La vicenda giudiziaria legata alla morte di Camilla Di Pumpo approda in Corte di Cassazione. Giovedì 19 febbraio la Suprema Corte dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità del ricorso presentato dalla famiglia, che da quattro anni chiede verità e giustizia per la giovane foggiana morta la sera del 26 gennaio 2022 in un violento impatto stradale nel centro abitato di Foggia.
Alla vigilia della decisione, i genitori Michele e Roberta e il fratello Matteo hanno scelto di rendere pubblica una lettera aperta, un appello che è insieme memoria, denuncia e richiesta di giustizia.
“La nostra vita è cambiata per sempre”
“Una maledetta sera del 26 gennaio 2022 la nostra vita è cambiata per sempre”, scrivono. Camilla aveva 25 anni, si era laureata in Giurisprudenza e stava svolgendo la pratica forense. Sognava di diventare avvocato penalista. “Si applicava con grande passione”, ricordano.
La Fiat Panda sulla quale stava rientrando a casa sarebbe stata travolta, secondo la ricostruzione dei familiari, da un’auto che procedeva “a velocità folle” in pieno centro abitato. Per lei non ci sarebbe stato scampo: “Nessun’altra e nessun altro avrebbe potuto sopravvivere a quell’incrocio, in quel momento”.
Nel testo emergono il profilo umano della giovane, “determinata, testarda, autentica, leale”, e il dolore quotidiano di una famiglia che parla di un’assenza impossibile da colmare. “Nessuno poteva proteggerla, neppure noi”, scrivono i genitori.
Il percorso nelle aule di tribunale
Accanto al lutto, la battaglia giudiziaria. La famiglia parla di “un percorso lungo e faticoso”, vissuto nelle aule di tribunale che Camilla avrebbe voluto frequentare per tutta la vita. Un cammino che definiscono “un calvario”, aggravato – sostengono – da una perizia tecnica ritenuta “discutibile e contraddittoria” sulla velocità dei veicoli coinvolti.
Nella lettera si denuncia anche il tentativo di attribuire una corresponsabilità alla vittima e si esprime amarezza per una condanna che, secondo i familiari, sarebbe “solo sulla carta”. In appello è stata inflitta una pena di 4 anni a Francesco Cannone, 23enne di Carapelle. Viene inoltre richiamato il comportamento dell’imputato dopo l’impatto, descritto come privo di soccorso immediato e accompagnato dal tentativo di sottrarsi alle proprie responsabilità.
“Da cittadini non possiamo accettarla, prima ancora che da genitori di Camilla”, scrivono, estendendo il pensiero “a tutte le Camilla che hanno perso la vita in circostanze analoghe”.
L’attesa della Suprema Corte
La determinazione della famiglia li ha portati fino alla Cassazione, nonostante – raccontano – i consigli ricevuti di “arrendersi” e “lasciare perdere”. Ora l’attesa è per la decisione di giovedì.
“Abbiamo sentito l’esigenza di scrivere una lettera aperta per ricordare una vicenda che non riguarda soltanto noi”, spiegano. Un appello che si chiude con una richiesta di preghiera per Camilla e per i magistrati chiamati a esaminare il ricorso, e con un ringraziamento a chi in questi anni è stato loro vicino.
Un messaggio firmato Michele, Roberta e Matteo, accompagnato da una frase che è diventata anche un invito: “Vivi come Camilla”.









