Per la prima volta nella storia recente della Regione Puglia, il presidente uscente partecipa alla proclamazione del suo successore e sceglie di svolgere nello stesso luogo anche il passaggio di consegne. È accaduto ieri nell’aula magna della Corte d’appello di Bari, dove Michele Emiliano ha salutato ufficialmente la guida della Regione lasciandola ad Antonio Decaro, ma senza congedarsi davvero dalla scena politica. A raccontare il significato e i retroscena della giornata è Repubblica Bari.
Una cerimonia diversa dal passato
Nel 2005 Raffaele Fitto non si presentò neppure al passaggio di consegne con Nichi Vendola, delegando per le formalità l’assessore Mario Carrieri. Dieci anni dopo, nel 2015, Vendola fu più istituzionale e accolse Michele Emiliano nello studio di presidenza sul lungomare di Bari. Ma mai, fino a ieri, il presidente uscente aveva preso parte alla proclamazione del nuovo governatore.
Emiliano non solo c’era, ma ha voluto che il passaggio di consegne avvenisse proprio in quell’aula che per lui ha un valore simbolico profondo. “Qui ho giurato sulla Costituzione, qui ho mosso i primi passi nella vita istituzionale”, ha detto rivolgendosi a Decaro, spiegando il senso di una scelta tutt’altro che casuale.
Il ritorno a casa e il nodo del futuro
Come ricostruisce la Repubblica Bari, per Emiliano quello di ieri è stato anche un ritorno alle origini: proprio da magistrato, in quella stessa Corte d’appello, aveva iniziato il suo percorso nelle istituzioni. Non a caso, all’indomani del voto regionale del 23 e 24 novembre, l’ex governatore ha chiesto di poter rientrare in magistratura qualora Decaro non dovesse nominarlo assessore esterno.
Il primo flash da presidente eletto, però, Decaro lo ha voluto fare accanto a lui. Un segnale politico che lascia aperti più scenari e che tiene viva l’ipotesi di un Emiliano ancora presente, seppur con un ruolo diverso, nella futura giunta regionale.
Un clima più disteso tra i due
I rapporti tra Emiliano e Decaro appaiono oggi decisamente più sereni rispetto a qualche mese fa. Dalla tregua sancita con l’abbraccio sotto il palco di Ubaldo Pagano al Palamartino, fino al gesto di unità nel comitato elettorale di corso Vittorio Emanuele dopo la vittoria, si è arrivati ieri a una stretta di mano formale ma carica di significato istituzionale.
Emiliano ha scelto un registro meno battagliero e più emotivo, già sperimentato nel discorso di saluto ai dipendenti regionali. Si è rivolto anche alla famiglia di Decaro, seduta in prima fila: “Tutto quello che hai fatto e farai sarà sostenuto da chi ti vuole bene. Servire la Repubblica è un onore grandissimo, ma il tempo che dedichiamo agli altri lo sottraiamo a chi ci sta accanto”.
Un addio che non è un addio
Con la controfirma del verbale sulle disponibilità di cassa da parte del capo di gabinetto Giuseppe Catalano e del segretario Roberto Venneri, si è chiusa formalmente l’era Emiliano, tra leggi promulgate, delibere e decreti presidenziali. Ma le parole dell’ex governatore lasciano intendere che non si tratta di un commiato definitivo.
“Ad Antonio il mio ringraziamento per tanti anni di lavoro comune e l’augurio di governare serenamente una Regione fatta di gente perbene”, ha detto Emiliano, ribadendo la disponibilità sua e del suo gruppo a sostenere il nuovo corso. Non è ancora tempo d’addii, e la possibilità di rivedere Emiliano in giunta resta uno dei nodi politici più delicati della fase che si apre.












