Nel dibattito nazionale sul caro-cure e sull’equità del Servizio sanitario nazionale, la Puglia occupa una posizione solo apparentemente meno critica. I dati del 21° Rapporto Sanità del Crea mostrano infatti come la regione presenti livelli di spesa sanitaria privata pro capite inferiori rispetto ad altre aree del Paese, ma allo stesso tempo evidenziano un forte impatto delle cure sui bilanci familiari e un ricorso crescente al privato dovuto alle difficoltà del sistema pubblico. Secondo il Rapporto, la spesa sanitaria privata in Italia ammonta a 43,3 miliardi di euro, pari al 24,2% della spesa complessiva. In Puglia, come nel resto del Mezzogiorno, la quota pubblica risulta percentualmente più alta rispetto al Nord, ma questo non si traduce automaticamente in una maggiore accessibilità alle cure.
Spesa più bassa, ma peso maggiore sui redditi
I dati regionali mostrano che la Puglia rientra tra le regioni con una spesa sanitaria privata pro capite più contenuta rispetto alla media nazionale. Tuttavia, il Rapporto chiarisce che questo non è un segnale positivo in senso assoluto: nelle regioni del Sud, infatti, la minore spesa pro capite è legata a redditi più bassi e non a una minore necessità di cure. Al contrario, nel Mezzogiorno la spesa sanitaria privata è cresciuta più rapidamente del reddito disponibile. Questo significa che, anche spendendo meno in valore assoluto, le famiglie pugliesi destinano una quota sempre più rilevante del proprio bilancio alla salute, sottraendo risorse ad altri bisogni essenziali. Il Crea evidenzia come proprio nel Sud la sanità “extra Ssn” venga percepita come una necessità e non come una scelta, segno di una difficoltà strutturale nell’accesso tempestivo ed efficace ai servizi pubblici.
Ricorso al privato per visite, odontoiatria e assistenza
Un altro elemento rilevante riguarda la composizione della spesa privata. Anche in Puglia, come nel resto del Paese, le voci che incidono maggiormente sui bilanci familiari sono l’odontoiatria, le visite specialistiche e l’assistenza di lunga durata ai pazienti non autosufficienti. Il Rapporto sottolinea come, a livello nazionale, oltre quattro milioni di famiglie siano esposte a spese sanitarie rilevanti proprio per queste prestazioni. Nel contesto pugliese, caratterizzato da liste d’attesa e da una distribuzione disomogenea dei servizi sul territorio, il ricorso al privato diventa spesso l’unica alternativa possibile.
Performance del sistema: la Puglia resta indietro
Un ulteriore dato che riguarda direttamente la Puglia emerge dall’indice di performance elaborato dal Crea, che misura l’efficacia complessiva dei sistemi sanitari regionali. Nel confronto nazionale, la Puglia si colloca nella parte bassa della classifica, insieme ad altre regioni del Mezzogiorno. Pur registrando un lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti, la regione resta distante dai livelli di performance delle realtà del Nord e del Centro. Un divario che contribuisce a spiegare il maggiore ricorso alla spesa privata da parte delle famiglie.
Il rischio rinuncia alle cure
Il Rapporto stima che 2,3 milioni di residenti in Italia vivano una condizione di disagio economico legata alla sanità, tra impoverimento e rinuncia alle prestazioni. Anche se il dato non è disaggregato per singola regione, il Crea evidenzia come il fenomeno sia più marcato tra le famiglie meno abbienti e nel Mezzogiorno. Per la Puglia, questo si traduce in un rischio concreto di rinuncia alle cure, soprattutto per le fasce sociali più fragili e per chi vive nelle aree interne e periferiche, come alcune zone della provincia di Foggia, dove l’accesso ai servizi sanitari è spesso più complesso.
Un sistema che regge grazie al “razionamento implicito”
Il Rapporto Crea lancia un messaggio chiaro: la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale è stata garantita negli anni attraverso uno “strisciante razionamento implicito delle tutele”, che ha colpito in modo particolare le regioni e le popolazioni più deboli. In assenza di un cambio di paradigma, avverte il Crea, il Ssn non sarà in grado di rispondere ai bisogni futuri legati all’invecchiamento della popolazione e alla crescita delle patologie croniche. Per la Puglia, questo significa affrontare con urgenza il nodo del rafforzamento dell’offerta pubblica, riducendo il divario territoriale e restituendo concretezza al principio di equità.








