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Home - Separazione carriere, Forza Italia a Foggia: “Crociata per il Sì, eliminiano la casta dei magistrati”

Separazione carriere, Forza Italia a Foggia: “Crociata per il Sì, eliminiano la casta dei magistrati”

Il viceministro Sisto in collegamento telefonico: "Giochereste una partita in cui l’arbitro appartiene e tifa per una delle due squadre arbitrate?"

Di Antonella Soccio
26 Gennaio 2026
in Foggia, Immediato TV, Politica
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“Giochereste in una partita in cui l’arbitro appartiene e tifa per una delle due squadre arbitrate?” È il viceministro della Giustizia del Governo Meloni, Francesco Paolo Sisto in collegamento telefonico a galvanizzare le truppe azzurre del Comitato regionale e provinciale per il Sì al Referendum sulla riforma Nordio della Giustizia.

Forza Italia con il cerignolano Carlo Dercole e con l’onorevole Davide Bellomo ha rappresentato a Foggia le ragioni del Sì insieme alla pattuglia berlusconiana del territorio, l’onorevole Giandiego Gatta, il coordinatore e vicepresidente della commissione parlamentare antimafia, l’onorevole Mauro D’Attis, l’onorevole Giorgio Lovecchio e il segretario provinciale e consigliere regionale Paolo Soccorso Dell’Erba. Nel pubblico tantissimi militanti e dirigenti azzurri, da Giovanni Izzi a Raffaele Di Mauro, passando per Paolino La Torre, Lino Monteleone, Franco Nunziante, Pasquale Cataneo. E qualche ospite, come la segretaria cittadina di Fratelli d’Italia Daria Cascarano e il consigliere comunale ed ex parlamentare, il professor Nunzio Angiola.

“Il sorteggio è una soluzione necessaria per liberare la magistratura dalle correnti – ha detto il politico e avvocato barese -. Sbagliare un procuratore è un danno ai cittadini, dopo lo scandalo Palamara dobbiamo restituire credibilità al Csm. Vogliamo una giustizia migliore? Abbiamo già velocizzato il processo del 37,8 per cento. Se avessi solo il sospetto che la politica vuole mettere sotto processo la magistratura voterei No”. La telefonata si è chiusa con una esortazione. “Diventiamo crociati per questa battaglia per la civiltà”.

Secondo Dercole, coordinatore provinciale del comitato, quella dei magistrati contro la riforma è una reazione di potere, una battaglia di conservazione del potere, il PD che si professa progressista preserva la causa dei magistrati, evidentemente non hanno capito di cosa stiamo parlando. Il processo accusatorio è stato istituito dal guardasigilli Grandi che era fascista. La divisione delle carriere è in vigore in tutto l’Occidente civilizzato Germania, Austria, Svizzera, Spagna, Australia, Canada, non c’è in Bulgaria, Turchia e Romania”.

Secondo Bellomo coordinatore regionale del comitato, la riforma “elimina la casta dei magistrati, perché con l’estrazione a sorte, non ci saranno più le correnti. “Anche i magistrati previsti dal parlamento saranno eletti a sorte – ha spiegato -. Vogliamo che il giudice sia terzo, è l’arresto che fa audience. Non vogliamo che si voti per il Si perché si è di Forza Italia ma che si veda la norma”.

Pasquale Rinaldi già professore di Diritto Costituzionale presso l’Università di Foggia ha ripercorso le tappe della funzione giurisdizionale concepita dai lavori dell’Assemblea Costituente e dalla Commissione dei 75  cui faceva parte un giovane parlamentare come Aldo Moro.

Coesione sociale ed equilibrio tra i poteri, sono i due concetti chiave. “Le aule di giustizia servono non soltanto per garantire il diritto, ma per la coesione sociale perché lo Stato deve accertare se i comportamenti dei cittadini hanno una rilevanza penale. La funzione giurisdizionale deve avere l’equilibrio istituzionale. Dobbiamo smentire che questa riforma sia una demolizione dei principi della Costituzione”.

Il docente ha anche ripercorso la Legge Vassalli e il giusto processo. “Ogni processo si svolge nel contraddittorio e in condizioni di parità, la legge ne regola la ragionevole durata. Il giudice deve essere imparziale e terzo, che sono due cose diverse. L’imparzialità significa che il giudice è indifferente all’oggetto e ai soggetti del processo. La terzietà è un salto di qualità, vuol dire che il giudice è diverso sotto il profilo dell’ordinamento del processo rispetto alle parti. La riforma evidenzia questo primo aspetto con la creazione di due Csm, l’introduzione del sorteggio garantisce terzietà. La novità è l’Alta Corte di Disciplina. Il Csm non è un organo rappresentativo della magistratura, non appartiene alla magistratura, ma al popolo italiano, è un organo a rilievo istituzionale. I toni di questo dibattito sono a calor bianco e vanno a ledere il giusto equilibrio istituzionale tra gli apparati dello Stato di cui parlava Aldo Moro, quando l’Anm attacca riforme strutturali lo fa per partito preso. Attaccò anche l’istituzione della Direzione nazionale antimafia. La riforma è un progetto che mira a tutelare la libertà personale del cittadino, che passa attraverso il processo penale in cui deve esserci parità assoluta tra le parti, non soltanto nei mezzi ma anche rispetto a chi dovrà giudicare”.

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Tags: D'AttisDell'ErbaFoggiaGattaGiustiziariforma nordioseparazione carriereSisto
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