La mostra di dipinti che, sabato 27 prossimo (ore 19), aprirà i battenti al Seminario di Santa Chiara per presentare alcuni capolavori di quello che viene considerato il Barocco manfredoniano a ragione delle presenze notevoli e prestigiose di opere di pittori autorevoli della scuola napoletana, trasferitisi a Manfredonia fiorente crocevia di traffici di genti e di merci, attratti dal benessere che andava diffondendosi. Tra questi Bartolomeo Manfredi, Andrea Vaccaro, Nicolantonio Brudaglio hanno lasciato tracce significative riscoperte e allestite nella mostra dall’emblematico titolo “Sulle orme del Caravaggio, la lunga stagione del Barocco riscoperto a Manfredonia”.
Una piccola pattuglia, anche se altamente significativa, del patrimonio di opere barocche seicentesche colpevolmente nascoste o poco valorizzate, recuperate nelle chiese della città e del territorio. Manfredonia, pur avendo una storia artistica meno “celebrata” rispetto a centri come Napoli, conserva comunque esempi significativi di pittura sacra barocca e testimonianze della presenza di artisti napoletani nel territorio. L’iniziativa di allestire questa mostra dell’Amministrazione comunale, rappresenta una spinta importante verso la conoscenza e la fruizione pubblica del patrimonio artistico locale, troppo spesso nascosto negli edifici religiosi se non proprio dimenticato. Preda magari di vendite clandestine o di trafugamenti oscuri. Come è successo per due notevoli tele del ‘700 scomparsi dalla basilica di Santa Maria maggiore di Siponto, nel settembre del 1971.
“Le due tele di grandi dimensioni – riportavano i quotidiani La Gazzetta del Mezzogiorno e Il Mattino -, sono la pala dell’Annunciazione che misura cm. 150 per 110, di autore ignoto ma sicuramente risalente ad epoca tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700, e il polittico di cm 160 per 120 costituito da una parte centrale raffigurante i santi Felice, Giustino, Giusta, Florenzio, contornata da dodici scene rappresentanti alcuni miracoli attribuiti ai quattro santi”.
Ciascuna scena del polittico è dotata di didascalia, mentre l’intera opera è firmata “Joseph Catellano Neap. (Neapolitanus) P. (Pingebat)”. Del Castellano vi è una pala nella chiesa di San Francesco a Monte Sant’Angelo.
Il furto venne denunciato dal custode della basilica che trovò la serratura dell’unica porta di ingresso che non presentava forzature. In quei giorni la basilica era sottoposta a lavori di restauro e quelle due pale vennero rimosse dalle pareti della basilica e riposti in sacrestia. Da dove sono sparite. I carabinieri hanno avviato le opportune indagini che però non sono valse a ritracciare quadri e ladri.
Alla luce della sorte toccata alle due preziose pale, provvidenziale è risultata la decisione dell’arcivescovo del tempo, Valentino Vailati, di trasferire il sacro e prodigioso Tavolo della Madonna di Siponto nella cattedrale di Manfredonia ove ha trovato un appropriata sistemazione nella cappella che guarda la navata centrale. Cosa che è invece accaduta per il pari prezioso quadro della madonna di Pulsano sparito da quel complesso abbaziale garganico nei pressi di Monte Sant’Angelo e mai più ritrovata. Non si sa quante altre opere d’arte sono finite chissà dove senza che se ne ha nemmeno contezza della loro sparizione dal momento che manca una catalogazione e ancor peggio una loro conservazione.
Questa mostra che avrà un prologo alle 18 nell’attiguo auditorium “Vailati”, ha acceso i riflettori sul colpevole e irresponsabile oblio di amministratori comunali su una parte cospicua e emblematica della storia di Manfredonia che anche se non fu un grande centro artistico autonomo, come Napoli nel Seicento, è comunque storicamente inserita in un contesto culturale di scambi e responsabilità artistiche del meridione. La valorizzazione delle opere esposte e di altre in via di recupero, attestano un cambio di considerazione e di attivismo che fanno ben sperare che anche in questo settore si guarda fattivamente al futuro.











