Il chiarimento diffuso dall’amministratore giudiziario sulla vicenda del possibile passaggio di proprietà del Calcio Foggia arriva in un momento delicato, carico di aspettative e di emozioni per una città che sta provando a lasciarsi alle spalle una delle pagine più difficili della propria storia recente. Una precisazione tecnica, che ribadisce ciò che è già noto sul piano procedurale, ma che inevitabilmente si inserisce in un contesto umano, sportivo e simbolico molto più ampio.
La posizione dell’amministrazione giudiziaria e la procedura
L’amministratore giudiziario Vincenzo Vito Chionna ha chiarito che nessun accordo per la cessione del controllo della Foggia Calcio 1920 s.r.l. è stato perfezionato con l’avallo dell’amministrazione giudiziaria, rimasta estranea alla fase di libera negoziazione tra le parti. Al Tribunale di Bari, sezione Misure di prevenzione, non sarebbe stata ancora trasmessa la documentazione necessaria ad attestare la conclusione della trattativa e ad attivare la successiva fase del nulla osta giudiziario, così come previsto dal protocollo fissato dallo stesso Tribunale e già richiamato pubblicamente lo scorso 15 dicembre.
La procedura, viene ricordato, è chiara: solo dopo il deposito degli atti il Tribunale avrà quindici giorni per svolgere gli accertamenti di legge ed esprimere l’eventuale nulla osta, senza il quale non può essere validamente perfezionato alcun trasferimento di quote o dell’azienda, tuttora sottoposta ad amministrazione giudiziaria.
Una precisazione che non cambia il quadro sostanziale
Al di là del dato tecnico, resta la sensazione diffusa che questo intervento non aggiunga né tolga nulla alla sostanza dei fatti. La procedura è nota, i passaggi sono definiti e il Tribunale si esprimerà nei tempi e nei modi previsti dalla norma. In mezzo, però, c’è una comunità che sta provando a ritrovarsi accanto ai propri colori, con la speranza di archiviare una stagione segnata non solo dalle vicende sportive, ma anche da una crisi più ampia che ha investito l’intera città, fino allo scioglimento del Consiglio comunale.
La città, la squadra e la voglia di ripartire
Il Calcio Foggia non è solo una società sportiva. È un pezzo di identità collettiva, un punto di riferimento emotivo che attraversa generazioni. In questo senso, la cautela istituzionale è doverosa, ma altrettanto comprensibile è il bisogno di lasciar respirare una città che sta tentando di fare tesoro degli errori del passato e di guardare avanti, senza rumore e senza inutili sovrapposizioni.
La documentazione arriverà, il Tribunale valuterà esclusivamente nel perimetro della legge, come è giusto che sia. Non c’è altro da aggiungere sul piano formale. Tutto il resto appartiene alla speranza e alla fiducia di una comunità che chiede solo di poter tornare a vivere il calcio come passione e non come ferita.
Il ruolo della Fondazione Capitanata per lo Sport
In questo percorso, viene rivendicato anche il contributo della Fondazione Capitanata per lo Sport, che sottolinea di aver avuto un ruolo decisivo nella trattativa. La Fondazione parla di un momento storico per la città e per i tifosi, ricordando l’attività di mediazione svolta tra le parti, il supporto professionale garantito e la perseveranza che avrebbe consentito di arrivare a un risultato ritenuto fondamentale per il futuro del Calcio Foggia.
Secondo la Fondazione, il lavoro svolto non si è limitato a un ruolo di raccordo, ma ha rappresentato un elemento centrale per favorire il dialogo e aprire un nuovo capitolo nella storia della società rossonera, in una fase in cui ogni passo richiede equilibrio, competenza e senso di responsabilità.
Tra audacia e responsabilità
Ora il tempo è quello dell’attesa, senza forzature e senza proclami. La fortuna, si dice, aiuta gli audaci, e c’è chi in questa vicenda ha dimostrato di esserlo. Alla città, alla squadra e ai tifosi resta l’augurio di poter finalmente voltare pagina, con la consapevolezza che il futuro del Foggia Calcio, come quello di Foggia stessa, passa dalla capacità di unire coraggio e rispetto delle regole.










