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Home - Terra perforata: nuovi pozzi di gas e petrolio in Capitanata mentre cresce l’allarme ambientale

Terra perforata: nuovi pozzi di gas e petrolio in Capitanata mentre cresce l’allarme ambientale

Il report dell’Arci Maria Schinaia denuncia oltre mille chilometri quadrati interessati da ricerche, concessioni attive e siti da ripristinare. “Serve uno stop immediato alle trivellazioni per tutelare territorio e comunità”

Di Redazione
16 Novembre 2025
in Ambiente, Foggia
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La Capitanata rischia di diventare nuovamente un terreno di conquista per il fossile. È il grido d’allarme lanciato dall’Arci Maria Schinaia di Foggia, che denuncia l’avanzata silenziosa ma costante delle nuove ricerche di idrocarburi, destinate a segnare in profondità un territorio già provato da anni di pressioni ambientali. Dalle rinnovabili al gas, passando per il petrolio, la provincia di Foggia si ritrova oggi esposta a una moltiplicazione di progetti che potrebbero compromettere il paesaggio, l’agricoltura e la qualità della vita delle comunità locali. Un quadro che, secondo l’associazione, impone risposte politiche immediate.

Il nuovo boom fossile in Capitanata

Il Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e della Geotermia pubblicato nell’ottobre 2025 rivela un dato che sorprende perfino gli addetti ai lavori: la sola provincia di Foggia conta oggi oltre 1.140 chilometri quadrati interessati da attività di ricerca, estrazione o siti in attesa di ripristino minerario. Dopo lo stop al Pitesai, il Piano per la transizione energetica delle aree idonee, bloccato dal Tar del Lazio, è ripartita la corsa nazionale alle trivelle. Il Governo ha assegnato più di trenta nuove licenze tra terraferma e mare, dall’Adriatico allo Ionio, con l’obiettivo dichiarato di aumentare la produzione interna di gas e petrolio. Ma secondo l’Arci ciò significa allontanarsi dalle politiche climatiche e di tutela della salute, tornando a un modello energetico inverso rispetto agli impegni internazionali.

I progetti in provincia: un reticolo di pozzi da Deliceto a San Severo

Tre permessi di ricerca coprono già un’area complessiva di 202,10 km², interessando i territori di Deliceto, Rocchetta Sant’Antonio, Sant’Agata di Puglia, Alberona, Casalvecchio, Castelnuovo, Motta Montecorvino, Pietramontecorvino, San Severo, Torremaggiore e altri Comuni dell’Appennino Dauno. A questi si aggiungono cinque concessioni di coltivazione in terraferma per 171 km², tra cui quelle denominate Lucera, Tertiveri, Torrente Celone e Masseria Grottavecchia, gestite da società come Eni, Gas Plus Italiana, Energean e Canoel Italia.

L’elenco prosegue con sei concessioni cessate ma ancora in attesa di ripristino minerario, pari a 670 km²: da Candela a Masseria Acquasalsa, da Pecoraro a Sedìa d’Orlando. Un mosaico esteso che lascia trasparire l’intensità delle attività estrattive che hanno attraversato e continuano a segnare il territorio.

Il nodo dei sussidi e l’incoerenza del modello energetico

Durante la Cop 30, il Governo italiano ha aggiornato il Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi (SAD), che ammontano oggi a circa 25 miliardi. Per l’Arci si tratta di risorse che alimentano filiere inquinanti, alterano il mercato e rallentano la transizione verso modelli sostenibili. Emblematico – denuncia l’associazione – il caso dei pozzi con scarsa produttività che non pagano accise: “Se estrai poco, ti premio. Una distorsione che non ha senso e che scoraggia le alternative pulite”.

I rischi per il territorio: subsidenza, falde, paesaggio

Il presidente Tonino Soldo richiama l’attenzione sulle conseguenze che nuove perforazioni potrebbero avere sulla sicurezza ambientale: subsidenza e instabilità dei terreni, rischi per la falda acquifera, impatti visivi irreversibili, danni all’agricoltura e alla qualità dell’aria. Una traiettoria che contrasta con la vocazione naturale della Daunia, terra di produzioni agricole d’eccellenza e di paesaggi da tutelare.

Le richieste dell’Arci: stop alle trivelle e decarbonizzazione

L’associazione chiede agli enti locali di assumere una posizione chiara e netta. Le priorità indicate sono: lo stop immediato a nuove estrazioni in mare e a terra; l’eliminazione dei SAD; una legge che vieti l’uso dell’airgun per le prospezioni sismiche; un Piano energetico nazionale coerente con l’obiettivo della decarbonizzazione. “Servono coerenza e fatti concreti – sostiene Soldo – perché solo uscendo dalla dittatura delle fonti fossili si può tutelare davvero la salute dei cittadini e garantire un futuro sostenibile”.

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Tags: AmbienteArci Maria SchinaiacapitanataFoggiagas e petrolioidrocarburiPitesaisussidi ambientalmente dannositerritorio Dauniatonino soldotransizione energeticaTrivellazioni
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