalma, 29 anni di Cerignola, Michele Introna, 38 anni di Canosa ma residente a Trinitapoli, Riccardo Deramo, 43 anni di Cerignola e Vincenzo Digioia, 32 anni di Cerignola. Si attendono gli interrogatori di garanzia già fissati dal gip.

Le basi operative e i “cimiteri di auto”

Le indagini hanno individuato veri e propri centri logistici utilizzati dall’organizzazione: garage e aree isolate tra Cerignola, Trinitapoli, Barletta e Bisceglie. Luoghi dove le auto venivano nascoste, smontate e “ripulite”.

Particolarmente significativo il riferimento ai cosiddetti “cimiteri di auto”, aree rurali dove venivano ritrovate carcasse completamente cannibalizzate. In queste zone, spiegano gli investigatori, si procedeva allo smontaggio sistematico dei veicoli per ricavarne pezzi di ricambio destinati al mercato illecito.

Furti mirati e azioni coordinate

Le immagini delle telecamere e gli accertamenti tecnici mostrano operazioni rapide e coordinate. In alcuni casi, più persone agivano contemporaneamente: chi materialmente rubava l’auto, chi faceva da palo e chi gestiva i mezzi di supporto.

In un episodio documentato, due soggetti con volto travisato si avvicinano a un’auto parcheggiata mentre un’altra vettura, utilizzata come supporto, resta in attesa con il motore acceso. Dopo pochi minuti, il veicolo viene agganciato e portato via, con altri complici posizionati agli angoli della strada per evitare interferenze.

Il ruolo delle auto “staffetta” e delle targhe clonate

Elemento centrale del sistema era l’utilizzo di veicoli “puliti” o con targhe clonate, impiegati sia per i sopralluoghi che per il trasporto delle auto rubate.

Tra questi spicca un’Audi RSQ3, più volte intercettata dalle telecamere lungo le principali arterie stradali, spesso in coincidenza con i furti. L’auto veniva utilizzata come mezzo di appoggio e, in alcuni casi, trainava direttamente i veicoli rubati.

Le indagini hanno documentato anche l’uso di targhe fittizie applicate e rimosse in tempi rapidissimi, così da eludere i controlli e rendere più difficile il tracciamento dei mezzi.

Dal furto alla ricettazione

Una volta rubate, le auto seguivano due strade: alcune venivano smontate nei depositi per alimentare il mercato dei pezzi di ricambio, altre venivano reimmesse nel circuito illegale attraverso la ricettazione.

Il trasporto avveniva spesso di notte, con percorsi studiati per evitare controlli e con l’ausilio di più veicoli. In diversi casi, gli investigatori hanno documentato spostamenti sincronizzati tra più auto appartenenti al gruppo, segno di una pianificazione precisa delle operazioni.

La struttura del gruppo: promotore, organizzatori e sodali

Un altro elemento centrale che emerge dagli atti è la ricostruzione della struttura interna dell’associazione, che per gli inquirenti non sarebbe stata occasionale ma stabile e organizzata. Nel documento si legge che le indagini hanno consentito di delineare “tutti gli elementi costituenti l’associazione per delinquere”, a partire dall’esistenza di una cassa comune e da una “compiuta ricostruzione dei ruoli”.

Secondo questa impostazione, Pasquale Pensa viene indicato come promotore e vertice del gruppo, mentre Alberto Macchiarulo e Sergio Martire vengono collocati tra gli organizzatori. Attorno a loro si muoverebbe un gruppo più ampio di associati, ciascuno “con un suo ben distinto ruolo”, inserito in un progetto comune finalizzato alla commissione di una serie indeterminata di reati. Gli inquirenti sottolineano inoltre la disponibilità di “molteplici luoghi e mezzi”, ritenuti intercambiabili e funzionali alle attività del gruppo.

Le intercettazioni sui conti: il nodo delle auto vendute e dei soldi mancanti

Le conversazioni riportate fotografano invece il lato economico del sistema. In uno dei dialoghi, Sergio Martire richiama il numero delle auto trattate e dice: “abbiamo 67 (auto rubate) ABBIAMO VENDUTO 67”, mentre subito dopo con Alberto Macchiarulo discute della contabilità dei pezzi e dei ricavi: “1000 euro a macchina”, “il motore 800 euro, un altro motore 1200”.

Nella stessa conversazione il confronto si sposta sulle somme che, secondo gli interlocutori, mancherebbero all’appello. Macchiarulo dice: “oltre a quelli che stanno a terra mancano 15.000 euro”, mentre Martire replica: “sono quelli i soldi che mancano, 15.000 euro mancano”, con un ulteriore riferimento anche a cifre più alte. È in questo stesso passaggio che compare pure la frase: “io pure con 500 euro al giorno mi accontento”. Poi i due tornano a discutere dei guadagni: “1000 euro di porte, 2000 euro di motori e 2000 euro il davanti”, fino al calcolo finale “6000 euro e 4000 da avere sono 10000”, a conferma di una contabilità interna legata alla rivendita di componenti e parti di auto.

Un fenomeno radicato sul territorio

L’indagine evidenzia come il fenomeno dei furti d’auto non sia episodico ma strutturato, con collegamenti tra più territori e una logistica consolidata.

Cerignola si conferma snodo centrale, ma le attività si estendono a tutta l’area tra la provincia di Foggia e la Bat, con ramificazioni nel Barese.

Un sistema che, secondo gli investigatori, ha operato per mesi con continuità, alimentando un mercato illecito difficile da intercettare senza un’attività investigativa articolata e prolungata nel tempo.

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Tags: BatCerignolacronacafurti autoindagineintercettazioniprocura Traniricettazionesmontaggio autotraffico veicoli
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