Le intercettazioni ambientali effettuate all’interno della Casa Circondariale di Nuoro e i colloqui telefonici autorizzati del boss montanaro, Enzo Miucci, detenuto oggi a Sassari e già coinvolto in diversi procedimenti collegati alla criminalità organizzata, restituiscono un quadro ad alta rilevanza investigativa sui rapporti tra la “Società foggiana” e i clan mafiosi del Gargano.
Il materiale, agli atti del maxi fascicolo “Mari e Monti”, operazione contro il clan dei montanari Li Bergolis-Miucci, documenta non solo la percezione dei detenuti rispetto ai processi in corso e alle nuove collaborazioni, ma anche il modo in cui gli stessi commentano l’assetto criminale dell’intera provincia di Foggia.
Il colloquio di Enzo Miucci: “Mi hanno nominato in un processo”
Il 7 giugno 2022, durante una telefonata autorizzata, Enzo Miucci confida alla compagna di essere stato “nominato” in un processo riguardante un “ragazzo di Manfredonia”. A suo dire, si trattava del procedimento d’Appello nei confronti di Giovanni Caterino, imputato per il cosiddetto “Quadruplice omicidio” del 9 agosto 2017. In buona sostanza il basista della strage di San Marco poi condannato in via definitiva all’ergastolo, ritenuto vicino proprio ai montanari.
Miucci afferma di non conoscere direttamente i collaboratori di giustizia Patrizio Villani e Andrea Quitadamo, ma aggiunge di essere a conoscenza della recente collaborazione dello stesso Villani, con il quale aveva condiviso la detenzione proprio a Nuoro. Per questo invita la compagna a recarsi dall’avvocato per “capire bene” cosa stessero dichiarando i pentiti.
Nelle immagini acquisite dagli investigatori, Miucci appare mentre osserva la telecamera del reparto colloqui insieme a uno dei figli, indicando l’obiettivo e commentando: “Quelli ti guardano e ti sentono”. Il ragazzo reagisce mostrando il dito medio verso l’obiettivo e facendo una linguaccia. Poco dopo aggiunge, riferendosi alle forze dell’ordine: “Quelle sono persone cattive”. La madre lo rimprovera, ma il giovane ribatte con toni duri: “I carabinieri sono persone di m…”. Una scena che gli investigatori definiscono “di evidente ostilità e consapevolezza della sorveglianza”.

La cella monitorata di Nuoro: “Noi a destra e loro a sinistra”
Le intercettazioni registrate il 12 febbraio 2019 nella cella occupata da Patrizio Villani, Ciro Francavilla (oggi entrambi collaboratori di giustizia) e altri due uomini confermano l’interesse investigativo per i rapporti tra i gruppi criminali del Foggiano e quelli del promontorio garganico.
A sollecitare la conversazione è tale F.C. che chiede se la Società foggiana “comandi” anche sul Gargano. La risposta, netta, arriva da Francavilla: “Noi siamo compagni: noi a destra e loro a sinistra”, spiegando che tra le batterie foggiane e le famiglie garganiche non ci sarebbe subordinazione, ma parità di livello, con aree di influenza “ben definite”.
A questo punto Villani elenca le principali famiglie del Gargano: Alfieri, Li Bergolis, Tarantino, Ciavarella, Zimotti. Gruppi considerati capaci di “uccidere” per mantenere gli equilibri.
I detenuti parlano poi di una cava a San Marco in Lamis, dove sarebbero stati ritrovati cadaveri e mezzi e dove in passato sarebbero “spariti” uomini e cose: riferimento che conferma gli elementi già emersi nelle indagini sulla criminalità garganica e sui suoi metodi di eliminazione dei rivali.
Il discorso si chiude con un cenno ai sequestri che avevano colpito lo stesso Villani. L’uomo attribuisce tali misure alla collaborazione di un “pentito”, che però non viene identificato nel dialogo.
Uno spaccato crudo delle dinamiche criminali della provincia
L’insieme di intercettazioni telefoniche, ambientali e filmati restituisce un mosaico di informazioni utile agli investigatori per comprendere gli equilibri di potere, il peso delle collaborazioni, le paure dei detenuti e la struttura delle relazioni tra le varie organizzazioni criminali della Capitanata.
Da un lato le conversazioni di Miucci rivelano la preoccupazione per le deposizioni dei collaboratori; dall’altro, i dialoghi nella cella di Nuoro mostrano come i clan del Gargano e la Società foggiana si riconoscano reciprocamente ruoli definiti, senza sottomissione, ma con confini territoriali netti.
Un quadro che conferma ancora una volta la complessità della galassia mafiosa foggiana, articolata in gruppi autonomi ma capaci di dialogare, stringere alleanze e mantenere equilibri in un territorio segnato da una delle criminalità più violente d’Italia.













